Patti Smith

Patti Smith

Alcatraz - Milano


18/10/2004 - di Davide Scarpa
  Patti Smith
   Alcatraz, Milano
   
18 ottobre 2004 Patti Smith torna in Italia per una nuova sequela di concerti. L'ennesima. Sulla stampa - tutta la stampa - da quella patinata a quella nazional-popolare, troverete una sfilza uniforme di sproloqui e agiografie sulla regina del rock, la sacerdotessa, l'ingombrante presenza, il carisma, l'impegno, cinquant'anni e non sentirli, la testimone di un'epoca, e via dicendo (e mai nessuno che si ricordi della buonanima di Fred "Sonic" Smith). Il solito rito della celebrazione di un'icona… solo che questa volta hanno ragione. Veramente.

Sissignore, quella a cui abbiamo assistito ieri sera, lunedì 18 ottobre 2004 all'Alcatraz è stata davvero una performance memorabile.

Sarà semplicistico, ma dove trovate un altro/a artista che a quella età - e questa volta non è retorica - calca il palcoscenico con la stessa grazia e la stessa passione, spinto da un sincero divertimento e una naturalezza non ancora corrosi dall'abitudine e dalla pienezza di sé? Patti Smith dimostra lo spirito autentico di una debuttante alla sua prima uscita pubblica, sentendosi lei per prima in dovere di dedicarsi totalmente ad una platea mai così eterogenea, composta non tanto da fan quanto da sudditi acclamanti.

Avere la fortuna di imbattersi con una performance dove convivono leggerezza e impegno così ben amalgamati è un'impresa! Chi vi può infatti recitare una poesia su Giovanni Paolo II (Wave) perché - pur non essendo cattolica - "sente un grande amore provenire dalla sua figura"? Oppure dedicare una canzone a Milano perché 150 anni prima una vedova ha raccolto dalla strada e curato un Rimbaud malconcio? Dove trovare, alla faccia di ogni trasgressione superata, un'artista che ricorda sempre l'impegno di essere madre, probabilmente la più difficile delle sue molteplici attività (Father Figure)? E un Lenny Kaye che suona Gloria con l'irruenza appartenente ad un'epoca dimenticata ai più?

Ieratica, a tratti demagogica nella sua visione naif della lotta politica e dell'impegno per un mondo migliore, Patti Smith ha saputo non solo intrattenerci, ma anche incantarci, con la sua presenza e quella voce tanto roca quanto duttile, da lei modulata in mille forme che sanno essere sempre nuove.

Una doverosa citazione va ai video che hanno accompagnato l'intero concerto, a tratti nostalgici, a tratti interpreti dello spirito dei pezzi, spesso pleonastici e inconcludenti, sempre d'ispirazione seventies nei contenuti e quanto early eighties nella forma. Persino i pezzi nuovi hanno retto bene il confronto con quelli storici. Sì, ha fatto anche quelli… vabbé, che volete sapere ancora? Non siete stufi? Di un concerto così non si legge. Ci si va. E basti per tutti.


Scaletta:

PISSIN IN A RIVER
JUBILEE
STRIDE OF THE MIND
BREAK IT UP
REDONDO BEACH
SOUTHERN CROSS
MY BLAKEAN YEAR
CASH
FATHER FIGURE
25TH FLOOR
WAVE
WE THREE
FREE MONEY
PEACEABLE KINGDOM
GANDHI
PEOPLE HAVE THE POWER

BECAUSE THE NIGHT
TRAMPIN'
GLORIA


______________  Recensione di: Davide Scarpa  

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