Grayson Capps

Grayson Capps

Roma / Le Mura


19/11/2019 - di Giovanni Sottosanti
Faceva caldo quell`estate a New Orleans, un caldo come sempre umido e limaccioso. Sul patio fuori dalla capanna c`era un divano sfondato e Grayson Capps  era solito sdraiarvisi sopra imbracciando la chitarra. Poteva trascorrere ore e ore in quel modo, chiudeva gli occhi, accarezzava le sei corde della sua Hollywood acustica e raccontava fantastiche storie di blues sognanti e strascicati, ballads straccione e barcollanti, tra vagabondi, obese suonatrici di washboard, ubriaconi dal cuore d`oro, belle ragazze e amori che tramontavano all`alba.

Lo conobbi così nell`estate di quasi quindici anni fa e mi innamorai da subito di un disco e di un film, in cui tutto questo veniva cantato, vissuto e sognato. If You Knew My Mind e A Love Song For Bobby Long scesero a braccetto lungo le strade polverose della Louisiana e vennero ad abitare nel mio cuore, in un perfetto connubio di suoni, colori ed emozioni. Negli anni ho avuto la fortuna di assistere numerose volte a concerti di Grayson, prevalentemente nella dimensione acustica. Ogni volta è stato un passo in avanti attraverso la conoscenza di un mondo poetico e rurale, genuino e vero, sincero e leale, come il gigante con capelli lunghi e barba bionda che era lì, davanti a me, a raccontare quelle storie, strappando le corde della chitarra, soffiando nell`armonica e battendo il tacco degli stivali.

Stasera ha deciso che vuole scrivere un altro capitolo della sua storia e, come in tutte le altre date di questo tour, chiama a raccolta la band. Non si tratta però di una band come comunemente ce la immaginiamo, la sua è una vera e propria Famiglia, perché alla Fender si disimpegna egregiamente Emanuele J. Sintoni, quasi un fratello per lui e da anni fedele e preziosa spalla nei tour italiani. La sezione ritmica invece parla al femminile, con la batteria nelle preziose mani della brava e bella Angelica Comandini, mentre il basso è affidato alle cure di Sadie Morningstar, nella vita reale figlia di Grayson. Scendete tutti in città perché Grayson è tornato e vuole portarci via con lui, attraverso un altro meraviglioso viaggio nel suo fantastico mondo.

Le Mura aprono la porta nella stanza dei sogni, la birra scorre come le acque del Mississippi e i tavolini del locale vibrano di calda passione. Get Back Up indica la strada da seguire in oltre due ore di concerto emozionante, intenso, vibrante e coinvolgente. Da subito si percepisce che lui e la band ci vogliono lì, in un unico abbraccio, senza distanze e senza confini di lingua e cultura. Il suono è verniciato di southern rock, diretto e teso, i brani sono lunghi e gli assoli dilatati, stasera si jamma alla grande. Restano un poco in disparte gli umori blues soul di New Orleans, ma va bene così, quando guida Grayson si viaggia sicuri anche a occhi chiusi e fari spenti. Cry Me One Tear era contenuta in Wail & Ride del 2006 e strizza l`occhio ad un torrido blues, mentre Psychic Channel Blues, da Songbones dell`anno successivo, lascia scivolare via un inizio sonnolento per cedere il passo ad assoli sanguinanti.

La Telecaster di Emanuele J. Sintoni non fa prigionieri, vola alta, libera e felice, precisa e pungente, senza sbavature. La sezione ritmica non ha bisogno di colpi ad effetto, gioca semplice e pulito, assolutamente lineare, semplice ed efficace. Poison si trasforma in Drink A Little Grappa e celebra il rito collettivo della grappa, da New Orleans all`Italia "For Alabama to Italy/Drink a little grappa before you die". Graveyard e Highway 42 percorrono polverose strade secondarie che uniscono If You Knew My Mind con The Lost Cause Minstrels.

Tra un brano e l`altro entra in scena l`uomo Grayson, quello che con estremo piacere parla, ride, scherza, racconta e andrebbe avanti così per ore e ore, tratteggiando bozzetti di vita vissuta e ricordi d`infanzia. Una musica che vive di immagini fantastiche e figure mitologiche, tradotte nella meraviglia bluesy di Lorraine`s Song e A Love Song For Bobby Long e nella bellezza infinita di quegli accordi, quelli che ascolteresti per sempre insieme a tutta la canzone "Standin` on the corner of Royal Street/On a Sunday afternoon". Washboard Lisa sfocia in un senso di estatica beatitudine, Scarlett Johansson e John Travolta ballano lentamente, abbracciati e pieni d`amore, Grayson chiude gli occhi e sogna, come sotto quel patio, sdraiato sul suo divano blu. Ancora spruzzi di New Orleans blues a bagnare Wail & Ride, Give It To Me e Coconut Moonshine, mentre Taos è sferzata da un blues roccioso e psichedelico. Brillano nel finale New Again e Moving On, perle preziose estratte dal cassetto di Scarlett Rose, ballads soffiate nell`armonica e cantate dritte al centro del cuore "It`s time we be moving on".

È tempo di andare. Ci portiamo a casa un altro giro a bordo dei sogni, quelli che non finiscono "Everytime you move your dirt little hands/Takes away our fears and our pain".

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