Diodato

live report

Diodato Roma, Auditorium Parco della Musica

26/07/2020 di Arianna Marsico

#Diodato#Italiana#Canzone d`autore

Sul palco della Cavea, in questa altra estate balzana non c’è Diodato, nonostante la meritatissima vittoria all’Ariston e una all’Eurofestival per la quale era tra i favoriti (e solo la pandemia ha potuto togliergli l’opportunità di cimentarsi). Sul palco c’è prima di tutto Antonio, il suo sorriso puro e sincero, la sua voglia di seminare bellezza e giustizia nel mondo. C’è il suo rispetto profondo per il lavoro, da quello dei tecnici, che verranno ringraziati uno per uno, a quello dei negozianti che cercano di lavorare con passione, come spiega prima di cantare la briosa Il commerciante. Quello che già ha mostrato in diverse occasioni con il suo impegno per Taranto, la città dilaniata dal dilemma della scelta tra salute e lavoro a cui dedicò la meritata vittoria sanremese.

La gioia di Antonio di ritrovarsi su un palco vero, dopo mesi di streaming, si mescola con quella dei presenti di esserci, finalmente in carne e ossa. E fa rumore, già tra gli Alveari con cui si apre la serata.

Come fa rumore e cozza con l’isolamento degli ultimi mesi il suo desiderio di avere tanti musicisti sul palco: il fido Rodrigo D’Erasmo al violino, Roberto Dragonetti al basso, Alessandro Commisso alla batteria, Andrea Bianchi alla chitarra, Lorenzo Di Biasi alle tastiere, Beppe Scardino al sax tenore e ai fiati e Greta Zuccoli ai cori, quest’ultima una vera rivelazione. Con la generosità dei puri Diodato dopo aver duettato insieme Out of time dei Blur presenta il suo nuovo singolo Golden Cracks, dove la cantante ha modo di mostrare appieno le proprie eleganti doti.

Eleganza, ecco una delle parole chiave di questa serata: nell’armonia tra i musicisti, nella classe di Antonio, nella sua voce. Una voce che si libra in aria cristallina e calda ma con un fascino d’altri tempi, quasi un Modugno, pur nell’assoluta contemporaneità delle parole cantate nel descrivere le solitudini nuove di La lascio a voi questa domenica (solo in apparenza leggera) e spaccati di Un’altra estate. Una voce che in Fino a farci scomparire avvolge il cuore e non lo lascia più. Con questo brano già si potrebbe chiudere la serata e andare serenamente a dormire. Ma ovviamente mancano ancora le gemme più preziose e diverse sorprese.

Dopo aver ricordato che il pezzo durante il lockdown fu spesso cantato dalle persone, Antonio canta, e con lui tutta la Cavea, Fai rumore. Un’esplosione di emozione immensa, che cancella il silenzio innaturale in cui sono state per mesi le nostre città e le nostre vite. Che ci restituisce alla pienezza della vita, dei suoi alti e bassi. Al suo Amore che vieni amore che vai, qui reintepretata a cappella con Margherita Fiore e i Flowing Chords. Al suo essere meravigliosa e dolorosa, come cantato nella conclusiva Che vita meravigliosa, vera erede di un brano come Gracias a la vida nelle colonne sonore di Ferzan Özpetek.

È un tripudio di bellezza e amore, un abbraccio a tutti gli spettatori e i musicisti. Davvero un modo per sentirsi una cosa sola.