Come suona un ricordo? Ci sono diverse risposte per questa domanda: pensando a un momento più o meno felice, potrebbero tornarci in mente alcune melodie o brani che hanno accompagnato un periodo o una giornata specifica. Il fatto è che più o meno tutti noi leghiamo le canzoni a momenti specifici.
Coez, nel suo nuovo e attesissimo settimo album 1998, parte proprio da un anno per ricordarne le melodie che l’hanno caratterizzato, aprendo così un varco nei suoi ricordi; è un album importante, perché l’artista torna alle sue origini musicali e lo fa prendendo una precisa posizione: parte da un anno in cui la musica stava evolvendo e cambiando, originando nuovi stili, nuovi progetti musicali, che avrebbero poi influenzato e lasciato una chiara impronta nel nuovo millennio. Ma, ancora più importante, in questo album Coez torna alla sua identità, alla sua essenza e alla sua originalità: riprende in mano il suo progetto musicale originario scarnificandolo dagli eccessi e riportandolo alla semplicità della sua essenzialità.
Quello che emerge sin dal primo ascolto è l’individualità, o per meglio dire il senso di solitudine che pervade tutti i brani. Non si tratta di una solitudine non frustrata, bensì di un sentimento già in piena fase di maturazione, vista con nostalgia, alla luce anche dei ricordi in cui la realtà era sempre condivisa e affrontata con qualcuno al suo fianco (“Non dire “Meglio soli” che tanto non si può”, cit. da Non dire no). Questo permette all’artista di scrivere dei brani fortemente introspettivi, ma mai strettamente individuali; emerge sì la solitudine, ma mai circoscritta alla propria persona, diventando così un messaggio universale, evidenziando quello stile di scrittura che ha da sempre caratterizzato il cantautore: “una fusione di intimità e malinconia, con influenze pop e urban. […] La scrittura di Coez si distingue per la capacità di unire la quotidianità e il vissuto personale con immagini poetiche, capaci di catturare le contraddizioni dell’animo umano. […] L’artista racconta la malinconia, la solitudine e l’incertezza con cui ci si confronta, ma anche la voglia di riscatto che attraversa tutta la narrazione.” Di maturità e bilanci si parla anche in Qualcosa di grande, il brano che ha anticipato l’uscita dell’album e che, più che di un brano-ricordo, assume i contorni di una summa di ciò che è stato e di tutto quello che non ci sarà mai.
In questo disco i brani sembrano rincorrersi, creando un flusso continuo tra le singole canzoni: un costante dialogo che procede da traccia a traccia. È questo il caso di Estate 1998 e Inverno 1998, che descrivono due momenti cardine dello stesso anno, la progressione della vita nelle due stagioni principali dell’anno: se il primo è stato il punto d’ispirazione per la stesura dell’album, in cui Coez descrive i travolgenti anni dell’adolescenza, nella parentesi invernale continua questo discorso affrontandolo con la lucidità e la consapevolezza della maturità. 1998 è inoltre un album collettivo grazie alle produzioni che vedono nomi come quello di Davide Simonetta in Dentro al fumo, Riccardo Sinigallia in Non dire no o ancora okgiorgio su Mr Nobody e Senza te. Tra emozioni e malinconie, in 1998 si fa spazio anche un omaggio alla Capitale nel brano Roma di notte, scritto e cantato insieme a due cantautori che della città capitolina hanno fatto il loro manifesto, ovvero Franco 126 e Tommaso Paradiso. Il risultato è un racconto ironico e malinconico in cui la capitale, oltre a fare da sfondo alla canzone, diventa anche complice e testimone di rimorsi e ispirazioni.
Tra le ballad sentimentali e malinconiche come Mal di te e l’ironia e il disincanto di altre canzoni come Non dire no, Coez confeziona un disco che è nostalgico, ma incredibilmente universale e forte, in cui emozioni e sensazioni vissute sulla propria pelle riescono a farsi portavoce di sentimenti comuni.
Da novembre Coez sarà in tour nei palazzetti italiani per presentare l’album, iniziando il 12 novembre a Ancona e proseguendo poi il 14 novembre a Roma, il 20 novembre a Napoli, il 22 a Bari, il 29 a Torino, il 1 dicembre a Milano e il 6 a Firenze.
Coez, nel suo nuovo e attesissimo settimo album 1998, parte proprio da un anno per ricordarne le melodie che l’hanno caratterizzato, aprendo così un varco nei suoi ricordi; è un album importante, perché l’artista torna alle sue origini musicali e lo fa prendendo una precisa posizione: parte da un anno in cui la musica stava evolvendo e cambiando, originando nuovi stili, nuovi progetti musicali, che avrebbero poi influenzato e lasciato una chiara impronta nel nuovo millennio. Ma, ancora più importante, in questo album Coez torna alla sua identità, alla sua essenza e alla sua originalità: riprende in mano il suo progetto musicale originario scarnificandolo dagli eccessi e riportandolo alla semplicità della sua essenzialità.
Quello che emerge sin dal primo ascolto è l’individualità, o per meglio dire il senso di solitudine che pervade tutti i brani. Non si tratta di una solitudine non frustrata, bensì di un sentimento già in piena fase di maturazione, vista con nostalgia, alla luce anche dei ricordi in cui la realtà era sempre condivisa e affrontata con qualcuno al suo fianco (“Non dire “Meglio soli” che tanto non si può”, cit. da Non dire no). Questo permette all’artista di scrivere dei brani fortemente introspettivi, ma mai strettamente individuali; emerge sì la solitudine, ma mai circoscritta alla propria persona, diventando così un messaggio universale, evidenziando quello stile di scrittura che ha da sempre caratterizzato il cantautore: “una fusione di intimità e malinconia, con influenze pop e urban. […] La scrittura di Coez si distingue per la capacità di unire la quotidianità e il vissuto personale con immagini poetiche, capaci di catturare le contraddizioni dell’animo umano. […] L’artista racconta la malinconia, la solitudine e l’incertezza con cui ci si confronta, ma anche la voglia di riscatto che attraversa tutta la narrazione.” Di maturità e bilanci si parla anche in Qualcosa di grande, il brano che ha anticipato l’uscita dell’album e che, più che di un brano-ricordo, assume i contorni di una summa di ciò che è stato e di tutto quello che non ci sarà mai.
In questo disco i brani sembrano rincorrersi, creando un flusso continuo tra le singole canzoni: un costante dialogo che procede da traccia a traccia. È questo il caso di Estate 1998 e Inverno 1998, che descrivono due momenti cardine dello stesso anno, la progressione della vita nelle due stagioni principali dell’anno: se il primo è stato il punto d’ispirazione per la stesura dell’album, in cui Coez descrive i travolgenti anni dell’adolescenza, nella parentesi invernale continua questo discorso affrontandolo con la lucidità e la consapevolezza della maturità. 1998 è inoltre un album collettivo grazie alle produzioni che vedono nomi come quello di Davide Simonetta in Dentro al fumo, Riccardo Sinigallia in Non dire no o ancora okgiorgio su Mr Nobody e Senza te. Tra emozioni e malinconie, in 1998 si fa spazio anche un omaggio alla Capitale nel brano Roma di notte, scritto e cantato insieme a due cantautori che della città capitolina hanno fatto il loro manifesto, ovvero Franco 126 e Tommaso Paradiso. Il risultato è un racconto ironico e malinconico in cui la capitale, oltre a fare da sfondo alla canzone, diventa anche complice e testimone di rimorsi e ispirazioni.
Tra le ballad sentimentali e malinconiche come Mal di te e l’ironia e il disincanto di altre canzoni come Non dire no, Coez confeziona un disco che è nostalgico, ma incredibilmente universale e forte, in cui emozioni e sensazioni vissute sulla propria pelle riescono a farsi portavoce di sentimenti comuni.
Da novembre Coez sarà in tour nei palazzetti italiani per presentare l’album, iniziando il 12 novembre a Ancona e proseguendo poi il 14 novembre a Roma, il 20 novembre a Napoli, il 22 a Bari, il 29 a Torino, il 1 dicembre a Milano e il 6 a Firenze.
