live report
Vinicio Capossela Le Sirene di Vinicio Capossela si fermano al Festival Tener-a-mente
di Laura Bianchi
Concerto del 25/07/2025
L'Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera, stasera, è in fibrillazione: sta aspettando Vinicio Capossela con la sua orchestra, per un concerto dal titolo evocativo: SIRENE. Richiami, emergenze e affioramenti. L'impazienza è tanta, ma lo spettacolo tarda a iniziare, perché una coda più che chilometrica sulla Statale sta bloccando molti spettatori, e lo staff del magnifico Festival Tener-a-mente ha deciso di rimandare di qualche minuto l'avvio, per evitare ulteriori disagi a tutti. Ma, quando il cantautore entra in scena, il boato che lo accoglie indica che tutto è stato superato, e che la serata sarà indimenticabile. Capossela, in questi tempi bui, come ogni artista che meriti il termine, ha deciso di impostare un concerto dal significato forte, profondo, scandagliando ogni possibile accezione del termine Sirene. Se molti pensano solo agli esseri mitologici, lui amplia il concetto, portandoci fin da subito a scontrarci con ben altre sirene, dal suono insistente, ma per niente melodioso: "le sirene delle ambulanze, dei pompieri...degli allarmi antiaerei...", suggerisce al pubblico, che capisce a cosa allude, e spontaneamente applaude, commosso, per fargli capire che sì, ci siamo arrivati: la sirena non è solo un richiamo, ma anche un'emergenza. Ed è attorno a questa emergenza che ruota la prima parte del concerto, la più intensa, che non a caso, facendosi largo tra i suoni delle sirene di guerra, inizia con Bardamu, il protagonista del romanzo di Céline, che partì come volontario in Africa durante la prima guerra mondiale con tante certezze, che crollarono di fronte alla dura realtà. Eccoci qui, dunque, a "toglierci la cera dalle orecchie", come ci consiglia Capossela, per ascoltare il canto di queste sirene, che ci svelano la crudeltà umana, filtrata, se non negata, dagli schermi televisivi, a cui rischiamo di assuefarci. Ma l'arte serve proprio a fare riflettere, a svelare, a smascherare, come fece a suo tempo anche Brecht: e allora, ecco La crociata dei bambini, dedicata alla "perdita dell'innocenza" forzata di tutti i piccoli, costretti a convivere con la guerra, in un crescendo che rivela anche il straordinario affiatamento dell'orchestra - riduttivo chiamarla band - guidata dal polistrumentista Raffaele Tiseo, coadiuvato dall'altrettanto versatile Alessandro Stefana, oltre a Daniela Savoldi, violoncello e splendida voce, Zeno De Rossi, implacabile percussionista e batterista, Andrea Lamacchia, suo degno compagno di ritmo al contrabbasso, Michele Vignali ai fiati dalle mille sfumature, che sia il tin whistle de La Ballata del carcere di Reading o il sax contemporaneo de La cattiva educazione.
Ma il filo rosso di sangue continua a srotolarsi davanti a noi, con la sua scia di fanatismi religiosi, di cui Capossela sceglie quello che attinge all'Antico Testamento per farne "principio di diritto": Non trattare ne è un esempio efficace, sottolineato dalla lancinante elettrica di Stefana e dall'uso percussivo del violoncello che ne fa Savoldi. Il Povero Cristo delle chiese romaniche, arreso alla brutalità del mondo, diventa qualunque povero cristo, impotente e debole, che subisce le angherie dei potenti, che cantano Gloria all'archibugio, dedicata ai lavoratori dell'aeroporto civile Gabriele D'Annunzio di Montichiari, che si sono rifiutati di trasportare armi, ribadendo che la logistica bellica non rientra nelle mansioni previste dai contratti di categoria. "E la ditta che se ne occupa si chiama Gabriele D'Annunzio Handling...del resto, non nutro una particolare simpatia per il Vate...". Per tutta risposta, proprio nella dimora "narciso-necrofila" che lo ospitò fino alla morte, il cantautore gli accosta il vero creatore dell'Estetismo, Oscar Wilde, che invece conobbe il carcere e attraverso questa esperienza "trovò la compassione" e maturò "le sue opere più importanti, a mio parere: De profundis e la Ballata del carcere di Reading". A lui è dedicata la canzone omonima, mentre il passaggio dalla violenza della guerra a quella domestica e di genere è compiuto da una versione mozzafiato di La cattiva educazione, introdotta dalla citazione del bel saggio della psicanalista Iolanda Stocchi Il silenzio delle sirene. Se il maschile non ascolta il canto. Qui la voce e il violoncello di Savoldi diventano parte integrante del messaggio, con un'interpretazione da brividi e una nota di violoncello tenuta fino alla fine, a simboleggiare la vita che si è spezzata.
Ci spostiamo, lentamente, ma efficacemente, dalle emergenze agli affioramenti: è tempo di indagare nel nostro profondo, affrontando i traumi subiti da parte di chi ci sta vicino, come l'abbandono, della donna maga di La belle dame sans merci (altra citazione, stavolta da Keats), o dell'amore, evocato in Parla piano, col piano di Capossela che parla insieme a lui, ma anche recuperando i momenti che ci scaldano il cuore, in un'intensa Il bene rifugio, impreziosita dal sax e dal flauto di Vignali. L'isolamento del Minotauro è invece simbolo della, a volte disperata, ricerca di amore, e per questo Brucia Troia, che si conclude con un Capossela che mostra un copricapo cornuto, è seguita dalla lode dell'errore - in salsa reggae - di Lord Jim ("L'errore è la migliore occasione per conoscere chi siamo", ricorda l'artista), dall'invito a scendere fino all'inconscio, "drago rosso in fondo al lago" di Lanterne Rosse, e a "cantare più forte, come Orfeo, di fronte alle seduzioni dei social", incarnati nel Maraja,
Con la gioiosa festa, che esorcizza la paura dell'omologazione, arriva la parte più movimentata del set, dal ripescaggio di Guiro, inno al sonno estivo a ritmo di Son cubano, alla rumba di Con una rosa ("l'incanto è pericoloso ma il disincanto è più triste", giura Capossela), con un'altra citazione di Wilde, fino alle atmosfere da musical di Pryntyl, una sirena anomala, tratta dal romanzo di Céline Scandalo negli abissi, ed evocata dalle voci di Savoldi e Irene Sciacovelli.
Richiamato a gran voce, il cantautore torna con un bicchiere di vino in mano e tutta l'orchestra a regalarci un ultimo spunto di riflessione, prima di farci immergere nell'atmosfera senza peso, acquatica, intensamente blu de Le Sirene: "Il canto delle Sirene non si può ascoltare; oppure, come Ulisse, lo si ascolta, ma lui si fa legare e non cede al canto. Quindi non produce effetto...un po' come questa serata...perché noi andiamo avanti a suonare, ma poi non cambia niente...".
No, caro Vinicio. Qualcosa è cambiato in noi. La nostra consapevolezza, la nostra resistenza. E lo testimonia la lunghissima, commossa standing ovation che ti saluta alla fine, con tutto l'Anfiteatro in piedi ad applaudirti. Ascolteremo le sirene, e anche il loro richiamo a recuperare la nostra dimensione umana. E grazie.
(FOTO DI ROBERTO SASSO E FRANCO VALSECCHI)
SETLIST
Bardamù
La Crociata dei bambini
Non trattare
Povero Cristo
Gloria all'archibugio
Ballata del carcere di Reading
La cattiva educazione
Belle Dame Sans Merci
Parla piano
Il Bene rifugio
Brucia Troia
Lord Jim
Lanterne rosse
Marajà
Guiro
Con una rosa
Printyl
BIS
Le Sirene