live report
Francesco De Gregori De Gregori conclude la sua festa per i 50 anni di Rimmel con due concerti emozionanti
di Giovanni Sottosanti
Concerto del 14/12/2025
Fra le pagine chiare e le pagine scure
La fonovaligia Philips di tuo Padre è al solito posto. Ormai da anni hai imparato con affidabile perizia e sganciare le casse, infilare i cavetti negli appositi alloggiamenti e ad azionare il piatto, con il braccetto che, come per magia, automaticamente e dolcemente si adagia sui solchi del disco selezionato. È buffa quella copertina, con strisce verticali bianche e nere a circondare l'immagine di una donna, come in una vecchia cartolina dei primi anni del secolo. Quando poi la puntina scende nei solchi, resti assolutamente rapito da quel cantato gentile e malinconico, che in mezz'ora scarsa racconta nove storie, come piccoli acquarelli intrisi di amore, nostalgia e rimpianti, aneliti di libertà e sogni andati in frantumi. Immagini spesso criptiche e poco decifrabili, il tutto condito anche con un pizzico di scanzonata ironia e una certa dose di sarcasmo. Quante volte ha girato quel disco, in quel piatto e in quelli a seguire? Impossibile dirlo. Quanta vita è passata da quella prima volta, tanta, troppa da poterla racchiudere in poche righe. Mille storie, tra vittorie, sconfitte, gioie, dolori, traguardi raggiunti e altri falliti, nascite e morti. Però quel disco negli anni è rimasto lì, c'è sempre stato, silenzioso e fedele, mai invadente, pronto per essere ripreso dallo scaffale, soffiata via la polvere e rimesso sul piatto a girare e incantare. Come la prima volta.
"Avevo pochi anni e vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più".
Adesso che sono cinquanta, gli anni trascorsi da quando la RCA pubblicò quel suo lavoro, Francesco De Gregori, tendenzialmente schivo e poco avvezzo alle celebrazioni, ha riproposto in tour il disco che, dopo i lavori iniziali, accese definitivamente la luce dei riflettori e le attenzioni della critica sul suo cantautorato. Da fine agosto arene, teatri e palazzetti hanno ospitato il Rimmel Tour 2025 (qui il racconto della data di Bologna)
Personalmente ho assistito alle date dal 10 dicembre a Roma al Palazzo dello Sport e del 14 dicembre ad Assisi, S. Maria degli Angeli, al Teatro Lyrick. In entrambe le location, pubblico delle grandi occasioni, ovviamente più calda l'atmosfera del teatro umbro, anche se il Palazzo dello Sport gremito a festa offre sempre un colpo d'occhio invidiabile. Sul palco è andato in scena uno spettacolo scintillante, unico, denso di emozioni, colori e ricordi in bianco e nero. Per l'occasione il cantautore romano e la sua fida, versatile Banda tirano fuori l'argenteria delle grandi occasioni e portano in scena un menù da pranzo di Gala. Oltre a tutto Rimmel, brillano perle sparse tratte dal suo infinito repertorio. L'iniziale Cercando Un Altro Egitto diventa un pezzo rock vibrante e serrato, mentre Via Della Povertà copre l'intramontabile Desolation Row di dylaniana memoria. Con Atlantide e Compagni Di Viaggio si toccano vette poetiche di altezza inarrivabile, tra rimpianto struggente e nostalgia di un passato che non c'è più. Deriva è un pezzo con oltre vent'anni sulle spalle, ma contiene al suo interno un messaggio attualissimo, che diventa una sorta di manifesto di vita per il Principe dei cantautori: "E ancora vado alla deriva e ancora canto/Dovunque io sarò, dovunque lei sarà/Sarà al mio fianco". La Leva Calcistica Della Classe '68 scolpisce un altro momento indimenticabile del concerto, con uno dei pezzi più evocativi nel repertorio di De Gregori. La celebrazione di Rimmel inizia dal fondo; Piano Bar infatti chiudeva il disco con un brano, se vogliamo, più scanzonato e colorato rispetto all'atmosfera generale dell'album. Quattro Cani, Pezzi Di Vetro e Il Signor Hood srotolano il film dei ricordi e riportano in circolo antiche emozioni, frammenti di ricordi, spine che si conficcano nel cuore insieme con un immancabile carico di nostalgia. Piccola Mela si conferma il brano più romantico, mentre Le Storie Di Ieri e Pablo si aggirano dalle parti dell'impegno politico di quegli anni '70, in cui ogni utopia sembrava un sogno realizzabile. Rimmel chiude il cassetto dei ricordi con il brano guida di tutto il disco "come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevi ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi", Polaroid di un amore finito con annesso il senso di vuoto che si porta dietro.
Il concerto continua con La Valigia Dell'Attore, altro pezzo da incorniciare, come del resto una struggente San Lorenzo in scaletta a Roma, mentre ad Assisi viene sostituita da I Matti, lirismo e poesia insieme a braccetto: "I matti vanno contenti, sull'orlo della normalità/Come stelle cadenti, nel mare della tranquillità".
Il Panorama Di Betlemme poi via con Alice e Generale fino a una Bufalo Bill epica e trionfante. Sempre e per sempre solo voce e piano apre i bis, e porta in Paradiso il cuore di tutti i presenti. Immancabile finale con La Donna Cannone e una Buonanotte Fiorellino a passo di walzer, tutti sotto al palco per suggellare altre due serate memorabili nel segno inconfondibile del Principe.
"Tu non credere
Se qualcuno ti dirà
Che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
Ma lasciano
Lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
Nascondersi
Confondersi
Ma non può perdersi mai..."