The Delines

The Delines

Bruxelles, Ancienne Belgique


31/10/2019 - di Marcello Matranga
La sala è quella piccola, al primo piano. Il che ti farebbe pensare che non ci sarà molta gente a vedere The Delines a Bruxelles. Ed invece, quando salgono sul palco The Calicos, il gruppo che apre la serata, la sala è piena zeppa, e spostarsi dalla posizione conquistata entrando per tempo, appare un’azzardo che si rischia di pagare finendo col ritrovarsi nelle retrovie. Ma andiamo con ordine partendo da The Calicos, band proveniente dalla vicina Anversa. Cosa suonino lo avevo scoperto in anticipo: Americana. O forse dovremmo dire antwerpicana?  Già perche i sei ragazzi hanno un background musicale che si pesca molto nella tradizione di gente Neil Young, Wilco, Eagles e Ryan Adams, ma anche Tom Petty & The Heartbreakers o Allah-Las. Molto amati in Belgio e Olanda, i ragazzi, Quinten Vermaelen (voce e chitarre), Aäron Koch (chitarre e pedalsteel, Sander Smeets (chitarre e tastiere), Arne Joosen (tastiere e rumori), Guido Op de Beeck (basso) e Maxime Vermaelen (batteria), hanno gusto ed una visione musicale di ottimo livello. Ed il riscontro è arrivato con la splendida e dilatata Runaway Kid che con le interessanti Our House e Driftwood, hanno saputo illuminare l’inizio della serata.  Il loro esordio adulto è atteso per il prossimo anno, per la MyWay Records, label con base a Gent, con un disco che potrebbe riservare molte piacevoli sorprese agli amanti del Rock. 

Il tempo di scambiarsi pareri favorevoli con amici conosciuti in loco, provenienti da Roma, che sale sul palco Willy Vlautin, seguito a  ruota dai componenti della band. Amy Boone sale sul palco per ultima. I segni del drammatico incidente subito sono evidenti, ma lei sembra volerli chiudere in un angolo, quasi volesse dimenticare. I suoni diventano rarefatti, quasi impalpabili. Le canzoni dei Delines lasciano intravedere sulla tavolozza schizzi di un’ America periferica, marginale. Storie minime di amori problematici, attraversate da una vaga sensazione di apparire stereotipate, con immagini di motel sperduti che appaiono come un’oasi su strade polverose, con insegne luminose ma solo in parte. Fondamentale la scrittura delle stesse, che in fondo rimanda a quanto esprimevano i mai dimenticati Richmond Fontaine, band poco nota ai più ma amata da molti, ovvero la band precedente fondata da Vlautin che già vedeva con lui Freddy Trujillo al  basso e quell’autentico gentleman che è  Sean Oldham dietro ai tamburi. A loro si aggiunse durante il tour del bellissimo disco Post To Wire la voce stupenda di Amy Boone, poi divenuta centrale nei Delines, e la magica tromba di Cory Gray, anche alle tastiere, talvolta lasciate alle mani della Boone.

Il concerto è riassume al meglio i due album della band, Colfax ed il più recente The Imperial, offrendo però anche una serie di canzoni tratte da singoli come l’iniziale Eight Floors Up, o l’affascinante A Room On the Tenth Floor, per finire con When Merlene was Marlene, tratta da un nuovissimo CD di Willy Vlautin, The Kill Switch, un racconto accompagnato dalla musica dei Delines. Magnifiche, a mio avviso, le performance della band offerte in pezzi come Colfax, Holly The Hustle, Eddie & Polly e Cheer up Charley. Alla fine del concerto Willy Vlautin si meraviglia della presenza di un quartetto di italiani, giunti apposta all’Ancienne Belgique per assistere allo show, restando a chiacchierare brevemente con noi prima di consegnarsi agli altri fans. 

Tra l’altro Willy sarà a Roma lunedì 11 novembre, a Giufà Libreria Caffè per dove, grazie a Jimenez Edizioni, il suo editore italiano, presenterà il nuovissimo libro The Free. Serata di alto livello visto che a condurla sarà Marco Denti. Serata da non perdere.

Fotografie di: Federico Matranga


Setlist:

Eight Floors Up

The Imperial

Lately I’ve Been Going Down

Waiting On The Blue

That Old Haunted Place

Holly the Hustle

Colfax

Hold Me Slow

Where are You Sonny?

A Room on the Tenth Floor

Eddie & Polly

I Always meant to come back

Cheer up Charley / Stateline

Let Be Us Again

Wait for Me

When Marlene was Marlene

He don’t burn for Me

 

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