Venus in Leo<small></small>
Elettronica − Minimal − Ethereal

Htrk

Venus in Leo

2019 - Gosthly International
15/09/2019 - di
Il duo australiano HTRK (da pronunciare: “Hate Rock”) è nato come trio. L’ensemble fu fondato nel 2003 a Melbourne dal chitarrista Nigel Yang e dal bassista Sean Steward che, dopo aver sciolto i Portrait of Hugo Perez, avevano reclutato la cantante Jonnine Standisch per formare un nuovo gruppo. Insieme, i tre hanno prodotto l’EP Nostalgia (2004) e quindi il Long Playing Marry Me Tonight (2009), entrambi influenzati dall’estetica noise e post-punk dei Birthday Party di Nick Cave, il cui chitarrista Roland S. Howard era stato peraltro direttamente coinvolto nella realizzazione dell’opera seconda. La ricerca di un posizionamento strategico nella scena indie internazionale li aveva portati a trasferirsi prima a Berlino e poi a Londra, dove nel marzo del 2010, purtroppo, Sean Steward si era tolto la vita. Rientrati a Melbourne, i due membri superstiti si trovarono ad affrontare non solo lo shock emotivo che aveva fatto seguito al gesto estremo dell’amico, ma pure l’ardua decisione se proseguire o meno nel loro progetto musicale. Fino a quel momento, infatti, i brani degli HTRK si erano sviluppati a partire dalle essenziali linee di basso elaborate da Steward, il cui apporto ritmico ma pure melodico rappresentava in tutta evidenza il cuore del programma sonoro del trio australiano. La dipartita dell’ottimo bass player lasciava insomma presagire lo scioglimento di un gruppo che si stava meritoriamente guadagnando una circoscritta ma agguerrita fan base.

Forse non troppo sorprendentemente, invece, visto che le tracce di un nuovo disco erano state in parte già concepite e suonate quando il bassista era ancora in vita, l’anno successivo gli HTRK immettono sul mercato Work (Work, Work). Si tratta di un album dalle atmosfere sensuali e claustrofobiche che suona come il frutto di un improbabile matrimonio sonoro tra l’electronic proto-punk di Alan Vega e lo smooth soul di Sade Adu. Tornati in Australia, questa volta a Sidney, HTRK produce nel 2014 la prima prova nata dai talenti dei soli Yang e Standish: Psychic 9-5 Club. È questo un disco che rimanda alla svolta techno/art noise degli Everything But The Girl di Walking Wounded (1996) e che gioca nello stesso campionato dei Portishead. Minimalista e raffinato, esso rappresenta un ulteriore passo avanti nel processo di definizione di un suono riconoscibile, giovandosi nella produzione di artifizi quali il reverb e il delay ad accentuarne la languida carica ipnotica. 

Per ascoltare il seguito del riuscito Psychic 9-5 Club, l’opera che ha dato forma alla personale estetica del duo australiano, è stato necessario attendere ben cinque anni. Si può senz’altro affermare che ne è valso la pena: Venus in Leo, uscito il 30 agosto 2019, suona infatti come l’opera più matura finora divulgata dagli HTRK. Se permangono le atmosfere sensuali che a partire da Work (Work, Work) costituiscono il trademark del suono del duo, la freddezza e il nichilismo che pur rendevano affascinante quella sorta di angoscia erotica che pervadeva i solchi delle canzoni di Yang e Standisch fino a Psychic 9-5 Club compreso lasciano ora il posto ad un’anestetica malinconia che paralizza l’ascoltatore in uno stupore alcaloide. I suoni sono più soffici e maggior spazio viene dato a strumenti quali la chitarra acustica, che nei lavori precedenti venivano cannibalizzati dal pesante apporto dei sintetizzatori. La voce di Jonnine Standisch sembra possedere note più mature e conoscere una nuova espressività, si fa strumento tra gli strumenti e contribuisce ad accompagnare un ascoltatore desideroso di arrovellarsi nei propri tormenti allo stato di stolida stupefazione promesso fin dall’iniziale Into the Drama («Why do I seem to fall/I fall into it all»). Mentre Jonnine accetta di sprofondare nei suoi demoni («You got me dying» - Dying of Jealousy) o invoca il soccorso di Venere («Venus, don’t you make me wait too long» - Venus in Leo), Nigel ricama tessuti elettronici dall’ordito sofisticato, contraddistinti dal sovrapporsi di strati sonori che sembra provino quasi a divincolarsi dalle ritmiche meccaniche e stranianti. Un ottimo album, insomma, che nell’ambito dell’elettronica più creativa fa quest’anno il paio con la produzione di un altro duo eccellente, quello costituito dai messicani Lorelle Meets the Obsolete.

Track List

  • Into the Drama
  • Mentions
  • Venus in Leo
  • You Know How to Make Me Happy
  • Dream Symbol
  • Hit ‘Em Wit Da Hee
  • Dying of Jealously
  • New Year’s Day
  • New Year’s Eve