live report
Manuel Agnelli, Rodrigo D’ Erasmo, Xabier Iriondo, Roma, Villa Ada Roma incontra il mondo
di Arianna Marsico
Concerto del 28/07/2015
#Manuel Agnelli, Rodrigo D’ Erasmo, Xabier Iriondo, #Italiana#Rock reading
Nella rilassante cornice del laghetto di Villa Ada un piccolo grande incanto si materializza. Dopo il Io so chi sono tour nei teatri, ecco che Manuel Agnelli, Xabier Iriondo e Rodrigo D’Erasmo propongono un esperimento che, senza la sezione ritmica, fonde letture, musica ed impegno civile in modo intimo e raccolto.
A Manuel l’esperienza del reading deve essere piaciuta: si inizia con Moloch di Allen Ginsberg, visione di una potenza devastante e quanto mai attuale. Ballata per la mia piccola iena è invece il primo assaggio di un concerto basato sul riarrangiamento, sul dare potenza e rendere l’oscurità senza il basso, senza la batteria, senza un’altra chitarra. Costruire per distruggere, con la tromba di Iriondo a dipingere atmosfere sulfuree comincia a dimostrare che l’esperimento sia riuscito, così come la meravigliosa Non è per sempre (la quale però si presta maggiormente a versioni più raccolte, per così dire, mentre per altri brani, come vedremo dopo, il risultato non era affatto scontato).
Arriva poi la prima parentesi in solitaria. Xabier si lancia in sonorizzazioni tormentate venate di industrial, che spianano la strada a Manuel alla tastiera. Dove rimane anche per Pelle, semplicemente da brividi. Paradossalmente in certi momenti la voce di Agnelli ricorda quella di Mark Lanegan, che l’ha cantata in Hai paura del buio? Reloaded and Remastered (2014). Si ritorna alla lettura, con Odio gli indifferenti, di Antonio Gramsci, accompagnata dal violino di Rodrigo suonato quasi come se si trattasse di percussioni.
Ed ecco il primo esempio totale di rielaborazione sonora: Male di miele, storica bomba atomica rock (assente non a caso, almeno a mio parere, nella data romana del tour teatrale) che riesce a spaccare cuore e cervello comunque, con Xabier e Manuel che si intendono a meraviglia ed il violino di Rodrigo a dare profondità. Una cover quasi parlata di State trooper dei Cowboy Junkie precede Strategie che da questa estate, dopo tanto tempo, si è ripresa il suo spazio in scaletta.
Il violino in solitaria emoziona prima dell’estratto di A life di John Dos Passos. Manuel, piacevolmente colpito dalla risposta dei presenti ad una proposta inusuale, ringrazia calorosamente tutti e poi imbraccia la chitarra. È Bianca, è magia che lambisce l’aria, è rugiada sulle ferite. Ci sono molti modi è un affondo nell’anima.
Ma ecco che si riprende la scena la regina dei finali (che qui in realtà chiuderà la parte del concerto prima dei due bis), Bye bye Bombay. Vibrante, dilaniata, prende dal ventre e scuote dentro. Renderla in tutta la sua potente interezza suonando in formazione ridotta è un piccolo miracolo che si avvera. E quasi religiosamente il pubblico la canta, estasiato.
Il primo bis si apre con la lettura di un estratto da Paolo Borsellino e l’agenda rossa, scritto da Salvatore, fratello del magistrato ucciso. Manuel prima di leggere si scusa perché il brano sarà lungo e ricorda che il 19 luglio, anniversario della strage di Via D’Amelio, è passato da poco. Il ritratto, sonorizzato da Xabier, che Salvatore fa dell’agghiacciante riproporsi nel quotidiano di quei momenti, delle “tenebre che coprono tutto” e dell’altrettanto agghiacciante connivenza con la mafia di certe istituzioni gela il sangue e raccoglie l’attenzione di tutti i presenti. Padania è un crescendo che porta alla catarsi di Quello che non c’è. “Perciò io maledico il modo in cui sono fatto” è un’affermazione che negli anni si è fatta incarnazione di insoddisfazioni e frustrazioni che trovano riscatto in tanto splendore sonoro.
Stavolta il concerto sembrerebbe davvero finito. Ma c’è ancora spazio per un ultimo rientro. Voglio una pelle splendida soave ed ironica, Manuel la lascia cantare quasi tutta al pubblico. E’ il suo regalo, il suo ringraziamento per il rispetto e l’affetto. Dopodiché Manuel, Rodrigo e Xabier si avvicinano, fanno un inchino e salutano sul serio.
A presto.
Setlist
Moloch (Allen Ginsberg)
Ballata per la mia piccola iena
Costruire per distruggere
Non è per sempre
Xabier da solo
Manuel da solo
Pelle
Odio gli indifferenti (Antonio Gramsci)
Male di miele
State trooper (Bruce Springsteen)
Strategie
Rodrigo da solo
A life (John Dos Passos)
Bianca
Ci sono molti modi
Bye bye Bombay
Encore
Paolo Borsellino e l’agenda rossa
Padania
Quello che non c’è
Secondo Encore
Voglio una pelle splendida
A Manuel l’esperienza del reading deve essere piaciuta: si inizia con Moloch di Allen Ginsberg, visione di una potenza devastante e quanto mai attuale. Ballata per la mia piccola iena è invece il primo assaggio di un concerto basato sul riarrangiamento, sul dare potenza e rendere l’oscurità senza il basso, senza la batteria, senza un’altra chitarra. Costruire per distruggere, con la tromba di Iriondo a dipingere atmosfere sulfuree comincia a dimostrare che l’esperimento sia riuscito, così come la meravigliosa Non è per sempre (la quale però si presta maggiormente a versioni più raccolte, per così dire, mentre per altri brani, come vedremo dopo, il risultato non era affatto scontato).
Arriva poi la prima parentesi in solitaria. Xabier si lancia in sonorizzazioni tormentate venate di industrial, che spianano la strada a Manuel alla tastiera. Dove rimane anche per Pelle, semplicemente da brividi. Paradossalmente in certi momenti la voce di Agnelli ricorda quella di Mark Lanegan, che l’ha cantata in Hai paura del buio? Reloaded and Remastered (2014). Si ritorna alla lettura, con Odio gli indifferenti, di Antonio Gramsci, accompagnata dal violino di Rodrigo suonato quasi come se si trattasse di percussioni.
Ed ecco il primo esempio totale di rielaborazione sonora: Male di miele, storica bomba atomica rock (assente non a caso, almeno a mio parere, nella data romana del tour teatrale) che riesce a spaccare cuore e cervello comunque, con Xabier e Manuel che si intendono a meraviglia ed il violino di Rodrigo a dare profondità. Una cover quasi parlata di State trooper dei Cowboy Junkie precede Strategie che da questa estate, dopo tanto tempo, si è ripresa il suo spazio in scaletta.
Il violino in solitaria emoziona prima dell’estratto di A life di John Dos Passos. Manuel, piacevolmente colpito dalla risposta dei presenti ad una proposta inusuale, ringrazia calorosamente tutti e poi imbraccia la chitarra. È Bianca, è magia che lambisce l’aria, è rugiada sulle ferite. Ci sono molti modi è un affondo nell’anima.
Ma ecco che si riprende la scena la regina dei finali (che qui in realtà chiuderà la parte del concerto prima dei due bis), Bye bye Bombay. Vibrante, dilaniata, prende dal ventre e scuote dentro. Renderla in tutta la sua potente interezza suonando in formazione ridotta è un piccolo miracolo che si avvera. E quasi religiosamente il pubblico la canta, estasiato.
Il primo bis si apre con la lettura di un estratto da Paolo Borsellino e l’agenda rossa, scritto da Salvatore, fratello del magistrato ucciso. Manuel prima di leggere si scusa perché il brano sarà lungo e ricorda che il 19 luglio, anniversario della strage di Via D’Amelio, è passato da poco. Il ritratto, sonorizzato da Xabier, che Salvatore fa dell’agghiacciante riproporsi nel quotidiano di quei momenti, delle “tenebre che coprono tutto” e dell’altrettanto agghiacciante connivenza con la mafia di certe istituzioni gela il sangue e raccoglie l’attenzione di tutti i presenti. Padania è un crescendo che porta alla catarsi di Quello che non c’è. “Perciò io maledico il modo in cui sono fatto” è un’affermazione che negli anni si è fatta incarnazione di insoddisfazioni e frustrazioni che trovano riscatto in tanto splendore sonoro.
Stavolta il concerto sembrerebbe davvero finito. Ma c’è ancora spazio per un ultimo rientro. Voglio una pelle splendida soave ed ironica, Manuel la lascia cantare quasi tutta al pubblico. E’ il suo regalo, il suo ringraziamento per il rispetto e l’affetto. Dopodiché Manuel, Rodrigo e Xabier si avvicinano, fanno un inchino e salutano sul serio.
A presto.
Setlist
Moloch (Allen Ginsberg)
Ballata per la mia piccola iena
Costruire per distruggere
Non è per sempre
Xabier da solo
Manuel da solo
Pelle
Odio gli indifferenti (Antonio Gramsci)
Male di miele
State trooper (Bruce Springsteen)
Strategie
Rodrigo da solo
A life (John Dos Passos)
Bianca
Ci sono molti modi
Bye bye Bombay
Encore
Paolo Borsellino e l’agenda rossa
Padania
Quello che non c’è
Secondo Encore
Voglio una pelle splendida