Andy Cohen, Eleanor Ellis, William Lee Ellis Whistlin` Past the Graveyard
2026 - Riverlark Music
#Andy Cohen, Eleanor Ellis, William Lee Ellis #Americana#Songwriting
Per gli appassionati di blues acustico delle origini e di Old Time Country Music, non c'è niente di meglio che immergersi in Whistlin' Past the Graveyard: tre talenti eccezionali, Andy Cohen, Eleanor Ellis e William Lee Ellis, ci accompagnano in un viaggio nel tempo attraverso il Delta, il Piedmont e le prime incisioni di questa musica negli anni '20 e '30, quando questi stili venivano scoperti, e i musicisti incidevano in improvvisati studi di registrazione, creati in stanze d’albergo, in città lontane dal grande giro dell’industria musicale. Brani che venivano poi inseriti nei cataloghi di vendita dei race records o della hillbilly music, a seconda che si trattasse di musica "per neri" o "per bianchi", agricoltori o montanari, del Sud degli Stati Uniti.
Il trio di musicisti ha inciso insieme per la prima volta nel 1993 l'album Preachin' In The Wilderness, per poi sciogliere il gruppo e perseguire carriere soliste; trentatré anni dopo, si riuniscono, per far risplendere ancora una volta la loro magia con un genere di musica acustica che non ha perso nulla del suo fascino antico, sincera e autentica. Ascoltandola, è facile immaginare alcune delle canzoni più vecchie, che risuonano da una vecchia radio a valvole o da un grammofono gracchiante.
Tutti e tre sono musicisti di fama nell’ambiente, con all’attivo molti dischi e collaborazioni importanti: Eleanor Ellis è una celebre maestra del country e del blues del Piedmont, una delle figure femminili più significative nel genere del blues acustico; William Lee Ellis è un affermato chitarrista di Americana e Blues, prende il nome dal suo padrino, il leggendario pioniere del bluegrass Bill Monroe. Suo padre, Tony Ellis, era infatti uno dei Blue Grass Boys di Monroe. Dopo aver conseguito un master in chitarra classica, Ellis ha conosciuto il gigante del blues del Piedmont, Reverend Gary Davis, e da lì è nato un percorso di studio e di ricerca sia sullo strumento che sulle fonti.
Andy Cohen, cresciuto nel revival folk degli anni '60, è un anello di congiunzione tra l'odierna generazione di revivalisti del blues e i leggendari bluesman del secolo scorso riscoperti dal folk revival come Big Bill Broonzy, Rev. Gary Davis e Honeyboy Edwards, solo per citarne alcuni, con cui da giovanissimo ha iniziato a suonare, e che lo hanno portato al suo attuale status di virtuoso chitarrista fingerstyle ed enciclopedia ambulante della musica folk-blues-roots. Una performance di Cohen comprende sia brani famosi, sia altri più oscuri, ma meravigliosi. Spesso, come anche nel disco, oltre alle chitarre acustiche a 6 e 12 corde, utilizza strumenti meno noti, come la mandola e la dolceola, una specie di cetra con una tastiera.
Il trio si alterna alla voce solista, il che conferisce alle tracce piccole differenze stilistiche, ma senza mai allontanarsi dall’omaggio generale dell’album alla musica americana tradizionale e d’inizio secolo scorso. Scorrere la lista degli autori dei ventun brani proposti è come iniziare un viaggio nel museo della musica: Blind Blake, Joseph Spence, Lemon Jefferson, Gene Autry, Charley Patton, Rev. Gary Davis, molti traditional, tra cui uno con testo del poeta scozzese Robert Burns, e brani anche più recenti, come South Nashville Blues di Steve Earle, e quelli scritti dai tre musicisti.
Whistlin’ Past the Graveyard è una raccolta che esplora la vasta tavolozza del passato musicale americano, un’immersione nella storia della musica statunitense, un lavoro che viene voglia di riascoltare più volte di seguito, sapendo che ogni volta scopriremo nuovi particolari.
Il trio di musicisti ha inciso insieme per la prima volta nel 1993 l'album Preachin' In The Wilderness, per poi sciogliere il gruppo e perseguire carriere soliste; trentatré anni dopo, si riuniscono, per far risplendere ancora una volta la loro magia con un genere di musica acustica che non ha perso nulla del suo fascino antico, sincera e autentica. Ascoltandola, è facile immaginare alcune delle canzoni più vecchie, che risuonano da una vecchia radio a valvole o da un grammofono gracchiante.
Tutti e tre sono musicisti di fama nell’ambiente, con all’attivo molti dischi e collaborazioni importanti: Eleanor Ellis è una celebre maestra del country e del blues del Piedmont, una delle figure femminili più significative nel genere del blues acustico; William Lee Ellis è un affermato chitarrista di Americana e Blues, prende il nome dal suo padrino, il leggendario pioniere del bluegrass Bill Monroe. Suo padre, Tony Ellis, era infatti uno dei Blue Grass Boys di Monroe. Dopo aver conseguito un master in chitarra classica, Ellis ha conosciuto il gigante del blues del Piedmont, Reverend Gary Davis, e da lì è nato un percorso di studio e di ricerca sia sullo strumento che sulle fonti.
Andy Cohen, cresciuto nel revival folk degli anni '60, è un anello di congiunzione tra l'odierna generazione di revivalisti del blues e i leggendari bluesman del secolo scorso riscoperti dal folk revival come Big Bill Broonzy, Rev. Gary Davis e Honeyboy Edwards, solo per citarne alcuni, con cui da giovanissimo ha iniziato a suonare, e che lo hanno portato al suo attuale status di virtuoso chitarrista fingerstyle ed enciclopedia ambulante della musica folk-blues-roots. Una performance di Cohen comprende sia brani famosi, sia altri più oscuri, ma meravigliosi. Spesso, come anche nel disco, oltre alle chitarre acustiche a 6 e 12 corde, utilizza strumenti meno noti, come la mandola e la dolceola, una specie di cetra con una tastiera.
Il trio si alterna alla voce solista, il che conferisce alle tracce piccole differenze stilistiche, ma senza mai allontanarsi dall’omaggio generale dell’album alla musica americana tradizionale e d’inizio secolo scorso. Scorrere la lista degli autori dei ventun brani proposti è come iniziare un viaggio nel museo della musica: Blind Blake, Joseph Spence, Lemon Jefferson, Gene Autry, Charley Patton, Rev. Gary Davis, molti traditional, tra cui uno con testo del poeta scozzese Robert Burns, e brani anche più recenti, come South Nashville Blues di Steve Earle, e quelli scritti dai tre musicisti.
Whistlin’ Past the Graveyard è una raccolta che esplora la vasta tavolozza del passato musicale americano, un’immersione nella storia della musica statunitense, un lavoro che viene voglia di riascoltare più volte di seguito, sapendo che ogni volta scopriremo nuovi particolari.