IAN SIEGAL & JIMBO MATHUS  WAYWARD SONS<small></small>
Americana − Roots − Blues

Ian Siegal Jimbo Mathus

IAN SIEGAL & JIMBO MATHUS WAYWARD SONS

2016 - NUGENE RECORDS / IRD
07/06/2016 - di
Questo il titolo: Wayward Sons.

Come dire di figli spostati, ribelli, fate voi e loro sono Jimbo Mathus e Ian Siegal. Ovvero, Dio li devia e poi li accoppia. Un lavoro concreto, senza tanti fronzoli, la cattura, istant live, di un concerto realizzato in Olanda due anni orsono. Testimonianza generata sul campo, una bella dichiarazione, acustic proud, della complicità e affinità artistica tra i due. Una serata strappata all’oblio per indicare la comune predisposizione a un racconto, outlaw.

Qualcosa si deve dire di Jimbo Mathus e Ian Siegal, a beneficio di chi poco conosce il primo e anche il secondo. Prenderli in disparte è forse un modo per arrivare al combo di Wayward Sons. Il tentativo di interpretarne l’intenzione.

Cominciamo da Jimbo Mathus, o se preferite James Mathis. Per parte di padre il figliolo di Jimmi Mathis e in linea matrilineare di Giannella Malvezzi. Nasce a Oxford Mississippi. E già qui, a intuito, tra spaghetti e cornamuse siamo sull’orlo di un’implicita condizione di spaesamento. A onor del vero il padre non veste gonnellini da un pezzo e Jeanella Malvezzi cucina gumbo in salsa creola senza rimpianti. In casa Mathis la musica non manca e neanche la confidenza acustica con molti strumenti. E’ il mandolino che attrae per primo il piccolo James. Nemesi, memoria oggettivata di cordofoni Sud europei che tanto hanno contribuito alla musica popolare americana. Il Mississippi State ci mette il ricciolo florentine.

Alla precoce passione per la musica James unisce quella outdoor per caccia e pesca. E’ curioso, inquieto. Studia filosofia presso la Mississippi University, si guadagna da vivere come marinaio, benzinaio. Gli piace muoversi da solo, in barca o con un pickup attrezzato a camper. E’ un irregolare ma non è un confuso. Scrive, suona, s’interessa a molte e diverse cose. Studia latino, da qui il suo Mathis, Mathus, Mathusalem. Teatro, poesia lo appassionano, scrivere è solo una conseguenza annunciata.

Negli anni ’80 comincia la sua avventura musicale e nel 2005 James Mathis si trasforma in Jimbo Mathus dopo prolungata metamorfosi (1). Lunga chioma leonina, stivaletti, monili, amuleti, cappelli, mojo workin’ il ragazzo si rappresenta così. Salta da una band all’altra, da un genere all’altro, da un progetto all’altro, dall’acustico all’elettrico, senza abbandonarsi a un’unica frequenza musicale.

Nato cresciuto in Mississippi è attratto dal blues delle origini, non potrebbe essere diversamente. La sua visione del Blues è aperta, la ritiene una musica fondamentale e tuttavia imbricata, inseparabilmente connessa alla ricchezza molteplice della musica popolare americana non un clichè museale. Wayward Sons è l’occasione in proposito, per ribadire il suo pensiero: «Blues is many kind of music, some people think is one kind but it’s many kind..» (2).

Ian Siegal viene dall’altra parte dell’oceano, da Portsmouth, Humpshire, UK. E’ un porto militare sulla Manica. Cittadina curiosa, quasi staccata dalla grande isola come scheggia abitata. Un luogo liminale, la metafora di una frontiera frapposta tra sindrome insulare e mare aperto. E’ facile perdersi e Ian Siegal abbandona presto gli studi per la musica. Il busking realizzato in mezza Europa è la sua gavetta. E’ sulla strada che pratica il suo buscar, il suo cercare. Come un bardo si cimenta con slide e resofoniche. Tanta tradizione, tanto blues e quel pò di coraggio per non uniformarsi. Pasti magri sono il viatico per un suono personale. Nel 2005 Meat & Potatoes, l’album prodotto dal valente chitarrista Matt Shofield lo posiziona saldamente nella scena blues nord europea. Il suo blues ha bisogno d’America e nel 2011 approda alla corte della famiglia Dickinson, dei North Mississippi All Stars e compagnia cantante.

Nel variegato pollaio Fat Possum Ian Siegal incontra Jimbo Mathus. Faccia da schiaffi il primo, folletto fluviale il secondo. E’ amore a prima vista. L’intesa sul repertorio è massima, voci e intenzione acustica si complementano. Ciò che Jimbo produce in elettrico con i Tri-State Coalition trova eco nella combinazione con Ian Siegal. Quest’ultimo consolida con Jimbo l’esperienza con i Mississippi Mudbloods di Alvin Youngblood.

Wayward Sons arriva come suggello alla storia recente dei due. Un progetto leggero e tuttavia, intenso, parallelo all’attività plurima di entrambi, significativo per intesa e respiro. Non è assolutamente facile essere convincenti con due chitarrine, armonica e kazoo in una qualsiasi friggitoria del Mississippi, neanche in un gradevole pub delle parti nostre. Soprattutto se hai deciso un percorso crossover senza indulgere a mitizzazioni di sorta ma guidato solo dal voler fare (perché di questo si tratta) buona musica. Qualcosa da raccontare, sapendo da dove arriva, consapevoli di dove può arrivare.

In the Garden, Too Much Water, Talkin’ Overseas Pirate Blues sono brani di un personale repertorio condiviso, segno di un reciproco rispetto. E poi tanta tradizione. Haevenly House boat Blues, Jesse James, Mary don’t Yoy Weep, Casey Jones, Ludella, Stack O’Lee, Good Night Irene, I’ll fly Away.

Un’operazione furba? Forse. Più propensi a credere che abbiamo bisogno come il pane di musica come questa, che si mangia e che riempie. Di voci, complicità, capacità d’intrattenere, di gioco, d’ironia, qualcosa che accomuna loro e lenisce noi. Chiedete a chi li ha ascoltati sulla Deltablues Cruise del Festival di Rovigo e se il packaging è scarno, chissenefrega, la dote è ricca.

 

(1) James Mathus & His Knockdown Society, James Mathus Knockdown Society, Jimbo Mathus, Jimbo Mathus and Friends, Jimbo Mathus and Tri-State Coalition.

(2) «Il blues è una musica fatta di molti blues, alcuni pensano che sia fatto di un solo tipo mentre sono molti i tipi di blues» (Mathus speech, traccia 12).

Track List

  • Introduction – Spoken word
  • In the gargen
  • Jimbo’s Alive– Spoken word
  • Heavely Housbouat Blues
  • Jesse James
  • Mary don’t you weep
  • The story of Casey Jones– Spoken word
  • Casey Jones
  • Crazy Old soldier
  • Tallahatchie
  • Old Earl
  • The blues– Spoken word
  • Ludella
  • Stack o’ Lee
  • What They call you? – Spoken word
  • Talkin’ overseas pirate Blues
  • Too Much Water
  • Good Night Irene
  • Milltown