Correva l’anno millenovecentosettantotto e una strana figura si affacciava sulla scena rock italiana, rispondeva al nome di Fausto Rossi, ma il suo nome d’arte era faust’o; pochi artisti italiani hanno realizzato un capolavoro con il loro disco d’esordio, beh faust’o c’è riuscito, perché Suicidio è un capolavoro!!
Come definire altrimenti un disco che contiene nove brani uno più bello dell’altro; dove ognuno di questi è a suo modo sorprendente, coinvolgente, irriverente e causticamente esagerato sia a livello di testi che di musica( il vero glam non è forse esagerazione + intelligenza sul come esser esagerati??).
In Suicidio ci sono in nuce tutti i futuri lavori e svolte professionali di faust’o, c’è il pop suadente ma mai melenso di “Poco Zucchero” e di “J’accuse… amore mio” e la caustica disistima per il mondo circostante e rabbia mai contenuta dentro confini artificiali o “canonici” di “Exit”.
Ma, tornando al disco di cui sopra, qualcuno ha affermato che in esso i richiami a Bowie berlinese, agli Ultravox e ai Roxy Music sono eccessivi e troppo evidenti, io ritengo invece che, faust’o, partendo da queste coordinate stilistico-musicali, sia riuscito, per primo in Italia, a creare un sound glam del tutto originale, sicuramente personalissimo e d’immediato impatto per chiunque lo ascolti.
Come non restare ammaliati da una perla del calibro di “godi”, brano che scandaglia a fondo ogni intima inibizione sessuale dotato com’è di un testo che dire d’impatto sarebbe poco, ma anche “suicidio”, “il mio sesso” “bastardi” e “benvenuti tra i rifiuti” sono brani in cui in un modo magistrale le parole dei testi si fondono con una musica, che, partendo dal glam, diventa di volta in volta più intimista( è il caso dei primi due brani di cui sopra, in cui ci si interroga sul commettere “l’insano gesto finale” o si dialoga con un pene un pò dittatore e un pò amico, un pò vittima ed un pò carnefice dei destini sessuali di ognuno di noi) o più rockeggiante( “bastardi” e “benvenuti tra i rifiuti” devono avere per forza un tappeto sonoro più incisivo perché i loro testi sputano addosso a tutti i vari arricchiti, ipocriti e saccenti che pretendono di comandare le nostre vite).
“Suicidio”è,insieme a “exit” album del ’96, il vertice massimo toccato da quest’artista italiano, sconosciuto a molti “esperti” del settore e amato da una ristretta cerchia di fans che ancora oggi piangono lacrime amare per il ritiro dalle scene annunciato proprio da faust’o con “exit”.
Come definire altrimenti un disco che contiene nove brani uno più bello dell’altro; dove ognuno di questi è a suo modo sorprendente, coinvolgente, irriverente e causticamente esagerato sia a livello di testi che di musica( il vero glam non è forse esagerazione + intelligenza sul come esser esagerati??).
In Suicidio ci sono in nuce tutti i futuri lavori e svolte professionali di faust’o, c’è il pop suadente ma mai melenso di “Poco Zucchero” e di “J’accuse… amore mio” e la caustica disistima per il mondo circostante e rabbia mai contenuta dentro confini artificiali o “canonici” di “Exit”.
Ma, tornando al disco di cui sopra, qualcuno ha affermato che in esso i richiami a Bowie berlinese, agli Ultravox e ai Roxy Music sono eccessivi e troppo evidenti, io ritengo invece che, faust’o, partendo da queste coordinate stilistico-musicali, sia riuscito, per primo in Italia, a creare un sound glam del tutto originale, sicuramente personalissimo e d’immediato impatto per chiunque lo ascolti.
Come non restare ammaliati da una perla del calibro di “godi”, brano che scandaglia a fondo ogni intima inibizione sessuale dotato com’è di un testo che dire d’impatto sarebbe poco, ma anche “suicidio”, “il mio sesso” “bastardi” e “benvenuti tra i rifiuti” sono brani in cui in un modo magistrale le parole dei testi si fondono con una musica, che, partendo dal glam, diventa di volta in volta più intimista( è il caso dei primi due brani di cui sopra, in cui ci si interroga sul commettere “l’insano gesto finale” o si dialoga con un pene un pò dittatore e un pò amico, un pò vittima ed un pò carnefice dei destini sessuali di ognuno di noi) o più rockeggiante( “bastardi” e “benvenuti tra i rifiuti” devono avere per forza un tappeto sonoro più incisivo perché i loro testi sputano addosso a tutti i vari arricchiti, ipocriti e saccenti che pretendono di comandare le nostre vite).
“Suicidio”è,insieme a “exit” album del ’96, il vertice massimo toccato da quest’artista italiano, sconosciuto a molti “esperti” del settore e amato da una ristretta cerchia di fans che ancora oggi piangono lacrime amare per il ritiro dalle scene annunciato proprio da faust’o con “exit”.
