Brunori Sas

live report

Brunori Sas Brunori Sas a Firenze: è tornato il teatro canzone

di Angela Del Rosso

Concerto del 18/10/2026

#Brunori Sas#Italiana#Canzone d`autore

Con il suo ultimo progetto, "Tuttobrunori. Canzoni e monologhi", Dario Brunori raccoglie il testimone del teatro canzone ideato da Giorgio Gaber e Sandro Luporini (sempre siano lodati!), attualizzandolo e personalizzandolo. E Il debito artistico verso Gaber è esplicitato fin dall'inizio con la dichiarazione "Io mi chiamo B". Portando sul palco le nevrosi e le tragedie del nostro "tempo sbandato" (cit), il cantautore cosentino dimostra che l'impegno civile, quando è supportato dall'intelligenza critica, sa ancora parlare sia alla testa che al cuore del pubblico. Lo show ha fatto tappa in Toscana con due serate al Teatro Verdi di Firenze e io, che lo seguo da anni, ero tra il pubblico della seconda.  Aggiungo che in platea c'era anche un ospite decisamente bizzarro e inaspettato: Matteo Salvini (Giuro! Ho le prove). Probabilmente avvertito della presenza di cotale convitato di pietra, un Dario in gran forma non gliel'ha mandate a dire, lanciandogli notevoli frecciate sia in musica che in prosa. 

Tra canzoni e parole, Brunori dimostra una presenza scenica e un'ironia affilata ormai mature, capaci di colpire e curare allo stesso tempo. Nel contesto di questo spettacolo, mette a frutto la straordinaria capacità affabulatoria e le doti da consumato stand-up comedian da sempre mostrate nei suoi live, declinandole in una scrittura teatrale sapiente in cui 18 brani e 10 monologhi si fondono con naturalezza.

La scaletta musicale è inedita e solida. Alterna pezzi storici a brani meno noti estratti dall'EP Cheap, eseguiti magistralmente dalla sua storica formazione di otto polistrumentisti (tra archi, fiati, synth e percussioni) e perfettamente integrati al tessuto narrativo. Il meccanismo comico è irresistibile e raffinato: non cerca mai la battuta fine a se stessa, ma si muove sul doppio binario dell'ironia e della profondità. 

Durante la serata, il pubblico ha accompagnato lo show con applausi e risate continui, divertendosi per le nevrosi quotidiane, come l'ossessione per il controllo del peso in vista di Sanremo, sviscerata nei monologhi su una bilancia ipertecnologica e ChatGPT, per poi farsi cullare da riflessioni intime sull'amore familiare, la scomparsa del padre e la decostruzione della mascolinità tossica, sempre trattate con ironia. 

È tuttavia nella critica sociale che lo spettacolo raggiunge i picchi più alti, grazie a un impegno civile lucido e privo di retorica. Le sue stilettate sono bipartisan: smascherano l'ipocrisia di una certa sinistra, arroccata in una presunta superiorità morale, ma ormai incapace di parlare alle persone reali, e ironizzano sulla sponda opposta, che riempie i teatri dei cantautori impegnati, pur professando ideologie contrarie. Il suo sarcastico commento dal palco – «O non hanno capito loro, o non abbiamo capito noi» – ha scatenato scrosci di applausi, carichi di significato visto il convitato di pietra seduto tra il pubblico.

Il punto di massimo coraggio politico coincide con i momenti di comicità dark dedicati alle tragedie contemporanee. Brunori affronta il dramma del genocidio palestinese sbugiardando l'ignavia collettiva: prima ridicolizza il dilemma opportunista del prendere o meno posizione (raccontando di quando un fan gli ha porto la bandiera palestinese sul palco), poi adotta la maschera cinica di un terrificante "milanese imbruttito" che calcola i morti della guerra come se fossero KPI di un'analisi di marketing. Questo viaggio esistenziale, iniziato con il racconto dell'affanno della vita quotidiana, si chiude con una catarsi collettiva.

Aggrappandosi alla verità gaberiana secondo cui «c'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte», Brunori trasforma la conclusione di un ciclo o di un'ideologia in una liberazione. Lancia l'invito a smettere di correre a vuoto, per riscoprire l'onestà di guardarsi dentro. Dopo il classico bis sulle note di Guardia '82, lo show si è chiuso tra gli applausi scroscianti del pubblico. 

Peccato che il convitato di pietra se ne fosse andato prima della fine, forse uscito dal teatro insieme al milanese imbruttito... 

In sintesi: Brunori sa... sa scrivere, sa intrattenere, sa far riflettere e sa cantare, e sa fare un teatro-canzone di altissimo livello. 

Un consiglio: Se potete, non vi lasciate sfuggire questo straordinario spettacolo!

SETLIST

Intro

Primo monologo

La verità

La ghigliottina

Secondo monologo

La vita com’è

Capita così

Terzo monologo

Come stai

Figli della borghesia

Quarto monologo

Yoko Ono

Ode al cantautore

Quinto monologo

Italiano‐Latino

L'uomo nero

Sesto monologo (70.000)

Al di là dell'amore

Il giallo addosso

Settimo monologo (un minuto e venti)

Canzone contro la paura

Secondo me

Ottavo monologo (28 anni)

Secondo me

Per non perdere noi

Nono monologo (3kg e mezzo)

Per due che come noi

L'albero delle noci

Decimo monologo (2 anni dopo)

Encore:

Guardia '82