Vinicio Capossela

live report

Vinicio Capossela Milano / Blue Note

28/10/2021 di Laura Bianchi

#Vinicio Capossela#Italiana#Canzone d`autore

Quanto tempo, Vinicio Capossela; da quanto tempo non entravamo al Blue Note, tempio del jazz milanese, per respirare l'atmosfera del club, con i pro (guardarsi negli occhi, vedere e sentire bene, rilassarsi seduti comodi), e i contro (i rumori di piatti e stoviglie, i camerieri fin troppo solerti nel servire e riscuotere il conto, magari sul brano preferito, il parcheggio impossibile).

Ma soprattutto, quanto tempo è passato da quando uscì il tuo primo disco, quell' All'una e trentacinque circa che intercettava con precisione quasi telepatica gli umori, gli odori, i sogni e le cadute di una generazione di venti - trentenni cresciuti col mito dei beautiful losers, dalle parti di Fante, Waits, Bukowski, con il cinismo di Buscaglione e la poetica della provincia di Conte e Tondelli.

Trent'anni circa, un soffio: e ci ritroviamo con te, a guardarci negli occhi, e scoprire che, sì, siamo cambiati, ma nel profondo neanche poi tanto. 

Trent'anni, che sarebbero stati celebrati in quell'angosciante tremendo 2020, ma che hanno preferito attendere il circa, fedeli alla dea dell'imprecisione, patrona del jazz, in perenne bilico fra esattezza e improvvisazione. Così, eccoci qui, un anno dopo, per una due notti - quattro spettacoli, che, nel primo tempo, rievocano il pugno di canzoni che diedero origine al percorso artistico di un ragazzo che suonava al Pjazza a Bellaria-Igea Marina, e intanto si guardava intorno, teso a fermare i ritratti di un'epoca, che forse presentiva sul punto di perdersi per sempre.

Per l'occasione, ti ritroviamo con due dei compagni di allora, smalto intatto e bravura se possibile ancora maggiore: Antonio Marangolo al sax (e in qualche brano alla batteria e al piano) che arrangiò il pugno di brani, facendoli virare in una direzione jazz con deviazioni a Sud, e che stasera ricama in modo sublime le melodie, lanciandosi in assoli esaltanti o facendo da controcanto alla voce; e Enrico Lazzarini, che, anziché sfruttare la propria laurea in economia e commercio, splende di luce propria in un altro tipo di calcolo, compiendo il miracolo di fare girare a mille il motore di un quartetto d'eccezione.

A completare il quartetto, infatti, c'è anche quel Giancarlo Bianchetti, che affiancò il percorso da Il ballo di San Vito, ma che soprattutto porta nel gruppo la propria passione per la musica brasiliana, culminante, questa sera, in una quasi inedita La Francese (Joana Francesa), eccellente traduzione del brano di Chico Buarque, in cui i tocchi di chitarra accarezzano l'orecchio e scendono nel cuore.

E siamo tutti con te, Vinicio, sia noi, più o meno coetanei, che abbiamo vissuto con te le illusioni e le disillusioni di quell'epoca suadente e crudele, sia i più giovani, che forse ti conoscono per i capolavori sincretici, crogiolo di culture, o per la vulgata che ti vuole perennemente Pongo sbronzo; siamo qua, a un passo dal tuo Barrio, in una Milano che per una sera torna a essere tua, ad ascoltare col fiato sospeso e l'anima nuda la tua emozione nel riaprire quello scrigno di trentun anni fa circa, gioielli luminosi e appena velati da una nostalgia che non sa di rimpianti. E restiamo qua, nel secondo tempo, a ridere delle tue battute, a riflettere sui ricordi che tornano "strani e più vivi", come l'omaggio al mentore Tony Castellano (Abbi cura della grazia, della luce...stay awake, my friend), mentre la band dipinge un'improvvisazione be bop, che introduce un ultimo, struggente brano, non tuo, ma è come se lo fosse: "la segreta bellezza del più grande standard italiano", Estate. Pezzo definitivo, autunnale, reso con timbri sospesi e immensa sensibilità da musicisti in stato di grazia.

Stretti intorno a te, occhi negli occhi, finalmente. Quanto tempo. Quanta luce, e grazia. Per stanotte, fermati qua.

Il mio quartiere era così...così...che ne so io se era così, ma io lo ricordo così...e se una volta mi dissero che me n’ero andato.. dico, quando? però quando, se sempre sto tornando a casa, quartiere, città, e mai nessuno di voi è il mio quartiere, Barrio…così lo chiamerò, il posto dove mi sentirò uno di voi e le vostre voci lontane saranno musica per il mio cuore, dove avrò spalle su cui appoggiare le mani e orecchie a cui confessarmi…e anche le stelle sulla casa dei miei vecchi, trattenendomi come fossero mani amiche, mi direbbero "fermati qua…fermati qua…"

SETLIST

PRIMO TEMPO
Resta con me
Stanco e perduto
Quando ti scrivo
Suite delle quattro ruote
Lettura da In clandestinità
Scivola vai via
Pongo sbronzo
I vecchi amori
Una giornata senza pretese
All'una e trentacinque circa

SECONDO TEMPO 
La regina del Florida
La francese (Joana Francesa - Chico Buarque de Hollanda cover)
Tornando a casa
Lettura da Non si muore tutte le mattine

Estate (Bruno Martino cover)

BIS
All'una e trentacinque circa