Banditos

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Milano / Serraglio - Lugagnano (VR) / Club il Giardino


20/10/2018 - di Giovanni Sottosanti
Le strade della live music sono costellate anche da serate, per così dire, non perfettamente riuscite.

 Artisti e band che macinano palchi e chilometri, organizzatori che si sbattono per trovare date e locali, il tutto non spesso viene premiato da un`adeguata risposta del pubblico. Il primo giro in Italia dei Banditos è una foto con luci e ombre. La band dell`Alabama atterra a Milano in un Serraglio desolatamente semi vuoto. Non bastano due dischi, il primo omonimo del 2015 e il secondo Visionland di un anno fa, entrambi con un ottimo riscontro sulla stampa di settore, per attirare gli appassionati del genere e a smuovere la curiosità dei neofiti. A Daniele Tenca spetta il difficile compito di rompere il silenzio assordante che avvolge il locale. In trio elettrico esegue versioni scarnificate e selvagge di Default Boogie, Big Daddy e Cold Comfort, con in aggiunta due cover di Gary Clark Jr., Numb e Next Door Neighbour Blues. E` proprio il chitarrista blues texano la massima fonte di ispirazione che muove Daniele nel suo idillio con la musica del diavolo. Sono evidenti anche influenze di Seasick Steve e del suono Fat Possum nell`approccio ai brani, diretto, sporco e senza fronzoli. Passione, bravura e professionalità e non importa che stasera l`urlo dolente del blues cada quasi nel vuoto. Va bene così.

Quando i Banditos entrano sul palco, pensi di trovarti davanti ad un gruppo di fuoriusciti da una qualche comune hippie. Cappelli, barbe e capelli lunghe, abiti trasandati e andatura ciondolante, sguardi stralunati e sognanti, ma anche tanta energia, genuina, fresca, spontanea e vitale. Attaccano i jack agli amplificatori e parte un viaggio affascinante attraverso un universo musicale variegato e variopinto, multiforme e multicolore. Dal rock`n`roll al blues, passando attraverso soul, punk, garage, ballads, psichedelia, boogie woogie e rockabilly, il tutto con ben impresso il marchio dell`urgenza e dell`immediatezza. La voluminosa figura di Mary Beth Richardson risulta assolutamente dominante e coinvolgente, una voce potente, capace di adagiarsi in suadenti ballate e trascinare nei pezzi più arrembanti, molto Janis Joplin, un po` Grace Slick. La supportano adeguatamente Timothy Steven Corey Parsons lead vocals, electric and acoustic guitar, Stephen Alan Pierce II lead vocals and banjo, Jeffery David Salter electric lead, acoustic guitar and vocals, Jeffery "Danny" Vines upright and electric bass e Randy Taylor Wade drums and percussion.

Le botte rock`n`roll di The Breeze, DDT e Still Sober (After All These Beers), il blues ciondolante di Ain`t It Hard, lo strappo stradaiolo con Waitin` e Can`t Get Away, il tuffo nel soul r&b con Old Ways e Healin` Slow, il rock urbano di Fine Fine Day, il viaggio onirico a base di Visionland e When It Rains, il boogie woogie di Thick N`Thin, il country rock di Lonely Boy. Quasi con naturalezza sgorga fuori una cover anfetaminica di Midnight Special, che parte piano e arriva come un treno in corsa, dirompente e irrefrenabile. C`è davvero tutto per una serata ad alta gradazione alcolica, fantasia, imprevedibilità e divertimento assicurato, indipendentemente dallo scarso numero di presenti. Peggio per chi è rimasto a casa.

Il giorno dopo invece la gente si scolla via dal divano e il Giardino a Lugagnano di Sona è pieno. Misteri della musica! In apertura The Fireplaces in formazione ristretta, con Caterino Riccardi, Oliviero Lucato e Carlo Marchiori. Special guest Cristian Secco alla slide e Thomas Stocco al basso. Il loro folk`n`roll e` coinvolgente e spontaneo, si respirano grosse dosi di coraggio ed entusiasmo in pezzi come Happy SongBreak Your Wing e Wrecking Ball Blues, mentre un pizzico di malinconia avvolge Light Of The Candle, dedicata ad un amico scomparso e In Flight, che invece tratta l`argomento della disabilità. Il gospel soul di Mercy riporta tutto a casa con allegria e simpatia, la ricetta della semplicità non tradisce mai.

L`atmosfera e il colpo d`occhio del locale raccontano una storia ben diversa rispetto alla sera precedente e i Banditos respirano le giuste vibrazioni, che restituiscono attraverso un show adrenalinico e vibrante, tutto cuore, sudore e polvere da sparo. La setlist ricalca più o meno quella di Milano, si spazia tra i brani degli ultimi due album. La voce di Mary Beth colpisce nel segno e la band gira alla grande. I bis sono due cover, una trascinante e, per certi versi attesa Piece Of My Heart, in cui la cantante è totalmente posseduta dallo spirito di Janis in un sabba devastante e taumaturgico. Chiudono con I Put A Spell On You e anche Screamin` Jay Hawkins sorride soddisfatto. Ai confini tra Messico e Alabama si aggira una pericolosa band di teppisti, armati di buona musica fino ai denti. Si chiamano Banditos. Non fermateli, per favore!

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