Anais Drago Releve Live
2025 - Habitable Records
Lavoro denso di slanci e di ispirazioni questo Relevé di Anais Drago, una delle migliori presenze nella musica improvvisata nazionale di questi tempi. Violinista biellese dal solido curriculum, sia di studi sia di lavori, Drago fu ospite in testata in occasione del suo Solitudo (2021) nel quale già si rilevava una sapiente e matura sintesi tra accademia, jazz, folk e progressive a favore di una proposta moderna che ricorreva al patrimonio per una profonda ricerca del suono.
In trio con Federico Calcagno (clarinetto e clarinetto basso) e Max Trabucco (batteria e percussioni) la violinista ripropone il paradigma di cui sopra, arricchendo l’offerta con uno spettro più ampio di voci strumentali.
Melodia e armonia non rivestono qui il ruolo principale. Si preferisce il ricorso a ostinati, alternati tra violino e legni, sui quali la musica si sviluppa in trame lineari, libere, a tratti minimaliste e comunque contenute come spettro sonoro, sfruttando al massimo le potenzialità di poche note riutilizzate in uno stream creativo corale e quasi modale.
Violino e clarinetto si alternano nei ruoli di sostegno e di narrazione, sfruttando la base ritmica di una drumming fluido che si presenta come l’elemento più vicino ad un’impressione generale di jazz.
Per il resto l’ascoltatore riceve un messaggio a tinte allargate, create da un confluire di stimoli differenti e quindi molto stimolanti, tra sperimentazione – folk – musica contemporanea e, alla lontana, qualche lacerto di rock. L’effetto è decisamente ammaliante per via delle imprevedibilità e delle ricchezze soniche che possono essere esemplificate dal brano Le Danze della Realtà. L’incipit originalissimo del violino, suonato con l’archetto a rimbalzo sulle corde, e del clarinetto a mo’ di bolero rallentato, attrae e crea aspettative. Schemi apparentemente razionali ma in realtà quasi sensuali e certamente vitali, grazie alla gradualità degli sviluppi logici ma non scontati, come ben testimoniato dai fraseggi di Calcagno e Drago che sublimano gli staccati iniziali in legati successivi con echi di danze orientali. Da sottolineare l’avvicendarsi tra corde e fiati, quasi impercettibile, suggerito e poi avvertito a posteriori come evoluzione del tutto naturale della trama.
Brano notevole sia dal punto di vista compositivo sia interpretativo, specie se si tiene conto dell’esecuzione realizzata dal vivo.
Altro momento da sottolinearsi, senza minimizzare il resto della scaletta, è Balkan Nugget, in cui la spinta balcanica appunto è evidente ma non retorica, in grado di trascinare ma anche di far riflettere, specie grazie ai momenti quasi “free” in polifonia tra violino e clarinetto.
L’organico in trio senza strumenti armonici porta il combo a un lavoro più complesso di quello che può apparire, affidando il risultato al gioco collettivo degli strumenti più che alla suddivisione dei ruoli.
Laddove il titolo voglia evocare slancio e spinta non si può negare che il risultato sia stato centrato in pieno, offrendo a chi ascolta un’esperienza decisamente radicata nei nostri tempi.
Disco assolutamente attuale, consigliatissimo senza alcuna esitazione.
In trio con Federico Calcagno (clarinetto e clarinetto basso) e Max Trabucco (batteria e percussioni) la violinista ripropone il paradigma di cui sopra, arricchendo l’offerta con uno spettro più ampio di voci strumentali.
Melodia e armonia non rivestono qui il ruolo principale. Si preferisce il ricorso a ostinati, alternati tra violino e legni, sui quali la musica si sviluppa in trame lineari, libere, a tratti minimaliste e comunque contenute come spettro sonoro, sfruttando al massimo le potenzialità di poche note riutilizzate in uno stream creativo corale e quasi modale.
Violino e clarinetto si alternano nei ruoli di sostegno e di narrazione, sfruttando la base ritmica di una drumming fluido che si presenta come l’elemento più vicino ad un’impressione generale di jazz.
Per il resto l’ascoltatore riceve un messaggio a tinte allargate, create da un confluire di stimoli differenti e quindi molto stimolanti, tra sperimentazione – folk – musica contemporanea e, alla lontana, qualche lacerto di rock. L’effetto è decisamente ammaliante per via delle imprevedibilità e delle ricchezze soniche che possono essere esemplificate dal brano Le Danze della Realtà. L’incipit originalissimo del violino, suonato con l’archetto a rimbalzo sulle corde, e del clarinetto a mo’ di bolero rallentato, attrae e crea aspettative. Schemi apparentemente razionali ma in realtà quasi sensuali e certamente vitali, grazie alla gradualità degli sviluppi logici ma non scontati, come ben testimoniato dai fraseggi di Calcagno e Drago che sublimano gli staccati iniziali in legati successivi con echi di danze orientali. Da sottolineare l’avvicendarsi tra corde e fiati, quasi impercettibile, suggerito e poi avvertito a posteriori come evoluzione del tutto naturale della trama.
Brano notevole sia dal punto di vista compositivo sia interpretativo, specie se si tiene conto dell’esecuzione realizzata dal vivo.
Altro momento da sottolinearsi, senza minimizzare il resto della scaletta, è Balkan Nugget, in cui la spinta balcanica appunto è evidente ma non retorica, in grado di trascinare ma anche di far riflettere, specie grazie ai momenti quasi “free” in polifonia tra violino e clarinetto.
L’organico in trio senza strumenti armonici porta il combo a un lavoro più complesso di quello che può apparire, affidando il risultato al gioco collettivo degli strumenti più che alla suddivisione dei ruoli.
Laddove il titolo voglia evocare slancio e spinta non si può negare che il risultato sia stato centrato in pieno, offrendo a chi ascolta un’esperienza decisamente radicata nei nostri tempi.
Disco assolutamente attuale, consigliatissimo senza alcuna esitazione.
