THE
FRAMES
28 novembre 2006 - La Casa 139 (MI) Unica data italiana per i Frames, in tour per promuovere il loro sesto disco, "The cost", in uscita in questi giorni.
Poco conosciuta nel nostro paese, la band irlandese gode di un largo seguito in patria e a vederli live si capisce il perché: Glen Hansard e compagni suonano senza riserve, in modo spontaneo, con un approccio al rock che non rientra nella mentalità italiana, divertendo e divertendosi loro per primi sul palco.
Dal vivo la loro performance è bruciante, coinvolgente: è evidente che si tratta di musicisti cresciuti in strada e non è un caso che il leader della band sia noto per aver recitato la parte del chitarrista nei "Commitments" di Alan Parker.
L'inizio mette subito di fronte ai presenti un'alternanza tra parti melodiche e vigorose scosse rock, che è ormai il marchio di fabbrica dei Frames: prima una "Turbit", ripescata dall'Ep "I am the magic hand", poi la nuova "Rise" e soprattutto "Finally" picchiata all'impazzata costituiscono una botta sonora notevole.
Anche le ballate più romantiche come "What happens when the heart just stops" sono eseguite in crescendo fino a sanguinare in code strumentali che non nascondono slanci post-rock. A differenza di altre band i Frames hanno un suono moderno e scintillante, ma estremamente vigoroso, viscerale, e ne danno prova in una "God bless Mom" urlata a squarciagola con un finale distorto.
Fondamentale è il ruolo del violino rosso di Colm Mac Con Iomaire, pronto a tendere ogni brano, e il basso di Joe Doyle, suonato in modo vibrante, ma a stupire è la voce di Glen Hansard, sempre intonato, come capita di vedere di rado in un concerto rock. La sua presenza sul palco è determinante sia quando scherza (ricorda la visita a Verona del giorno prima per via delle tette della statua di Giulietta!) sia quando porta il timido pubblico milanese a lanciarsi in ripetuti sing along.
Dopo una "Revelate" suonata praticamente in medley con "Fake", arrivano l'elettroacustica "Sad songs" e "People get ready" che è già un anthem nei concerti della band: qua si fa sentire ancora l'autorità del cantante, che interrompe il pezzo per zittire i soliti idioti del bar e poi lo riprende in una versione soulful da brividi. Richiamato sul palco, Hansard si presenta da solo ed esegue "Leave" senza microfono a ridosso delle prime file; rientra quindi la band e tra mille richieste regala "Santa Maria" e una sognante "Star Star" conclusa a due voci con un inserto di "Hotellounge" dei dEUS.
Nonostante la durata non eccessiva, poco più di un'ora e un quarto di concerto, i Frames hanno offerto una performance da punto esclamativo. Che speriamo serva a far girare la voce tra gli appassionati italiani, perchè Hansard e soci meritano un pubblico ben più vasto.
SET LIST:
Turbit
Rise
Finally
What happens when the heart just stops
God bless Mom
Fallin' slowly
Song for someone
Revelate
Fake
Sad songs
People get ready
Leave
Santa Maria
Star star / Hotellounge
28 novembre 2006 - La Casa 139 (MI) Unica data italiana per i Frames, in tour per promuovere il loro sesto disco, "The cost", in uscita in questi giorni.
Poco conosciuta nel nostro paese, la band irlandese gode di un largo seguito in patria e a vederli live si capisce il perché: Glen Hansard e compagni suonano senza riserve, in modo spontaneo, con un approccio al rock che non rientra nella mentalità italiana, divertendo e divertendosi loro per primi sul palco.
Dal vivo la loro performance è bruciante, coinvolgente: è evidente che si tratta di musicisti cresciuti in strada e non è un caso che il leader della band sia noto per aver recitato la parte del chitarrista nei "Commitments" di Alan Parker.
L'inizio mette subito di fronte ai presenti un'alternanza tra parti melodiche e vigorose scosse rock, che è ormai il marchio di fabbrica dei Frames: prima una "Turbit", ripescata dall'Ep "I am the magic hand", poi la nuova "Rise" e soprattutto "Finally" picchiata all'impazzata costituiscono una botta sonora notevole.
Anche le ballate più romantiche come "What happens when the heart just stops" sono eseguite in crescendo fino a sanguinare in code strumentali che non nascondono slanci post-rock. A differenza di altre band i Frames hanno un suono moderno e scintillante, ma estremamente vigoroso, viscerale, e ne danno prova in una "God bless Mom" urlata a squarciagola con un finale distorto.
Fondamentale è il ruolo del violino rosso di Colm Mac Con Iomaire, pronto a tendere ogni brano, e il basso di Joe Doyle, suonato in modo vibrante, ma a stupire è la voce di Glen Hansard, sempre intonato, come capita di vedere di rado in un concerto rock. La sua presenza sul palco è determinante sia quando scherza (ricorda la visita a Verona del giorno prima per via delle tette della statua di Giulietta!) sia quando porta il timido pubblico milanese a lanciarsi in ripetuti sing along.
Dopo una "Revelate" suonata praticamente in medley con "Fake", arrivano l'elettroacustica "Sad songs" e "People get ready" che è già un anthem nei concerti della band: qua si fa sentire ancora l'autorità del cantante, che interrompe il pezzo per zittire i soliti idioti del bar e poi lo riprende in una versione soulful da brividi. Richiamato sul palco, Hansard si presenta da solo ed esegue "Leave" senza microfono a ridosso delle prime file; rientra quindi la band e tra mille richieste regala "Santa Maria" e una sognante "Star Star" conclusa a due voci con un inserto di "Hotellounge" dei dEUS.
Nonostante la durata non eccessiva, poco più di un'ora e un quarto di concerto, i Frames hanno offerto una performance da punto esclamativo. Che speriamo serva a far girare la voce tra gli appassionati italiani, perchè Hansard e soci meritano un pubblico ben più vasto.
SET LIST:
Turbit
Rise
Finally
What happens when the heart just stops
God bless Mom
Fallin' slowly
Song for someone
Revelate
Fake
Sad songs
People get ready
Leave
Santa Maria
Star star / Hotellounge