live report
Dallo Sciamano Allo Showman Boario Terme
di Christian Verzeletti
Concerto del 24/09/2005
Festival
Dallo Sciamano allo Showman
Sergio Staino / Tetes De Bois / Simone Cristicchi
24 settembre 2005
BOARIO TERME (BS) La serata conclusiva di un festival rappresenta sempre un momento importante, spesso più per gli organizzatori che per i presenti, che rischiano di vedere l’evento inframezzato da discorsi, ringraziamenti e premiazioni.
Anche in questo l’organizzazione del Festival della Canzone Umoristica d’Autore si è dimostrata estremamente professionale riducendo gli interventi a brevi presentazioni e alla consegna di un paio di targhe. La serata ha comunque risentito di una frammentarietà che per quanto piacevole ha penalizzato i set dei musicisti limitando soprattutto quello dei Tetes De Bois ad una scarsa mezz’ora.
Si è cominciato in leggero ritardo con la proiezione di un paio di video a firma di Sergio Secondiano Sacchi: il primo, “La ginnastica”, centrato sulle posizioni e pose dei cantautori, ha accompagnato un pezzo interpretato da Paolo Rossi, mentre il secondo, “Risus abundat in ore stoltorum”, ha presentato un lungo menu in cui spezzoni di musica si sono alternati a immagini di quadri montati sul tema del cibo.
È quindi toccato a Sergio Staino salire per primo sul palco con il suo personaggio Bobo, che ha festeggiato il venticinquesimo anno di vita e di una fortunata carriera sulle pagine di Linus e de L’Unità: il popolare vignettista ha presentato alcune delle sue strisce accompagnato dal pianoforte di Leonardo Brizzi. Staino ha ripercorso quella che è stata l’evoluzione del suo personaggio collocandola in un contesto storico e personale: da intrattenitore colto e arguto ha tenuto il palco commentando alcune vignette che hanno rimesso in luce tratti tipici della politica italiana.
In linea con l’ironia di Bobo, i Tetes De Bois hanno quindi aperto il loro set con “Dott. De Rossi” e “Jolie Mome” muovendosi sui tempi jazz della canzone d’autore. Nel giro di una manciata di brani Andrea Satta e compagni hanno fornito un riassunto delle loro storie periferiche, colte ma mai borghesi, ricercate ma mai impettite in una fatua eleganza.
Emblematica, come già su disco, è stata “Io sono allegro” che ha mostrato il lato più tagliente e più rock della band. Giocando con l’ambiguità e con le metafore dei testi, Andrea Satta ha inscenato una serie di piccole sfide ironiche, cercando anche di coinvolgere il pubblico in una versione ben spazzolata de “Le rane”.
Divertente è stata anche “Indizi” ritmata da uno schiocco di dita, prima della prematura conclusione con “Vomito” in cui il frontman si è calato in una parte più da scemunito che da sciamannato. Pur in uno spazio limitato, i Tetes De Bois sono così riusciti a lasciare in sala una forma di canzone tutt’altro che rasserenante e digestiva.
Ironico ma più fruibile è stato invece Simone Cristicchi, forte di un’album in uscita lanciato dal singolo “Vorrei cantare come Biagio”. A quanti si attendevano un prodotto preconfezionato Cristicchi ha risposto in modo coraggioso salendo sul palco in compagnia di una sola chitarra classica e della fisarmonica di Desirè Infascelli. Il ragazzo ha dimostrato di poter essere qualcosa di più di un fenomeno passeggero: prima “Fabbricante di canzoni” ha messo in mostra una bella dose di autoironia e poi una cover di “Via Broletto 34” di Sergio Endrigo ne ha ricordato le provenienze e le influenze.
Unico appunto alla performance è stato un personaggio sin troppo costruito, interpretato in ogni particolare fino ad addomesticare anche la voce: con un look da studente universitario scapestrato, Cristicchi si è proposto come fosse reduce da una casa d’igiene mentale con una coscienza riportata allo stato infantile.
Tra qualche richiamo alla musica popolare e un paio di frecciate a quella più leggera, ha giocato coi tormentoni fino ad usarli a proprio vantaggio: dopo le citazioni di “Vamos a bailar”, “Fuori dal tunnel”, “Aserje”, il suo sfottò a Biagio Antonacci è arrivato come il culmine di un set teso a nascondere e giustificare il successo ottenuto.
Pur con qualche trucchetto di troppo, l’esibizione è stata piacevole e ha mostrato una buona attitudine da palco, accompagnata da smorfie sia facciali sia … chitarristiche.
L’omaggio a Sergio Endrigo è stato ripetuto nel duetto di “Questo è amore”, che non è stata eseguita ma solo trasmessa in sala a conclusione della scaletta. Poi, dopo le premiazioni, un bis di rito con una “Angelo custode” che ha lasciato il sospetto di qualche somiglianza con “La solitudine” di Laura Pausini.
L’esibizione di Cristicchi ha chiuso l’edizione 2005 del Festival Dallo Sciamano allo Showman ribadendo anche la visibilità che l’evento si è andato guadagnando.
Sergio Staino:
“Bobo venticinque” – vignette, strice e aneddoti
Tetes De Bois:
Dott. De Rossi
Jolie Mome
Io sono allegro
Le rane
Indizi
Vomito Simone Cristicchi:
Fabbricante di canzoni
Via Broletto 34
Ombrelloni
La filastrocca della Morlacca
Vorrei cantare come Biagio
Studentessa universitaria
Questo è amore
Angelo custode
Sergio Staino / Tetes De Bois / Simone Cristicchi
24 settembre 2005
BOARIO TERME (BS) La serata conclusiva di un festival rappresenta sempre un momento importante, spesso più per gli organizzatori che per i presenti, che rischiano di vedere l’evento inframezzato da discorsi, ringraziamenti e premiazioni.
Anche in questo l’organizzazione del Festival della Canzone Umoristica d’Autore si è dimostrata estremamente professionale riducendo gli interventi a brevi presentazioni e alla consegna di un paio di targhe. La serata ha comunque risentito di una frammentarietà che per quanto piacevole ha penalizzato i set dei musicisti limitando soprattutto quello dei Tetes De Bois ad una scarsa mezz’ora.
Si è cominciato in leggero ritardo con la proiezione di un paio di video a firma di Sergio Secondiano Sacchi: il primo, “La ginnastica”, centrato sulle posizioni e pose dei cantautori, ha accompagnato un pezzo interpretato da Paolo Rossi, mentre il secondo, “Risus abundat in ore stoltorum”, ha presentato un lungo menu in cui spezzoni di musica si sono alternati a immagini di quadri montati sul tema del cibo.
È quindi toccato a Sergio Staino salire per primo sul palco con il suo personaggio Bobo, che ha festeggiato il venticinquesimo anno di vita e di una fortunata carriera sulle pagine di Linus e de L’Unità: il popolare vignettista ha presentato alcune delle sue strisce accompagnato dal pianoforte di Leonardo Brizzi. Staino ha ripercorso quella che è stata l’evoluzione del suo personaggio collocandola in un contesto storico e personale: da intrattenitore colto e arguto ha tenuto il palco commentando alcune vignette che hanno rimesso in luce tratti tipici della politica italiana.
In linea con l’ironia di Bobo, i Tetes De Bois hanno quindi aperto il loro set con “Dott. De Rossi” e “Jolie Mome” muovendosi sui tempi jazz della canzone d’autore. Nel giro di una manciata di brani Andrea Satta e compagni hanno fornito un riassunto delle loro storie periferiche, colte ma mai borghesi, ricercate ma mai impettite in una fatua eleganza.
Emblematica, come già su disco, è stata “Io sono allegro” che ha mostrato il lato più tagliente e più rock della band. Giocando con l’ambiguità e con le metafore dei testi, Andrea Satta ha inscenato una serie di piccole sfide ironiche, cercando anche di coinvolgere il pubblico in una versione ben spazzolata de “Le rane”.
Divertente è stata anche “Indizi” ritmata da uno schiocco di dita, prima della prematura conclusione con “Vomito” in cui il frontman si è calato in una parte più da scemunito che da sciamannato. Pur in uno spazio limitato, i Tetes De Bois sono così riusciti a lasciare in sala una forma di canzone tutt’altro che rasserenante e digestiva.
Ironico ma più fruibile è stato invece Simone Cristicchi, forte di un’album in uscita lanciato dal singolo “Vorrei cantare come Biagio”. A quanti si attendevano un prodotto preconfezionato Cristicchi ha risposto in modo coraggioso salendo sul palco in compagnia di una sola chitarra classica e della fisarmonica di Desirè Infascelli. Il ragazzo ha dimostrato di poter essere qualcosa di più di un fenomeno passeggero: prima “Fabbricante di canzoni” ha messo in mostra una bella dose di autoironia e poi una cover di “Via Broletto 34” di Sergio Endrigo ne ha ricordato le provenienze e le influenze.
Unico appunto alla performance è stato un personaggio sin troppo costruito, interpretato in ogni particolare fino ad addomesticare anche la voce: con un look da studente universitario scapestrato, Cristicchi si è proposto come fosse reduce da una casa d’igiene mentale con una coscienza riportata allo stato infantile.
Tra qualche richiamo alla musica popolare e un paio di frecciate a quella più leggera, ha giocato coi tormentoni fino ad usarli a proprio vantaggio: dopo le citazioni di “Vamos a bailar”, “Fuori dal tunnel”, “Aserje”, il suo sfottò a Biagio Antonacci è arrivato come il culmine di un set teso a nascondere e giustificare il successo ottenuto.
Pur con qualche trucchetto di troppo, l’esibizione è stata piacevole e ha mostrato una buona attitudine da palco, accompagnata da smorfie sia facciali sia … chitarristiche.
L’omaggio a Sergio Endrigo è stato ripetuto nel duetto di “Questo è amore”, che non è stata eseguita ma solo trasmessa in sala a conclusione della scaletta. Poi, dopo le premiazioni, un bis di rito con una “Angelo custode” che ha lasciato il sospetto di qualche somiglianza con “La solitudine” di Laura Pausini.
L’esibizione di Cristicchi ha chiuso l’edizione 2005 del Festival Dallo Sciamano allo Showman ribadendo anche la visibilità che l’evento si è andato guadagnando.
Sergio Staino:
“Bobo venticinque” – vignette, strice e aneddoti
Tetes De Bois:
Dott. De Rossi
Jolie Mome
Io sono allegro
Le rane
Indizi
Vomito Simone Cristicchi:
Fabbricante di canzoni
Via Broletto 34
Ombrelloni
La filastrocca della Morlacca
Vorrei cantare come Biagio
Studentessa universitaria
Questo è amore
Angelo custode