Patti Smith

Patti Smith

Vittoriale - Gardone Riviera


22/07/2012 - di Vittorio Formenti
Ritorno elettrizzante quello di Patti Smith e del suo gruppo, a distanza di nove anni dalla sua ultima apparizione in questa località.

Il tour che Patti sta effettuando in Italia è imperniato, anche se non esclusivamente, sui brani del suo ultimo Banga, lavoro da ascoltare non fosse altre perché è il primo disco di brani inediti dal 2004 quando venne pubblicato Trampin’.

Il gruppo che l’accompagna è composto da Tony Shanahan (basso e tastiere), Lenny Kaye (chitarra e basso), Jay Dee Daugherty (batteria) e Jack Petruzzelli (chitarra); organico classico del Patti Smith Group, modesto ma  illuminato combo che forma parte integrale dell’arte della poetessa di New York.

Assistere ad un concerto di Patti Smith è sempre stato un qualcosa di diverso dal solito evento musicale, anche se di grido; lei è un’artista a tuttotondo che più che comporre canzoni propone brani che illustrano ciò che le sta attorno, filtrato dalla sua empatia verso il mondo ed il suo approccio spesso visionario alla realtà.

Il concerto pertanto si trasforma in un incontro con il suo pubblico e con l’ambiente circostante; prende quindi vita una situazione a più dimensioni in cui il fatto musicale è funzionale al tutto senza essere protagonista di scena. La data in questione ha confermato tutti questi aspetti emersi nel pieno del loro pregio, distante anni luce dai fanatismi da stadio e dai soliti slogan banalmente rockettari.

Gli artisti salgono sul palco e la prima cosa che Patti dice, con una dizione meritevolmente comprensibile, è relativa al posto; bella la casa, belli i giardini ma nulla può competere con la suggestione delle nuvole e del cielo che coprivano lo scenario; quando si dice la sensibilità a ciò che ti sta intorno.

Il concerto si sviluppa articolandosi tra classici quali Redondo Beach, Dancing Barefoot, Pissing in a River, Because the Night e Gloria  alternati a momenti degli anni intermedi, come People Have The Power e Peacable Kingdom,  per poi proporre una serie di pezzi tratti dall’ultimo lavoro come Fuji-San (dedicato al disastro nucleare giapponese),  Nine (composto per il compleanno di Johnny Depp) e Banga (divertente e dinamica title track dell’ultimo cd).

La verve sciamanica e provocatoria degli anni ’70 si è trasformata in un approccio quasi da predicatore gospel, con un’attenzione all’ecumenismo laico mirato alla comunicazione, all’accettazione ed al coinvolgimento dell’altro. Topico in questo senso è stato il momento, a metà concerto, in cui Patti è scesa a ballare col pubblico su di un riff rock di Lenny e poi, risalendo sulla scena, ha invitato una bimba di sette anni a danzare con lei; nessuno slancio malandrino alla Bono Vox, qui si è trattato di semplice fratellanza intergenerazionale ben intesa dal pubblico, sempre entusiasta ma molto rispettoso e ben in grado di sintonizzarsi sullo spirito dell’artista.

Il rapporto col pubblico è stato un altro ingrediente di fondo; come già detto la Smith ha sempre cercato di esprimersi in modo intellegibile ed è riuscita a farsi capire. Quando ha illustrato il brano dedicato a Tom Verlaine, suo compagno di avventura ed anche partner nell’ultimo lavoro, oppure quando si è intrattenuta a descrivere l’aneddoto dell’acquisto del pupazzo di gomma all’Autogrill (quei maialini che fanno un sacco di rumore) è riuscita a farsi seguire perché, con tutto evidenza, lo voleva. E il pubblico, composto anche da molti giovanissimi, ha seguito ed ha creato una cortina di calore attorno all’anfiteatro.

La musica? Al solito essenziale, semplice, suonata da un combo poco più che dilettantesco rispetto ad altre formazioni di successo, ma efficacissima. Il climax per chi scrive è stato raggiunto in Nine, suonato come una suite psichedelica alla Doors, e in Gloria, sempre simbolica.

Quindi tutto perfetto, o quasi; volendo evitare i superlativi assoluti per via della loro scarsa credibilità ci sentiamo di precisare due cose migliorabili:

-  l’impianto audio, pulitissimo e chiarissimo, non seguiva però le dinamiche delle esecuzioni. Patti in generale partiva bassa e poi, in due o tre fasi, cresceva; questo effetto non veniva valorizzato da un’amplificazione che, a tratti, è parsa contenuta.

-  Le luci, piuttosto limitate e soprattutto senza fari che potessero seguire l’artista nei suoi avvicinamenti al pubblico, che si sono tristemente osservati nella penombra del palco

Peccati veniali certamente; il cartellone Tener-a-mente (sigla quasi geniale, non c’è che dire) ha ribadito l’assoluta qualità dei programmi proposti al Vittoriale e il momento di Patti Smith ne è stato un vertice assoluto. Speriamo durino anche negli anni a venire, sia il Vittoriale che Patti Smith…beninteso.

 

SCALETTA:

REDONDO BEACH

DANCING BAREFOOT

THI IS THE GIRL

APRIL FOOL

FUJI-SAN

GHOST DANCE

DISTANT FINGERS

THE SOUTHERN CROSS

MARIA/WE THREE

NINE

PISSING IN A RIVER

BECAUSE THE NIGHT

PEACEBLE KINGDOM

GLORIA

BIS:

BANGA

PEOPLE HAVE THE POWER

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