live report
Subsonica Il Club Tour 2025 dei Subsonica fa tappa all'Estragon Club di Bologna
di Elisa Valmori
Concerto del 27/03/2025
Subsonica: un toccasana per l’anima
Ogni live dei Subsonica è una grande festa: Samuel (voce), Boosta (tastiere e synth), Max Casacci (chitarra), Vicio (basso) e Ninja (batteria) non hanno bisogno di presentazioni, sono autenticamente felici di salire sul palco, e il loro “cazzutissimo pubblico” (come ci definirà poi Samuel) è altrettanto, evidentemente, felice di essere lì.
Il Club Tour 2025 è agli sgoccioli, e il gruppo torinese torna con palesato piacere all’Estragon Club di Bologna, poiché proprio nei club tutto è iniziato, per due serate (il 27 e 28 marzo) che hanno registrato il tutto esaurito.
L’anno prossimo i Subsonica matureranno 30 anni di onorata carriera, inanellati in dieci album in studio con estrema dignità, nel senso migliore del termine: cresciuti nell’ambiente alternativo dei centri sociali e dei Murazzi di Torino, hanno saputo giocare in maniera sapiente con le contaminazioni tra hip hop, rock, dance e trip hop, divenendo una delle band più famose e rappresentative del panorama italiano. Nonostante il vasto successo di pubblico e critica, sono sempre rimasti fedeli a loro stessi, e a un progetto che resiste con immutato entusiasmo, adattando i temi trattati nei loro brani più recenti alla maturità e all’esperienza acquisite, pur mantenendo la loro riconoscibilissima cifra stilistica (così come la voce di Samuel).
I Subsonica salgono sul palco dell’Estragon Club puntualissimi, capeggiati da un elegantissimo Samuel in abito nero. Il live si apre in maniera pacata con Eden (tratto dall’omonimo album, del 2011), già preannunciando il taglio più spiccatamente elettronico, da club, appunto, che assumerà lo spettacolo. Sì, perchè i Subsonica hanno una discografia talmente vasta da potersi permettere di dare una precisa e diversa identità a ogni loro tour.
Con la graffiante Pugno di sabbia (“…in un passato che non passa mai”..), poi con la tribale Africa su Marte, in cui spicca l’alchimista dei suoni Boosta, e infine con la rabbiosa Nessuna colpa, dedicata a donne e uomini che impiegano la loro esistenza a salvare vite in mare, introducono Realtà Aumentata (2024), l’ultima fatica in studio della band, che dal punto di vista dei contenuti racconta un quadro piuttosto critico della situazione odierna, dai conflitti bellici al fenomeno migratorio, all'ossessione dei social, prendendo nettamente le distanze anche da un certo modo di fare politica.
A ogni ascolto è possibile cogliere la complessità compositiva dei brani del quintetto piemontese, che veicola il messaggio di cui si fa portatore in maniera naturale e immediata: penso al basso di Nessuna colpa, talmente incalzante da rimandare alle drammatiche azioni di salvataggio in mare, su cui si staglia la chitarra dissonante di Casacci a ricordarne la concitazione.
Con un salto indietro di più di 20 anni, i Subsonica si tuffano nel loro album di maggiore successo, Microchip emozionale (2000), di cui eseguono l’inno Colpo di pistola (brano a me particolarmente caro), per poi passare ad Albascura, tratta dal successivo album Amorematico (2002); anche in questo caso, è apprezzabile la fine composizione della sezione ritmica, una delle più riconoscibili del panorama italiano, con la chirurgica batteria di Ninja che accoglie il raffinato groove di Vicio con abile compattezza, insistendo sulle parole intonate da Samuel: “Solo una cosa so di sicuro, vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro”.
Dopo una breve pausa per accogliere un meritatissimo momento celebrativo di Boosta, che preannuncia grandi sorprese per il prossimo anno, il trentesimo della band, ci si immerge nel cuore del live, con un mix di pezzi dalla componente spiccatamente elettronica e danzereccia, come piace a loro: La glaciazione (da Eden, 2011), Disco Labirinto (da Microchip Emozionale, 2000), con palco illuminato a giorno e Ninja che si concede piccole variazioni sul tema, e Nuova ossessione, eseguita dal vivo in una versione più minimale, ma con un basso in ottave capace di smuovere anche i caratteri più timidi.
Dopo un altro grande classico, Nuvole rapide (che apre l’album Amorematico del 2002) con l’epico incipit di synth di Boosta, con L’ultima risposta (dall’album L’eclissi del 2007, il quinto album in studio del gruppo), Samuel ci richiama all’ordine con i suoi immancabili “su le mani” e “salta”, e all’Estragon la temperatura sale vertiginosamente per esplodere con Up Patriots to arms, registrata in collaborazione con lo stesso Franco Battiato e contenuto nella Deluxe Edition di Eden (2011).
I Subsonica sono maestri del live, e ne sanno gestire con sapienza la sequenza di vuoti e pieni: dopo una sezione letteralmente infuocata, l’atmosfera si placa prima con I cerchi degli alberi (da Una nave in una foresta, 2014), e subito dopo con Missili e droni, tratto anch’esso da Realtà Aumentata del 2024 ed eseguito con intensità emotiva e sonora che cresce sempre di più con l’entrata dei soli piatti della batteria, su cui le dissonanze armoniche rimandano al dramma delle morti a Gaza. Per non dimenticare, nemmeno in un momento di festa, il messaggio sociale di cui si fanno portatori, Max Casacci ci esorta alla disobbedienza rispetto alla retorica populista del panorama politico odierno, e dal pubblico si leva un sentito applauso.
A stemperare l’emozione e il condiviso dissenso di cui Casacci si fa portatore, intervengono le piene sonorità degli anni 2000 con il brano Depre (su cui Samuel intona un riuscitissimo mash up con Body Movin dei Beastie Boys), con cui il pubblico non può esentarsi dall’ancheggiare con le mani al vento, e poi con Aurora sogna, con il basso che pompa in maniera crescente fino al finale esplosivo che raddoppia il beat per poi liberarci da ogni sovrastruttura con Liberi tutti.
Con un tripudio di “Bastardi” è poi il momento di Benzina Ogoshi (Eden, 2011), brano tremendamente ironico con cui la band riuscì ad azzerare le aspettative degli ascoltatori sull’album da cui è tratto. Non saranno riusciti a bissare il successo di Microchip Emozionale, ma sono riusciti a farci sentire a casa, e viceversa.
Vorrei che questo live non finisse mai, ma è giunto il momento dei ringraziamenti, che i Subsonica non fanno mai mancare a chi lavora per loro dietro le quinte: i tecnici, il fonico e tutti coloro che rendono possibile lo spettacolo.
Il concerto si avvia così, ahimè, al gran finale, in cui non è previsto un bis: Tutti i miei sbagli viene intonata integralmente in coro dal pubblico, Strade (entrambe tratte da Microchip Emozionale, 2000) e infine, con un colpo da maestro, Preso blu (tratto dal loro primo album, omonimo, Subsonica, del 1997) a chiudere il cerchio ritornando alle atmosfere iniziali, al contempo mandando un ultimo, importante, messaggio sul tema del pregiudizio e della discriminazione.
Il live si chiude con le presentazioni, in cui Samuel viene definito da Boosta come “l’unico cantante che non è mai stato colto in fallo”, e con l’inchino finale, accolto da un applauso che racchiude tutta la stima e l’affetto del pubblico per la band. Le luci si accendono, come a dirci che i Subsonica hanno già dato tutto, senza risparmiarsi, e se ne vanno accompagnati da Movin’ On Up dei Primal Scream.
Un personale e spassionato consiglio: andate a vedere dal vivo i Subsonica, se ne avete l’occasione, anche se li avete già visti innumerevoli volte. Perchè fanno dannatamente bene al cuore e alla mente.
Ogni live dei Subsonica è una grande festa: Samuel (voce), Boosta (tastiere e synth), Max Casacci (chitarra), Vicio (basso) e Ninja (batteria) non hanno bisogno di presentazioni, sono autenticamente felici di salire sul palco, e il loro “cazzutissimo pubblico” (come ci definirà poi Samuel) è altrettanto, evidentemente, felice di essere lì.
Il Club Tour 2025 è agli sgoccioli, e il gruppo torinese torna con palesato piacere all’Estragon Club di Bologna, poiché proprio nei club tutto è iniziato, per due serate (il 27 e 28 marzo) che hanno registrato il tutto esaurito.
L’anno prossimo i Subsonica matureranno 30 anni di onorata carriera, inanellati in dieci album in studio con estrema dignità, nel senso migliore del termine: cresciuti nell’ambiente alternativo dei centri sociali e dei Murazzi di Torino, hanno saputo giocare in maniera sapiente con le contaminazioni tra hip hop, rock, dance e trip hop, divenendo una delle band più famose e rappresentative del panorama italiano. Nonostante il vasto successo di pubblico e critica, sono sempre rimasti fedeli a loro stessi, e a un progetto che resiste con immutato entusiasmo, adattando i temi trattati nei loro brani più recenti alla maturità e all’esperienza acquisite, pur mantenendo la loro riconoscibilissima cifra stilistica (così come la voce di Samuel).
I Subsonica salgono sul palco dell’Estragon Club puntualissimi, capeggiati da un elegantissimo Samuel in abito nero. Il live si apre in maniera pacata con Eden (tratto dall’omonimo album, del 2011), già preannunciando il taglio più spiccatamente elettronico, da club, appunto, che assumerà lo spettacolo. Sì, perchè i Subsonica hanno una discografia talmente vasta da potersi permettere di dare una precisa e diversa identità a ogni loro tour.
Con la graffiante Pugno di sabbia (“…in un passato che non passa mai”..), poi con la tribale Africa su Marte, in cui spicca l’alchimista dei suoni Boosta, e infine con la rabbiosa Nessuna colpa, dedicata a donne e uomini che impiegano la loro esistenza a salvare vite in mare, introducono Realtà Aumentata (2024), l’ultima fatica in studio della band, che dal punto di vista dei contenuti racconta un quadro piuttosto critico della situazione odierna, dai conflitti bellici al fenomeno migratorio, all'ossessione dei social, prendendo nettamente le distanze anche da un certo modo di fare politica.
A ogni ascolto è possibile cogliere la complessità compositiva dei brani del quintetto piemontese, che veicola il messaggio di cui si fa portatore in maniera naturale e immediata: penso al basso di Nessuna colpa, talmente incalzante da rimandare alle drammatiche azioni di salvataggio in mare, su cui si staglia la chitarra dissonante di Casacci a ricordarne la concitazione.
Con un salto indietro di più di 20 anni, i Subsonica si tuffano nel loro album di maggiore successo, Microchip emozionale (2000), di cui eseguono l’inno Colpo di pistola (brano a me particolarmente caro), per poi passare ad Albascura, tratta dal successivo album Amorematico (2002); anche in questo caso, è apprezzabile la fine composizione della sezione ritmica, una delle più riconoscibili del panorama italiano, con la chirurgica batteria di Ninja che accoglie il raffinato groove di Vicio con abile compattezza, insistendo sulle parole intonate da Samuel: “Solo una cosa so di sicuro, vorrei raschiare tutto il mio dolore contro questo muro”.
Dopo una breve pausa per accogliere un meritatissimo momento celebrativo di Boosta, che preannuncia grandi sorprese per il prossimo anno, il trentesimo della band, ci si immerge nel cuore del live, con un mix di pezzi dalla componente spiccatamente elettronica e danzereccia, come piace a loro: La glaciazione (da Eden, 2011), Disco Labirinto (da Microchip Emozionale, 2000), con palco illuminato a giorno e Ninja che si concede piccole variazioni sul tema, e Nuova ossessione, eseguita dal vivo in una versione più minimale, ma con un basso in ottave capace di smuovere anche i caratteri più timidi.
Dopo un altro grande classico, Nuvole rapide (che apre l’album Amorematico del 2002) con l’epico incipit di synth di Boosta, con L’ultima risposta (dall’album L’eclissi del 2007, il quinto album in studio del gruppo), Samuel ci richiama all’ordine con i suoi immancabili “su le mani” e “salta”, e all’Estragon la temperatura sale vertiginosamente per esplodere con Up Patriots to arms, registrata in collaborazione con lo stesso Franco Battiato e contenuto nella Deluxe Edition di Eden (2011).
I Subsonica sono maestri del live, e ne sanno gestire con sapienza la sequenza di vuoti e pieni: dopo una sezione letteralmente infuocata, l’atmosfera si placa prima con I cerchi degli alberi (da Una nave in una foresta, 2014), e subito dopo con Missili e droni, tratto anch’esso da Realtà Aumentata del 2024 ed eseguito con intensità emotiva e sonora che cresce sempre di più con l’entrata dei soli piatti della batteria, su cui le dissonanze armoniche rimandano al dramma delle morti a Gaza. Per non dimenticare, nemmeno in un momento di festa, il messaggio sociale di cui si fanno portatori, Max Casacci ci esorta alla disobbedienza rispetto alla retorica populista del panorama politico odierno, e dal pubblico si leva un sentito applauso.
A stemperare l’emozione e il condiviso dissenso di cui Casacci si fa portatore, intervengono le piene sonorità degli anni 2000 con il brano Depre (su cui Samuel intona un riuscitissimo mash up con Body Movin dei Beastie Boys), con cui il pubblico non può esentarsi dall’ancheggiare con le mani al vento, e poi con Aurora sogna, con il basso che pompa in maniera crescente fino al finale esplosivo che raddoppia il beat per poi liberarci da ogni sovrastruttura con Liberi tutti.
Con un tripudio di “Bastardi” è poi il momento di Benzina Ogoshi (Eden, 2011), brano tremendamente ironico con cui la band riuscì ad azzerare le aspettative degli ascoltatori sull’album da cui è tratto. Non saranno riusciti a bissare il successo di Microchip Emozionale, ma sono riusciti a farci sentire a casa, e viceversa.
Vorrei che questo live non finisse mai, ma è giunto il momento dei ringraziamenti, che i Subsonica non fanno mai mancare a chi lavora per loro dietro le quinte: i tecnici, il fonico e tutti coloro che rendono possibile lo spettacolo.
Il concerto si avvia così, ahimè, al gran finale, in cui non è previsto un bis: Tutti i miei sbagli viene intonata integralmente in coro dal pubblico, Strade (entrambe tratte da Microchip Emozionale, 2000) e infine, con un colpo da maestro, Preso blu (tratto dal loro primo album, omonimo, Subsonica, del 1997) a chiudere il cerchio ritornando alle atmosfere iniziali, al contempo mandando un ultimo, importante, messaggio sul tema del pregiudizio e della discriminazione.
Il live si chiude con le presentazioni, in cui Samuel viene definito da Boosta come “l’unico cantante che non è mai stato colto in fallo”, e con l’inchino finale, accolto da un applauso che racchiude tutta la stima e l’affetto del pubblico per la band. Le luci si accendono, come a dirci che i Subsonica hanno già dato tutto, senza risparmiarsi, e se ne vanno accompagnati da Movin’ On Up dei Primal Scream.
Un personale e spassionato consiglio: andate a vedere dal vivo i Subsonica, se ne avete l’occasione, anche se li avete già visti innumerevoli volte. Perchè fanno dannatamente bene al cuore e alla mente.