Another day on earth<small></small>
• Pop, Lounge

Brian Eno Another day on earth

2005 - HANNIBAL / RYKODISC / I.R.D.

12/07/2005 di Christian Verzeletti

#Brian Eno #Pop #Lounge

La notizia è che Brian Eno è tornato con un disco di canzoni dopo non so quanti anni.
Ma la notizia è aleatoria almeno quanto la materia che costituisce le stesse canzoni.
Innanzitutto Eno è un musicista alieno, talmente atemporale, per cui non si può quantificare quanto “Another day on earth” sia distante o vicino a “Before and after science”: gli anni intercorsi sono tanti e pochi, soprattutto dal punto di vista di un musicista dotato di una visione così estesa.
E poi dire che “Another day on earth” è un disco di canzoni è perlomeno un eufemismo, perché qua la forma strofa-ritornello è decompressa, privata della sua forza gravitazionale e lasciata a volteggiare in una dimensione a sé, in cui non c’è distinzione fisica tra spazio e tempo, tra suoni e voci.
“Another day on earth” esula da categorie e generi per come sono intesi nel mondo discografico-musicale: è l’ultima tappa di un viaggiatore che in questo momento sarà già oltre e che non ha nemmeno più bisogno di documentare tutti i suoi spostamenti. Brian Eno è un viaggiatore dello spazio, che si teletrasporta in universi che stanno più avanti, proprio come certi personaggi di alcuni film di fantascienza: sia da solista che da produttore, la sua carriera è sempre stata un andare alla ricerca di altri mondi. Per questo la sua musica ha connotati e coordinate ambientali non riconducibili alle comuni mappe geografiche.
Va detto che non è questo il miglior lavoro di Eno e che non ci sono pezzi memorabili: non è un capolavoro innovativo e nemmeno uno dei tanti (troppi) dischi da avere. E difatti non è questo il punto perché, nel suo essere una raccolta di tracce, “Another day on earth” è una lezione di stile e di ricerca, di visione e di approccio per molti che ancora si ingegnano a lavorare sui suoni.
Ciò che Eno compie sulle canzoni e sugli arrangiamenti è un lavoro percettivo che ha già influenzato più di una generazione e ancora ne dovrebbe influenzare. Il suo ambient-pop è un organismo muto che, attraverso suoni e strumenti, diffonde una serie di frequenze minime, rivolte ai sensi: ascoltare questo disco è come assistere ad un’ecografia in cui il feto comunica con l’esterno attraverso il corpo materno.
Ci sono alcuni brani ancora in una forma embrionale, che avrebbero potuto diventare dei pezzi pop, ma che in questa condizione affascinano come una creatura rara: i beat, le tastiere e i cori creano un ambiente aleatorio, fatto di estrema sottigliezza, in cui ogni movimento è centellinato, rallentato come se fosse calato in un liquido.
Un po’ scienziato e un po’ sensitivo, un po’ viaggiatore e un po’ ingegnere, Eno ne va a toccare le zone più sensibili con gesti appena accennati, ripetuti fino a provocare delle reazioni fisiologiche, inconscie. Le suggestioni più toccanti vengono così da “And Then So Clear” e “Caught Between”, ovvero da quelle tracce che emanano una striscia di energia appena percettibile, come un pulviscolo di luce.
I brani poi si sciolgono l’uno nell’altro, sono parte di un’unica esperienza, di un unico viaggio, che fa di “Another day on earth” un disco di passaggio: ad ognuno definire verso dove.

Track List

  • This|
  • And Then So Clear|
  • A Long Way Down|
  • Going Unconscious|
  • Caught Between|
  • Passing Over|
  • How Many Worlds|
  • Bottomliners|
  • Just Another Day|
  • Under|
  • Bone Bomb