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MUSICULTURA 2009 - INTERVISTA

01/02/2009 di mescalina.it

Beppe Donadio al Musicultura Festival XX Edizione - intervista Chi è Beppe Donadio e come si è avvicinato alla musica? Ho studiato controvoglia il pianoforte classico fino a 14 anni, ascoltando i 45 giri senza copertina di Gianni Morandi e dei Beatles comperati dalla zia nel decennio precedente. Se mia zia non avesse colorato le copertine ai suoi tempi con i pennarelli, oggi varrebbero una fortuna. Poi il prof. Luigi, insegnante di storia e filosofia, mi ha portato insieme ad altri compagni ad un concerto semideserto degli Ultravox al Palatrussardi e, indipendentemente dagli Ultravox, mi sono innamorato della musica dal vivo, qualsiasi essa sia. La musica, in generale, ha radicalmente guidato la mia vita. Ho scoperto da solo tanta musica alternativa a quella di mia nonna, insegnante di pianoforte vecchio stampo, per la quale Puccini era musica seria e invece i pezzi di Bill Evans dei semplici “ballabili”. Amo tutto, dal jazz alla canzonetta, basta che ci sia una storia, e che questa tocchi il cuore o altri organi vitali, e possibilmente mi provochi un brivido o un lacrima. Come definiresti la tua identità musicale? Le mie canzoni nascono tutte al pianoforte. Non esiste la definizione in italiano, credo. Pianista, pianista-cantautore, o pianista-cantante. Pianista richiama immediatamente la musica classica. pianista-cantante invece, fa molto “intrattenimento-rinfresco-inaugurazione”. Dall'anglosassone Piano Man, letteralmente Uomo-Pianoforte, che ricorda più un Supereroe che una figura artistica. Sono sempre stato affascinato da quella ristretta cerchia di piano-men capaci di riempire una sala, un teatro, uno stadio, senza l'uso di multieffetti, distorsori, senza ammiccamenti o movimenti di bacino, semplicemente stando seduti al pianoforte, facendo leva sulla sola forza delle canzoni. Non necessariamente belli, non necessariamente dannati. “Tecnicamente” mi autoproduco artisticamente, sono autodistribuito, autopromozionato. Auto tutto. Ha ancora un ruolo il Cantautore nella musica di oggi? Io sono nato e cresciuto con i cantautori, con quelli italiani e quelli d'oltreoceano. Oggi si intitolano scuole ad alcuni di questi - cosa che fino a poco tempo fa era patrimonio di pochi poeti, letterati, o scienziati. Forse è arrivata, o sta arrivando, la consacrazione della canzone popolare come vero patrimonio culturale di questo secolo. Sono cresciuto con tanta musica leggera intelligente, italiana e straniera, dalla quale si imparava a suonare e anche a leggere e scrivere. Molti dischi mi hanno dato più stimoli de “I Promessi Sposi”. Non importa se sia colta o meno colta, se a sfondo sociale o non, in generale, è bello quando la canzone “serve a qualcosa”: non è importante se non cambierà il mondo il giorno dopo, è importante che qualcuno abbia ancora qualcosa da dire e da scrivere, e che lo si possa ascoltare senza troppa difficoltà. Fonte: www.musicultura.it (http://www.musicultura.it/archivio/persone/beppe-donadio/beppe-donadio-al-musicultura-festival-xx-edizione)