James McMurtry

James McMurtry

Chiari / Teatro Toscanini


25/02/2017 - di Giovanni Sottosanti
Entri al Teatro Toscanini di Chiari e sul muro di fronte trovi un grande foglio bianco con scritti i nomi degli artisti e dei gruppi che, in venti anni di attività, l`ADMR Chiari ha portato a suonare in Italia.  Leggi e resti senza fiato, perché compaiono artisti di primissimo piano come Blasters, Cowboy Junkies, Graham Parker, Amazing Rhythm Aces, Los Lobos, Tom Russell, tanto per citarne solo alcuni, in quel momento ti rendi conto che, come ha detto poi giustamente Maurizio Mazzotti presentando la serata, una buona fetta dell`America che amiamo è passata da qui.

Questa sera va in onda uno di quegli appuntamenti da non mancare per nessun motivo, James McMurtry per la prima volta full band sul suolo italico. Apertura della serata con un nome per nulla di secondo piano, Richard Shindell from New Jersey to Buenos Aires, quasi una quindicina di dischi alle spalle in altrettanti anni di carriera, espressione di un cantautorato all`insegna della qualità, morbido, raffinato, gentile, non disdegna soluzioni più movimentate, in un giusto mix tra folk, country, rock e blues. In circa mezz`ora di esibizione conferma le ottime impressioni emerse dai dischi, con in aggiunta buone dosi di simpatia e ironia, si rivolge al pubblico in spagnolo instaurando subito un buon livello di empatia. Spiccano i brani dell`ultimogenito Careless, in particolare Stray Cow Blues, divertente e sgangherata, mentre The Deer On The Parkway è una ballata lenta e rarefatta.

James McMurtry conquista il palco con andatura ciondolante, accenna un saluto, imbraccia l`elettrica ed è subito rock, desertico, sanguigno, sporco heartland rock, da strade polverose in odore di Texas e di border. Bayou Tortous e Red Dress sono un`ottima doppietta iniziale, il suono è dritto, diretto, essenziale, classico trio basso, chitarra e batteria. What`s The Matter Now prosegue il discorso, Just Us Kids è una gran ballata, aperta e ariosa, come Copper Canteen e You Got To Me che arrivano dall`ultimo album Complicated Game.

Una discografia quella di James non particolarmente prolifica, il texano si è spesso preso delle pause lunghe tra un disco e l`altro, non si è certo inflazionato, riservandosi in tal modo la libertà di uscire e dire qualcosa solo nel momento in cui lo riteneva opportuno. Stasera poche parole, spesso biascicate e poco comprensibili, per lui ha parlato la musica, non un momento di stanchezza, zero cali di tensione. Painting By Numbers apriva il suo primo disco, quel Too Long In The Wasteland del lontano 1989, in cui un giovane di belle speranze attraversava una strada polverosa del Texas imbattendosi nel Little Bastard e nella sua truppa di delinquenti del rock`n`roll. Stasera lo stesso pezzo apre le ostilità verso un scorribanda elettrica senza pause, in cui si aggiunge sul palco una seconda chitarra, si arroventano le corde e sale la temperatura, Choctaw Bingo è un tour de force elettrico e vibrante, interminabile, ipnotico, rock urbano allo stato puro.

Childish Things, Fraulein O. e Resteless proseguono la sferragliante corsa sulle praterie del Texas, dove si adagia alla perfezione una No More Buffalo molto intensa ed evocativa. Non poteva mancare una potente Too Long In The Wasteland per completare il viaggio a ritroso nel tempo. È contento James, nella sua scontrosa timidezza esprime soddisfazione per la risposta del pubblico e per la serata, un sold out che ancora una volta avvicina Chiari al Paradiso del rock`n`roll. Ma non finisce qui, non è ancora il momento di staccare la spina, sul palco si aggiungono Richard Shindell e Fabrizio Poggi, guitar & harmonica, come per magia sbucano anche Pancho & Lefty con la benedizione del buon Townes, si chiude definitivamente con una Dead Flowers corale e un po` sbilenca, ma va bene così.

Too Long In The Wasteland

I believe I`ll have to say

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