The Long Ryders

The Long Ryders

Ravenna, Bronson


21/04/2018 - di Ricardo Martillos
Rimane ancora un mistero perché il nome dei Long Ryders, formazione losangelina formatasi negli eighties, sia stato giocoforza inserito insieme a quello dei prodigiosi alfieri del Paisley Underground. Il loro suono, 100 % Stars & Stripes, fatta eccezione per qualche traccia del primo ep 10-5-60 era piuttosto spostato sul versante country rock sia pure molto elettrificato, Byrds e Flying Burrito Brothers in particolare, ma aggiungiamoci pure il miglior Tom Petty, e ben poco aveva da spartire con la clamorosa scena neo-psichedelica che in quella decade spesso bistrattata ci aveva regalato altre grandi formazioni come i Dream Syndicate, i Green on Red e i Rain Parade, tanto per citare tre dei più valorosi. Avevamo avuto la fortuna di vederli in azione nel pieno del loro fulgore artistico sul finire degli ottanta con poche ma gloriose apparizioni sui palchi del belpaese, forti dei loro 30 anni e di una vigoria chitarristica molto pronunciata.
Proprio in virtù di questo ci siamo accostati con una discreta dose di precoccupazione a questa ennesima e inaspettata reunion che ci ha pure portato in dono anche il nuovo ottimo album Psychedelic Country Soul.
Preoccupazione fatta panico quando abbiamo appreso nel fitto fluire delle notizie via social che i primi due concerti italiani dei californiani, a Chiari e Sarzana, non erano certo stati memorabili.
Per fortuna in quel di Ravenna la partita è stata di tutt`altro livello e noi di Mescalina siamo qui a testimoniarlo.

Innanzitutto la location. Il Bronson è uno dei migliori spazi rock del centro italia, acustica ottima, né troppo grande né piccolo ma con un pubblico caldo e appassionato come solo sa essere quello romagnolo.

Che fosse la serata giusta si è capito fin da subito, al di là di un caldo tremendo per essere aprile, quando una volta tanto ad aprire il concerto non è stata la solita modesta band sconosciuta che dopo 2 canzoni il pubblico vorrebbe cacciare giù dal palco. Qui parliamo del grande Dan Stuart (Green on Red) e di una backing band che vedeva alla chitarra solista il padrone di casa Antonio Gramentieri, uno dei più stimati guitar player italiani dell`ultima decade.
Un set di 30 minuti molto intenso arricchito dalla finale 16 Ways che stava su quel signor disco che era Gas Food Lodging`.

Dopo una breve attesa i Long Ryders si sono materializzati sul palco ravennate, adornato da effigi di Elvis Presley e di omaggi all`amata terra di California. Per chi se li ricordava 30 anni prima i segni del tempo che scorre inevitabile erano ben visibili sui volti dei nostri 4 eroi, in particolare Sid Griffin, che dimostra tutti i suoi 64 anni.
Panico iniziale per l`opener Gunslinger Man, eseguita non esattamente alla perfezione che sembrava dare ragione alle critiche delle due precedenti date. Ma niente paura, da lì in avanti lo show dei californiani è filato spedito come un treno lanciato in corsa donandoci emozioni che solo le grandi formazioni possono regalarci.
A cominciare dalla bellissima I Don`t Care What`s Right, I Don`t Care What`s Wrong tratta dallo storico mini album d`esordio, arricchito da sferzanti giochi chitarristici che saranno il leit motiv dell`intero show.
L`alternanza vocale e delle due sei corde sono da sempre il punto di forza dei Long Ryders, Sid Griffin e Stephen McCarthy interagiscono alla perfezione fra di loro supportati anche dal simpatico bassista Tom Stevens, pure lui impegnato alla voce solista e disponibile a scambiarsi di strumento con lo stesso McCarthy.
Quest`ultimo, dotato di un timbro vocale più morbido e gradevole del compare ben controbilancia i brani più veloci e rockeggianti, solitamente affidati alle corde vocali di Griffin, inoltre i due rivaleggiano alla sei corde, posizionandosi molto vicino alle prime file del palco con un esibizionismo in fondo non troppo marcato. Intendiamoci, anche se pare strano visto che sono in attività da decenni i Long Ryders non sono la classica band che esegue tutto alla perfezione e qualche sbavatura è affiorata qua e là, come se la ruggine accumulata in molti anni di assenza dai palchi avesse un po` ingrippato un motore che era solito girare alla perfezione o quasi.

Questa era l`ultima data del Tour Europeo e sebbene Sid Griffin abbia dichiarato a più riprese di essere molto stanco è parso che la band si stesse divertendo tantissimo e interagisse col pubblico presente alla perfezione.
I brani del nuovo disco rendono bene anche on stage, la classica Greenville e molto belle Gonna Make it Real e la trascinante What the Eagle Sees. Peccato che la band non esegua dal vivo la title track Psychedelic Country Soul, che invece avremmo scommesso come una traccia da dilatare a dismisura nelle esecuzioni live. Così come dispiace non aver ascoltato la magnifica Ivory Tower che nel disco in studio Native Sons vedeva il compianto Gene Clark alle harmony vocals.
Ed a proposito di classici del passato menzione particolare per (Sweet) Mental Revenge, Lights of Downtown, Capturing the Flag, I Want you Bad e la conclusiva Looking for Lewis & Clark, che ha visto coinvolto il pubblico ai controcanti.
A questo punto, dopo un ora o poco più di show, i californiani anziché abbandonare banalmente il palco come da prassi consolidata hanno preferito richiamare il buon Dan Stuart che ci ha deliziato con una Baby, We All Gotta Go Down che ha fatto piangere qualcuno presente in sala, quantomeno quei nostalgici degli eighties che se la ricordavano in quel bellissimo disco chiamato The Lost Weekend (1985) a firma Danny & Dusty. Quest`ultimi come molti sapranno erano lo stesso Dan Stuart e il grande Steve Wynn dei Dream Syndicate e non a caso in quel disco miracoloso ci suonavano anche i Long Ryders quasi al completo.
Brividi finali per una esibizione davvero gustosissima che ascoltando i commenti finali dei presenti ha lasciato deluse ben poche persone e che inevitabilmente appare la più riuscita e coinvolgente delle tre date italiane.

  Foto di: Riccardo Martelli

SET LIST:

Gunslinger Man
I Don`t Care What`s Right I Don`t Care What`s Wrong
A Stitch in Time
What the Eagle Sees
Gonna Make it Real
(Sweet) Mental Revenge
State of My Union
I Want you bad
Molly Somebody
Bear in The Wood
Capturing the Flag
I Had a Dream
Bells of August
Final Wild Son
Greenville
Southside of the Story
Lights of Downtown

Encore:
Baby, We All Gotta Go Down (with Dan Stuart)
Looking for Lewis & Clark

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