Antics<small></small>
• Rock

Interpol Antics

2004 - Emi

12/11/2004 di Luca Meneghel

#Interpol#Rock

Un treno freddo mi stava riportando a casa dalla grigia Milano quando ho incontrato gli Interpol per la prima volta. Un organo spettrale ed una voce che sembrava venire dall’Ade: “We ain’t going to the town / we’re going to the city / gonna track this shit around / and make this place a heart / to be a part of”. Così comincia il viaggio che il gruppo newyorkese ha voluto regalarci con “Antics”, un viaggio sorprendente soprattutto per quelli che, come me, non avevano ancora ascoltato le note del loro esordio, quel “Turn On The Bright Lights” che aveva accontentato la critica ma, credevo, come uno dei tanti nuovi gruppi che ci stanno davvero stancando.
Una cosa è certa: gli Interpol sono diversi, molto diversi da qualsiasi altro gruppo. Sono diversi perché cantano il dolore e lo fanno in un modo sorprendente: dimenticate la Grande Mela degli Strokes e pensate al lato oscuro della metropoli, pensate ad una città grigia e fumosa ed avrete la perfetta scenografia sulla quale montare le canzoni di “Antics”.
L’inizio è spiazzante per la sua carica di suggestione, di mistero, di epicità: “Next Exit” ci porta dritti in un nuovo mondo fatto di voci grosse accompagnate da un sound di fondo pregno di tristezza e di solennità. “Evil”, secondo pezzo, allunga il distacco dalle tonalità gotiche e vira su un indie-rock perfetto, il cui ritmo rimanda ai Franz Ferdinand se non fosse per il testo, anche questa volta carico di tristezza e suggestione: una costante degli Interpol è quella di scrivere canzoni stupende non solo musicalmente, come accade nella maggior parte dei gruppi rock, ma anche testualmente; non solo vena rock, ma anche vena poetica.
La parte centrale del disco si mantiene su ottimi livelli compositivi all’interno del perimetro musicale segnato dal rock ‘n’ roll, con canzoni sempre cariche di personaggi, dolori e pianti sia quando i ritmi sono sostenuti (magnifica è “Not even jail”) sia quando si addolciscono, come in “Take you on a cruise”. Il finale è poi lasciato ad una grande canzone che riporta ai toni solenni dell’inizio, una canzone che chiude il disco dicendo “I want you to be there / when he gets to the end / have to find a way”, una strada che gli Interpol sembrano aver cercato per tutto il disco nei meandri delle loro e delle nostre anime.
Non stupitevi se questo lavoro vi porterà a piangere, a saltare, se vi darà la carica o vi deprimerà: ognuno reagisce a modo suo, l’unica certezza è che Paul Banks, con la sua incredibile voce, Daniel Kessler, con la sua chitarra, Carlos D, con il suo basso e le sue tastiere infernali e Samuel Fogarino, sempre impeccabile dietro alla sua batteria, non potranno lasciarvi indifferenti; “Antics” è un disco scritto per smuovere l’anima, nel bene e nel male.

Track List

  • NO EXIT|
  • EVIL|
  • NARC|
  • TAKE YOU ON A CRUISE|
  • SLOW HANDS|
  • NOT EVEN JAIL|
  • PUBLIC PERVERT|
  • C’MERE|
  • LENGHT OF LOVE|
  • A TIME TO BE SMALL