Davide Ambrogio Mater Nullius
2026 - Viavox
La musica popolare, a dispetto dell’imperante dominio etereo della cacofonia nazionale, continua ad avere potenzialità enormi, una formidabile versatilità e una capacità evocativa ineguagliabile. Necessita però di applicazione, di fantasia, di sapiente capacità di elaborazione e trasformazione, di curiosità, ricerca e studio.
Mater nullius, il secondo capitolo musicale di Davide Ambrogio, folletto del tamburo, è il risultato finale di laboriosità creativa, di attenta ricerca sul campo, della capacità geniale di saper filtrare l’anima di una ruralità magica e di saperla amalgamare alle potenzialità tecniche della contemporaneità, riuscendo magnificamente a restituire, a questi nostri tempi frenetici, scoloriti, monotoni, dimentichi e superficiali, un patrimonio emozionale straordinario che è parte integrante e indissolubile della cultura dell’intero Paese.
Dopo Evocazioni e invocazioni (2022), il sorprendente esordio rivelatore che ha meritatamente raccolto premi ed entusiasmi, Davide Ambrogio si è dedicato al recupero di atmosfere e stilemi tipici della Settimana Santa nel Meridione, senza subire il peso vincolante del ministero religioso ma adottandone con sagacia le atmosfere, ripercorrendo una personale Via Crucis in 14 brani che descrivono il dannoso scollamento tra uomo e natura, tra trasformazione tecnologica e rispetto dei tempi dati dal lento mutare dei cicli stagionali, tra consumo e accumulo instancabile e spirituale rispetto di valori e cose. Lo fa recuperando consuetudini campestri, miti locali e anche danze e rituali tradizionali arbëreshë, caratteristici della minoranza etnico linguistica albanese tra Calabria e Sicilia, ricreando un mondo animale, ritmico, misterico, carico di simbolismi notturni, di animismi e sacralità ancestrali mai davvero perdute, latenti nell’intimo e pronte a riesplodere al ritmo atemporale del tamburo. Fondamentale l’uso sapiente dell’elettronica che sposa e amplifica le atmosfere, a tratti frenetiche e altre volte ariose, i precipizi sonori e le altezze vocali, la tribalità e l’ipnosi ripetuta, l’urlo e la cantilena, la dolente singolarità vocale e la maestosa polifonia, la carnalità sanguigna e la necessaria ricerca del sacro. Belli i testi che vedono il cimento diretto dell’autore con il sapiente aiuto di Gianvincenzo Pugliese e di Anna Ida Cortese.
Come e più della precedente, è un’opera maestosa che merita attenzione e necessaria visibilità. Indiscutibilmente uno dei migliori album del 2025.
Mater nullius, il secondo capitolo musicale di Davide Ambrogio, folletto del tamburo, è il risultato finale di laboriosità creativa, di attenta ricerca sul campo, della capacità geniale di saper filtrare l’anima di una ruralità magica e di saperla amalgamare alle potenzialità tecniche della contemporaneità, riuscendo magnificamente a restituire, a questi nostri tempi frenetici, scoloriti, monotoni, dimentichi e superficiali, un patrimonio emozionale straordinario che è parte integrante e indissolubile della cultura dell’intero Paese.
Dopo Evocazioni e invocazioni (2022), il sorprendente esordio rivelatore che ha meritatamente raccolto premi ed entusiasmi, Davide Ambrogio si è dedicato al recupero di atmosfere e stilemi tipici della Settimana Santa nel Meridione, senza subire il peso vincolante del ministero religioso ma adottandone con sagacia le atmosfere, ripercorrendo una personale Via Crucis in 14 brani che descrivono il dannoso scollamento tra uomo e natura, tra trasformazione tecnologica e rispetto dei tempi dati dal lento mutare dei cicli stagionali, tra consumo e accumulo instancabile e spirituale rispetto di valori e cose. Lo fa recuperando consuetudini campestri, miti locali e anche danze e rituali tradizionali arbëreshë, caratteristici della minoranza etnico linguistica albanese tra Calabria e Sicilia, ricreando un mondo animale, ritmico, misterico, carico di simbolismi notturni, di animismi e sacralità ancestrali mai davvero perdute, latenti nell’intimo e pronte a riesplodere al ritmo atemporale del tamburo. Fondamentale l’uso sapiente dell’elettronica che sposa e amplifica le atmosfere, a tratti frenetiche e altre volte ariose, i precipizi sonori e le altezze vocali, la tribalità e l’ipnosi ripetuta, l’urlo e la cantilena, la dolente singolarità vocale e la maestosa polifonia, la carnalità sanguigna e la necessaria ricerca del sacro. Belli i testi che vedono il cimento diretto dell’autore con il sapiente aiuto di Gianvincenzo Pugliese e di Anna Ida Cortese.
Come e più della precedente, è un’opera maestosa che merita attenzione e necessaria visibilità. Indiscutibilmente uno dei migliori album del 2025.
