live report
Tom Russell Feat. Max De Bernardi Besozzo (VA) / Ex Fabbrica Sonnino
di Giovanni Sottosanti
Concerto del 17/09/2016
Standing alone in the shadows
Of St. Olav's Gate
In testa un cappello a larghe tese, il bavero del cappotto alzato, la sguardo a scrutare l'orizzonte, sullo sfondo una ferrovia e un treno in arrivo. Così appariva Tom Russell nel 1984 sulla copertina del primo disco, quell'Heart On A Sleeve che rivelò al mondo la voce calda e baritonale e il grande talento di questo songwriter, nato a Los Angeles, ma adottato musicalmente e culturalmente dal Texas. Dopo trentaquattro anni, sono le splendide note di St. Olav's Gate, che chiudeva il lato A di quel disco, ad aprire il concerto all'ex Fabbrica Sonnino di Besozzo, il pezzo viene dedicato all'indimenticato e indimenticabile Carlo Carlini, il primo a portare Tom in Italia.
Giove Pluvio partecipa intensamente alla serata, scaricando su Besozzo secchiate d'acqua, tuoni e fulmini in quantità spropositate, la location è a dir poco fredda e umida, folcloristica e un po'spettrale. Ma va bene così, ci pensano la voce, le canzoni e la chitarra di Tom Russell, brillantemente accompagnato da Max De Bernardi alla second guitar, a scaldare l'ambiente e il cuore degli aficionados presenti. Inizia un viaggio caldo e appassionato attraverso l'universo musicale di questo splendido autore, storie di border, frontera, i cowboy e l'epopea del west, profumi di Messico, religione e superstizione, un mondo colorato, avvolgente, rassicurante e al contempo spietato, crudo e duro, come un film western, dove non sempre vincono i buoni. Dopo un paio di pezzi dall'ultimo, splendido, The Rose Of Roscrae (a ballad of the West), vera e propria antologia della musica country, arrivano i primi colpi al cuore, There are ghosts out in the rain tonight, ci sono sicuramente anche i fantasmi fuori nella pioggia ad ascoltare incantati la meravigliosa Guadalupe, ballata tremendamente toccante e intensa.
Neanche il tempo di rifiatare e “Carlos Zaragoza left his home in Casas Grandes when the moon was full” parte la canzone che più di tutte simboleggia l'universo musicale e culturale di Tom Russell, Gallo del Cielo “was a rooster born in heaven so the legend say”, epica, leggendaria, fantastica, lunga che vorresti lo fosse anche di più. Tom è in gran forma, rilassato e divertito, si concede battute e siparietti con il pubblico, la voce colpisce sempre nel profondo e scuote corde scoperte. È la volta di Down The Rio Grande, scritta con Dave Alvin, come Haley's Comet, preceduta da un accenno di I Walk The Line. “He had a blue wing tattooed on his shoulder”, io invece mi riscopro gli occhi lucidi e un paio di lacrime a solcarmi le guance quando Blue Wing accelera il battito cardiaco e la sala trattiene il fiato, inserto di Bo Diddley compreso.
Tanto inaspettato quanto gradito arriva un omaggio al grande Warren Zavon con Carmelita, inaspettato è anche il fulmine che scarica una gran botta privandoci della corrente per alcuni minuti. Niente paura, Tom e Max continuano a raccontare la triste e straziante storia di Carmelita al buio e senza amplificazione, per poi chiuderla alla grande con il ripristino della luce. Dopo una pausa che per dieci minuti spezza l'incantesimo, la magia riprende con East Of Woodstock, West Of Vietnam, che in Blood And Candle Smoke era suonata con i Calexico. Sale sul palco anche Veronica Sbergia, per due brani carichi di blues e swing eseguiti in coppia con Max De Bernardi. Il finale è con Tonight We Ride e Navajo Rug, scritta con Ian Tyson e diventata poi La Coperta Indiana, nella versione di Luigi Grechi, suo grande estimatore. Touch Of Evil, border ballad che omaggia Orson Wells e proveniente dal capolavoro tex-mex Borderland, dovrebbe essere l'ultimo brano, ma non lo è, il calore e l'entusiasmo del pubblico inducono il buon Tom a regalare un altro bis, la scelta cade su Veteran's Day e il ricordo di Jimmy McGrew, altra grande ballata, struggente, intensa e nostalgica, incisa a suo tempo da Johnny Cash nel disco Boom Chicka Boom. Quasi naturale e inevitabile proseguire e suggellare la serata con . Fuori continua a piovere senza sosta, ma va bene così...
It's dark in here, can't see the sky
But I look at this blue wing when I close my eyes
And I fly away, beyond these walls
Up above the clouds, where the rain don't fall
On a poor man's dreams
Foto di: Federico Sponza, Giuseppe Verrini e Andrea Furlan come indicato in didascalia
Of St. Olav's Gate
In testa un cappello a larghe tese, il bavero del cappotto alzato, la sguardo a scrutare l'orizzonte, sullo sfondo una ferrovia e un treno in arrivo. Così appariva Tom Russell nel 1984 sulla copertina del primo disco, quell'Heart On A Sleeve che rivelò al mondo la voce calda e baritonale e il grande talento di questo songwriter, nato a Los Angeles, ma adottato musicalmente e culturalmente dal Texas. Dopo trentaquattro anni, sono le splendide note di St. Olav's Gate, che chiudeva il lato A di quel disco, ad aprire il concerto all'ex Fabbrica Sonnino di Besozzo, il pezzo viene dedicato all'indimenticato e indimenticabile Carlo Carlini, il primo a portare Tom in Italia.
Giove Pluvio partecipa intensamente alla serata, scaricando su Besozzo secchiate d'acqua, tuoni e fulmini in quantità spropositate, la location è a dir poco fredda e umida, folcloristica e un po'spettrale. Ma va bene così, ci pensano la voce, le canzoni e la chitarra di Tom Russell, brillantemente accompagnato da Max De Bernardi alla second guitar, a scaldare l'ambiente e il cuore degli aficionados presenti. Inizia un viaggio caldo e appassionato attraverso l'universo musicale di questo splendido autore, storie di border, frontera, i cowboy e l'epopea del west, profumi di Messico, religione e superstizione, un mondo colorato, avvolgente, rassicurante e al contempo spietato, crudo e duro, come un film western, dove non sempre vincono i buoni. Dopo un paio di pezzi dall'ultimo, splendido, The Rose Of Roscrae (a ballad of the West), vera e propria antologia della musica country, arrivano i primi colpi al cuore, There are ghosts out in the rain tonight, ci sono sicuramente anche i fantasmi fuori nella pioggia ad ascoltare incantati la meravigliosa Guadalupe, ballata tremendamente toccante e intensa.
Neanche il tempo di rifiatare e “Carlos Zaragoza left his home in Casas Grandes when the moon was full” parte la canzone che più di tutte simboleggia l'universo musicale e culturale di Tom Russell, Gallo del Cielo “was a rooster born in heaven so the legend say”, epica, leggendaria, fantastica, lunga che vorresti lo fosse anche di più. Tom è in gran forma, rilassato e divertito, si concede battute e siparietti con il pubblico, la voce colpisce sempre nel profondo e scuote corde scoperte. È la volta di Down The Rio Grande, scritta con Dave Alvin, come Haley's Comet, preceduta da un accenno di I Walk The Line. “He had a blue wing tattooed on his shoulder”, io invece mi riscopro gli occhi lucidi e un paio di lacrime a solcarmi le guance quando Blue Wing accelera il battito cardiaco e la sala trattiene il fiato, inserto di Bo Diddley compreso.
Tanto inaspettato quanto gradito arriva un omaggio al grande Warren Zavon con Carmelita, inaspettato è anche il fulmine che scarica una gran botta privandoci della corrente per alcuni minuti. Niente paura, Tom e Max continuano a raccontare la triste e straziante storia di Carmelita al buio e senza amplificazione, per poi chiuderla alla grande con il ripristino della luce. Dopo una pausa che per dieci minuti spezza l'incantesimo, la magia riprende con East Of Woodstock, West Of Vietnam, che in Blood And Candle Smoke era suonata con i Calexico. Sale sul palco anche Veronica Sbergia, per due brani carichi di blues e swing eseguiti in coppia con Max De Bernardi. Il finale è con Tonight We Ride e Navajo Rug, scritta con Ian Tyson e diventata poi La Coperta Indiana, nella versione di Luigi Grechi, suo grande estimatore. Touch Of Evil, border ballad che omaggia Orson Wells e proveniente dal capolavoro tex-mex Borderland, dovrebbe essere l'ultimo brano, ma non lo è, il calore e l'entusiasmo del pubblico inducono il buon Tom a regalare un altro bis, la scelta cade su Veteran's Day e il ricordo di Jimmy McGrew, altra grande ballata, struggente, intensa e nostalgica, incisa a suo tempo da Johnny Cash nel disco Boom Chicka Boom. Quasi naturale e inevitabile proseguire e suggellare la serata con . Fuori continua a piovere senza sosta, ma va bene così...
It's dark in here, can't see the sky
But I look at this blue wing when I close my eyes
And I fly away, beyond these walls
Up above the clouds, where the rain don't fall
On a poor man's dreams
Foto di: Federico Sponza, Giuseppe Verrini e Andrea Furlan come indicato in didascalia