Iacampo Preghiere contemporanee
2026 - Sound To Be - ADA
“Qui bene cantat bis orat” potrebbe essere il sottotitolo di questo progetto di Marco Iacampo; un lavoro che riparte dopo il percorso intrapreso con i precedenti Valetudo, Flores e Fructus. Preghiere contemporanee è il risultato di una spiritualità interiore che utilizza la metrica liturgica per sublimare la fede, sublimandola attraverso la semplicità concettuale.
Ed è proprio attraverso l'assenza di sovrastrutture stilistiche e la scelta di restituire un arrangiamento spogliato che l'autore svela la potenza del messaggio contenuto nelle sue canzoni.
Mondo parallelo è la canzone che apre il disco, e già dalle prime note si capisce che l'approccio all'esecuzione è assolutamente minimalista, seppure permeato da una cura sottile degli strumentisti. Così, via via si snodano brani ispirati (bellissima Quanto assomigliamo a Dio) che si incastrano nel solco della canzone d'autore, senza mai cadere nella banalità.
Curiosamente tornano alla mente certe ballate acustiche di Bruce Cockburn o di John Martyn: musicisti molto diversi tra loro, ma che sapevano cantare allo stesso tempo l'inquietudine urbana e l'immobilità rurale.
La corsa verso il mondo, per poi tornare a cercarsi dentro, è la misura di due canzoni come Anima piena e Il regno; perché forse il segreto stà tutto lì: per scrivere e cantare di amore bisogna misurarsi con l'immensamente grande e ritrovarne il senso nell'immensamente piccolo.
Gesù l'aveva detto sembra la somma di quello che c'è da raccontare, con buona pace di chi ci vuol far credere che la musica va consumata ed evacuata attraverso uno streaming.
Cantiamolo allora l'alleluja finale, insieme, laicamente; anche stonando, non importa. Che In tutti i miei guai siamo immersi anche noi.
Marco Iacampo è da scoprire davvero: lui e i bravi musicisti che lo hanno aiutato a realizzare Preghiere contemporanee.
Ed è proprio attraverso l'assenza di sovrastrutture stilistiche e la scelta di restituire un arrangiamento spogliato che l'autore svela la potenza del messaggio contenuto nelle sue canzoni.
Mondo parallelo è la canzone che apre il disco, e già dalle prime note si capisce che l'approccio all'esecuzione è assolutamente minimalista, seppure permeato da una cura sottile degli strumentisti. Così, via via si snodano brani ispirati (bellissima Quanto assomigliamo a Dio) che si incastrano nel solco della canzone d'autore, senza mai cadere nella banalità.
Curiosamente tornano alla mente certe ballate acustiche di Bruce Cockburn o di John Martyn: musicisti molto diversi tra loro, ma che sapevano cantare allo stesso tempo l'inquietudine urbana e l'immobilità rurale.
La corsa verso il mondo, per poi tornare a cercarsi dentro, è la misura di due canzoni come Anima piena e Il regno; perché forse il segreto stà tutto lì: per scrivere e cantare di amore bisogna misurarsi con l'immensamente grande e ritrovarne il senso nell'immensamente piccolo.
Gesù l'aveva detto sembra la somma di quello che c'è da raccontare, con buona pace di chi ci vuol far credere che la musica va consumata ed evacuata attraverso uno streaming.
Cantiamolo allora l'alleluja finale, insieme, laicamente; anche stonando, non importa. Che In tutti i miei guai siamo immersi anche noi.
Marco Iacampo è da scoprire davvero: lui e i bravi musicisti che lo hanno aiutato a realizzare Preghiere contemporanee.
