live report
Giangilberto Monti Le Voci Ribelli di Giangilberto Monti presentate a Milano
di Stefania Fancellu
Concerto del 30/03/2026
Il 30 marzo, lo spazio de La Feltrinelli di Corso Genova a Milano si trasforma in un crocevia di rotte mediterranee. La presentazione di un disco è un viaggio a ritroso e in avanti nel tempo, guidato dalla voce di Giangilberto Monti e dalle domande puntuali di Enzo Gentile. L'atmosfera è quella delle occasioni di respiro, dove la memoria storica della città si mescola alla cronaca più urgente. Al centro di tutto c'è Voci Ribelli, un progetto che definire album è riduttivo: è un métissage culturale, nato tra i vicoli di Casablanca e i suoni di Milano, un ponte gettato tra il repertorio storico dello chansonnier e le sonorità maghrebine.
Il racconto di Monti parte da lontano, da quell'amicizia profonda con l’intellettuale algerino Mahi Tibaoui, che negli anni Novanta cercò rifugio in Marocco per sfuggire all’integralismo. È a lui che si deve l’anima di questo disco, un lavoro che vede otto storiche canzoni del cantautore milanese (alcune risalenti agli esordi del 1977) rinascere grazie agli arrangiamenti di musicisti maghrebini. Sul palco, accompagnato dalle percussioni di Paolo Rigotto e dalla chitarra elettrica di Heggy Vezzano, Monti dà voce a storie che sembrano non avere scadenza. C’è un velo di amarezza nei suoi appunti: cinquant’anni fa a Milano si discuteva animatamente di Beirut; oggi, paradossalmente, ci ritroviamo a parlare ancora di quelle macerie, con lo sguardo fisso sulla tragedia di Gaza. Le sue canzoni, scritte decenni fa, suonano ferocemente attuali. "Il problema Beirut c'è ancora" commenta l'artista, ribadendo che, in un mondo circondato da "mari di cemento", le uniche armi rimaste a un artista sono la poesia e la musica.
Il disco si apre con un omaggio allo sguardo dei giornalisti, quegli inviati speciali che raccontano luoghi straziati da rumori notturni che tolgono il sonno, posti dove il turista non mette piede. Ma c’è spazio anche per la Milano di sempre, quella periferia che dialoga con le banlieue parigine e i quartieri di Casablanca, in un moto perpetuo dove si torna a casa solo per ripartire. Tra un aneddoto e l’altro, non manca il piglio comico e ironico di Monti, specialmente quando ricorda i momenti in cui il cantautore sembrava essere sparito dai radar. Eppure, la sua voce è più presente che mai, specialmente nell’inedito Modì (scritto con Maurizio Meschia), dedicato ad Amedeo Modigliani. È la storia del pittore maledetto, lo stereotipo dell'artista che deve attendere la fine per essere finalmente compreso e celebrato.
La serata si chiude tra la polvere del Marocco e il cielo di Milano, lasciando al pubblico di Corso Genova la sensazione che queste Voci Ribelli siano, in fondo, le speranze di tutti noi.