Santa isabel<small></small>
− Italiana, Cantautore

Acustimantico

Santa isabel

2004 - Autoprodotto
26/01/2005 - di
Degli Acustimantico si è parlato parecchio negli ultimi mesi, anche su illustri quotidiani a tiratura nazionale, che di solito arrivano a dedicare spazio ad un progetto musicale solo nel caso in cui questo sia già un “caso”.
In effetti, l’ensemble romano porta avanti una proposta abbastanza atipica nella canzone d’autore italiana: c’è sì una componente cantautorale legata al jazz e alla musica balcanica, come ormai siamo abituati, ma c’è soprattutto una lievità negli arrangiamenti e nel canto, che è piuttosto rara.
“Santa Isabel” esalta proprio questa dote liberando la capacità immaginaria e astratta delle canzoni: pur essendo autoprodotta, come le due precedenti, la raccolta rivela una cura e un’opera di levigatura maggiori, che le è valsa un premio al MEI 2004.
Gli slanci popolari e balcanici non sono più così presenti, ritornano solo in alcune tracce, a vantaggio di un raccoglimento più raffinato, di un ripiegarsi degli strumenti all’interno della canzone. Le canzoni si sono fatte meno ispide, anche meno popolari: la voce di Raffaella Misiti trova così il terreno adatto per il suo melodiare quasi solfeggiato e lo stesso vale per i testi di Danilo Selvaggi le cui metafore e allusioni si fanno ancora più vive e sottili.
Già il titolo rimanda ad un viaggio mai compiuto su un’isola nel Mar Dei Coralli, a dispetto di uno vero, vissuto nel periodo di formazione del disco su un’altra isola più vicina. Questa altalena tra immaginazione e realtà permea tutto il disco in ogni suo particolare, dalla scelta della confezione e del colore, ormai caratteristiche distintive degli Acustimantico, fino al più piccolo e sussurrato degli arrangiamenti.
Se da una parte, come raccontano gli stessi musicisti, “Santa Isabel” è la conclusione di un viaggio denominato “trilogia dei colori”, dall’altra potrebbe essere il punto di partenza per nuovi approdi ancora più inafferrabili: questo sembrano suggerire la progressione stessa dei colori di copertina (dal nero, al blu e infine al bianco) e la struttura narrativa che si fa sempre più ineffabile fino alla conclusiva “Distanza”.
Per ora è certo che il viaggio degli Acustimantico è arrivato a farsi più nobile, tanto nei riferimenti quanto nelle interpretazioni: la poesia diventa evidente ne “Le osterie” di Alda Merini e in “Pablo, Garcia e gli altri” che presenta una carrellata di artisti passionari. Le canzoni sono condotte per riduzione come fossero cartoline di poche righe spedite da qualcuno che non è mai partito: dalla ciaramella di “La strada verso casa” al toy-piano di “Coda di topo”, tutto è giocato su un equilibrio lieve e parsimonioso.
Il disco (s)vela un melodiare colto, che si rivolge al mare per guardare a sè stesso: così fa l’emblematica “Musica immaginaria”, capace di riflettere sull’estetica del gruppo e della canzone in genere e allo stesso tempo di muoversi come un ballo da mandare a memoria.
Quello degli Acustimantico è un dolce inganno: non si capisce mai se si tratti di musica leggera o da camera, di jazz o di cantautorato. È forse il segnale che il viaggio sta portando i suoi effetti. E che ad esso bisogna abbandonarsi.

Track List

  • La strada verso casa|
  • Musica immaginaria|
  • Emanuel Carnevali va in America|
  • Metà canzone|
  • Conseguenza di un nome|
  • Coda di topo|
  • La canzone dell’equilibrio|
  • Le osterie|
  • Pablo, Garcia e gli altri|
  • Santa Isabel|
  • Distanza