“Bestie in guerra, sulla terra, sulla terra…”
“…ho scolpito sulla mia pelle, che chi piange riderà…”
Il concerto dei Litfiba per festeggiare i quarant’anni di un album complesso e magnifico come 17Re giunge in Calabria, a Cosenza, e chi credeva di assistere a una mera esibizione, certamente affiatata e suonata dal vivo da professionisti, sarà rimasto deluso. Questo concerto dei ritrovati Litfiba in formazione (quasi) originale è molto di più: quello che sta venendo fuori, concerto dopo concerto, sta sorprendendo gli stessi Eroi nel vento fiorentini. Non è un concerto, è educazione civica!
Ci sono le bellissime canzoni di 17 Re, l’album rappresentativo della new wave italiana, che in questi decenni dai solchi dei nostri vinili sono riemerse, hanno ripreso vita e note, grazie a Gianni, Antonio, Luca, Ghigo e Piero: ci stanno gridando in faccia che sono ancora attuali, che servono di nuovo a risvegliare le coscienze sopite, a farci urlare il nostro amore per questo Paese, che proprio per troppo amore spesso finiamo con odiare. Mafie, politiche degli uomini o homini, come dice Piero dal palco, hanno disintegrato la bellezza che ci circonda, messo in pericolo il fondamentale principio antifascista della nostra Repubblica; i Nostri ce l’hanno scolpito nel DNA, da sempre!
La prima parte di scaletta dunque è incentrata proprio su questo concetto: e la prima infatti è la rediviva 17Re, canzone uscita quest’anno, e che dal vivo è ancora più potente, evocativa; adesso che “abbiamo aperto i nostri occhi”, Gianni ci introduce con il suo intro di Come un Dio nelle atmosfere oscure dell’animo umano, si inizia a scavare a fondo, ”e gli uomini li rifarei come ora…occhi per non vedere, bocche per non parlare…” Apoteosi per il mio brano preferito del disco: Sulla terra è una canzone che fa viaggiare direttamente tra le strade di Gerusalemme, è mistica e spinosa, c’è Giuda e la codardia dell’uomo che continua a perpetrare il crimine della guerra.
Al manifesto pacifista, si affiancano altri brani come Vendette a mettere insieme quanto espresso prima separatamente: c’è un dialogo con Dio e ci sono la “cultura” delle armi, dell’odio…”centomila altre vendette io vedrò, de sangre…”
La seconda parte dello spettacolo ha un intento chiaramente intimista, poetico, e ci entriamo grazie a un vero e proprio ‘notturno’ alla Luna: Piero come il poeta di Recanati o i romantici inglesi, invoca la luna, i suoi misteri, lo specchio-lama di luce entro cui specchiare la propria solitudine. Idea amplificata nella bellissima Ballata: altro brano che fa della solitudine, del non sentirsi compresi, bullizzati, esclusi perché diversi dalla massa, il suo vessillo, una malinconia bagnata di poesia come solo le grandi penne della new wave hanno saputo intonare, e le melodie emotive del marchese Aiazzi, Marok e “don” Ghigo portano il pubblico nell’oltre.
I Litfiba dimostrano non di aver seguito una tendenza, una richiesta di festeggiare un disco, ma hanno ricreato una magia unica; ”eh, ma i Litfiba a vent’anni erano una scarica di energia”: quella furia dei vent’anni, rimasta incisa nel mitico live al Tenax e in decine di bootleg, quella stessa furia potente e poetica, adesso hanno la carica delle esperienze della maturità, i Nostri sono in una forma splendida, e citarne uno farebbe torto agli altri.
Terza parte del concerto è quella dell’ironia, delle passioni carnali, delle alterazioni; nota d’obbligo per una versione heavy, durissima di Gira nel mio cerchio, mentre il viaggio dentro questo doppio album termina con il Tango della pace, Resta potentissima.
I bis sono perle scelte dai dischi dedicati alle vittime del potere: una summa dei loro temi principali, e, quando suona Eroi nel vento con la dedica a Ringo, la pelle si accappona e la versione è da incorniciare.
Questi vecchi-nuovi Litfiba ti fanno riflettere, ti scuotono, fanno ballare, fanno piangere di emozione…vuoi davvero perdere tutto questo?