Alessio Bondì Sfardo
2015 - Malintenti Dischi / 800A Records
Alessio Bondì, per chi non lo conoscesse ancora, è un picciotto palermitano che farà sicuramente parlare di sé, un giovanissimo cantautore scarno e magnifico capace di ridare una nuova vita al “nostro” dialetto siciliano, facendo dimenticare l’orribile accento che ci danno nei film. Alessio con Sfardo (il suo primo album) ha fatto segreto dell’insegnamento della Balestreri e di Buttitta ed è riuscito a dare dignità a questa splendida lingua che nasce dal Mediterraneo, bistrattata, rinnegata e dimenticata che racchiude in sé il germe delle mille dominazioni che per secoli si sono alternate in Sicilia; Alessio la domina e ne fa una lingua nobile e foneticamente armonica, anche la sua musica è colma di contaminazioni spazia infatti dal folk ai ritmi latini, passando per il blues.
Sfardo si apre col singolo che l’ha anticipato: Di cu si, una filastrocca al galoppo, di una tenerezza infinita, una di quelle che solo le nonne sanno cantare o gli zii (come in questo caso) fatta di un ritmo semplice e capace di lasciarsi canticchiare dopo il primo ascolto, l’unica pecca? è troppo bella, al punto da sembrare troppo breve. E così nella fervida immaginazione di Alessio cantautore-bambino si alternano immagini ed eroi, il papà al fianco di Spiderman a proteggerlo dagli indiani a cavallo come nella migliore tradizione western. L’infanzia torna in Granni Granni, c’è ancora quel bambino che sceglie un posto dove nascondere le sue cose, i suoi averi, quella capanna che diventa dimora e scrigno ed allo stesso tempo raccoglie le paure e le insicurezze dell’Alessio adulto ma che sente ancora il bisogno di chiudersi in quell’angolo, in quel posto metafisico dove passato e presente si incontrano e si scontrano.
Si scorge la Sicilia e la sicilianità nella cronaca del corteggiamento lungo, ossessivo e sospirato di Wild Rosalia, solo ascoltando la febbrile ballata si ha la sensazione di passeggiare tra le vie di Palermo, quelle più “ritirate” dove la vita si vive in strada ed è una lotta continua. Le dita pizzicano velocemente le corde e ne viene fuori un brano dal sapore latino. Spaccato di una società senza regole né supervisore è Vucciria, un luogo incantato fatto di balate lisce, scivolose e “lippùsi”, regno di giovanotti ingellati fino alle caviglie soliti a sgommare col motorino (scene che solo al Sud si ha la fortuna di assistere) alla ricerca dell’amore al Garraffello, un sound fuori dagli schemi, un testo folle e visionario e la bellezza delle bravate dei giovani di quartiere: “’ca un c’è nuddu ca mi rici nienti”.
Accanto ai racconti di cronaca quasi nera e di vita vissuta si fanno largo le poesie, rigurgito di riflessioni e di passioni, come ad esempio In funn’o mari che risente dell’influenza di Buckleiana, malinconica e visionaria, intrisa di salsedine ed immersa nell’oscurità di un mare notturno. Chitarra, voce e armonica non serve altro a foggiare un capolavoro e Rimmillu ru’voti lo è. L’immaginazione di Alessio non ha confini e in Es mi mai un paniere diventa una mongolfiera, il nostro menestrello è riuscito nuovamente a fare centro. Sfardo il brano che da il nome all’album è una commovente supplica: “ti do il mio cuore, lo puoi calpestare”, in una visione barocca del dolore, viscerale e struggente. Iccati sangu è la risposta ai silenzi che riceve un giovane che vuole in qualche modo affermarsi, e quella che sembrava una ballata chitarra e voce si trasforma in un pezzo gioioso e giocoso con tanto di flauti di canna, ed in questa atmosfera festosa i desideri più violenti si palesano.
Lì dove tutto nasce finisce Sfardo, il mistero della vita e il desiderio di tornar bambino di nuotare nel ventre della madre in Un pisci intr’a to panza. In Siciliano “sfardàre” significa pure consumare, portare all’osso ed è quello che farò col disco di Alessio Bondì, il nostro cantautore/cantastorie non poteva fare di meglio, la sua opera prima è un vero e proprio gioiellino, sembra quasi ci sia sempre stata. Grazie Alessio!
Sfardo si apre col singolo che l’ha anticipato: Di cu si, una filastrocca al galoppo, di una tenerezza infinita, una di quelle che solo le nonne sanno cantare o gli zii (come in questo caso) fatta di un ritmo semplice e capace di lasciarsi canticchiare dopo il primo ascolto, l’unica pecca? è troppo bella, al punto da sembrare troppo breve. E così nella fervida immaginazione di Alessio cantautore-bambino si alternano immagini ed eroi, il papà al fianco di Spiderman a proteggerlo dagli indiani a cavallo come nella migliore tradizione western. L’infanzia torna in Granni Granni, c’è ancora quel bambino che sceglie un posto dove nascondere le sue cose, i suoi averi, quella capanna che diventa dimora e scrigno ed allo stesso tempo raccoglie le paure e le insicurezze dell’Alessio adulto ma che sente ancora il bisogno di chiudersi in quell’angolo, in quel posto metafisico dove passato e presente si incontrano e si scontrano.
Si scorge la Sicilia e la sicilianità nella cronaca del corteggiamento lungo, ossessivo e sospirato di Wild Rosalia, solo ascoltando la febbrile ballata si ha la sensazione di passeggiare tra le vie di Palermo, quelle più “ritirate” dove la vita si vive in strada ed è una lotta continua. Le dita pizzicano velocemente le corde e ne viene fuori un brano dal sapore latino. Spaccato di una società senza regole né supervisore è Vucciria, un luogo incantato fatto di balate lisce, scivolose e “lippùsi”, regno di giovanotti ingellati fino alle caviglie soliti a sgommare col motorino (scene che solo al Sud si ha la fortuna di assistere) alla ricerca dell’amore al Garraffello, un sound fuori dagli schemi, un testo folle e visionario e la bellezza delle bravate dei giovani di quartiere: “’ca un c’è nuddu ca mi rici nienti”.
Accanto ai racconti di cronaca quasi nera e di vita vissuta si fanno largo le poesie, rigurgito di riflessioni e di passioni, come ad esempio In funn’o mari che risente dell’influenza di Buckleiana, malinconica e visionaria, intrisa di salsedine ed immersa nell’oscurità di un mare notturno. Chitarra, voce e armonica non serve altro a foggiare un capolavoro e Rimmillu ru’voti lo è. L’immaginazione di Alessio non ha confini e in Es mi mai un paniere diventa una mongolfiera, il nostro menestrello è riuscito nuovamente a fare centro. Sfardo il brano che da il nome all’album è una commovente supplica: “ti do il mio cuore, lo puoi calpestare”, in una visione barocca del dolore, viscerale e struggente. Iccati sangu è la risposta ai silenzi che riceve un giovane che vuole in qualche modo affermarsi, e quella che sembrava una ballata chitarra e voce si trasforma in un pezzo gioioso e giocoso con tanto di flauti di canna, ed in questa atmosfera festosa i desideri più violenti si palesano.
Lì dove tutto nasce finisce Sfardo, il mistero della vita e il desiderio di tornar bambino di nuotare nel ventre della madre in Un pisci intr’a to panza. In Siciliano “sfardàre” significa pure consumare, portare all’osso ed è quello che farò col disco di Alessio Bondì, il nostro cantautore/cantastorie non poteva fare di meglio, la sua opera prima è un vero e proprio gioiellino, sembra quasi ci sia sempre stata. Grazie Alessio!