Selton e Gilsons

live report

Selton e Gilsons Una serata tutta brasileira chiude in bellezza il Festival di Villa Arconati

di Laura Bianchi

Concerto del 15/07/2026

#Selton e Gilsons#World#World

Un'edizione varia e di qualità, come sempre, quella di quest'anno del Festival di Villa Arconati, che ha registrato sempre grande successo di pubblico, favorita anche dal clima caldo, ma che, nello splendido parco, regala serate gradevoli. L'ultima di esse propone un binomio tutto brasileiro: i Selton, band folk rock e indie brasiliana residente a Milano, e i Gilsons, ossia José Gil, Francisco Gil e João Gil, rispettivamente il figlio e i nipoti del leggendario cantautore e intellettuale Gilberto Gil. Ovvio, quindi, che il pubblico sia composito: ci sono i frequentatori abituali del Festival, attirati dal desiderio di immergersi nel clima musicale del Tropicalismo, ma soprattutto ci sono i brasiliani, di prima o seconda generazione, che cantano tutte le canzoni, ballano e interagiscono con i Selton e con il trio, che si esprime prevalentemente in brasiliano. Ne esce un concerto dalle molteplici sfaccettature, con gli spettatori seduti che si muovono, pur compostamente, ai ritmi trascinanti delle due band, e quelli entusiasti che, non appena è loro concesso, affollano prima i lati della platea, poi il sotto palco, ballando senza sosta.

I Selton godono ormai di un seguito non solo brasiliano; Ramiro Levy, Daniel Plentz ed Eduardo Stein Dechtiar, ormai italiani di adozione, si erano fatti conoscere per le loro originali cover di Cochi e Renato ed Enzo Jannacci, che, dopo averli notati come artisti di strada, ha prodotto, nell'ormai lontano 2008, il loro album Banana à Milanesa. Questa sera, oltre ai loro brani storici, come Voglia di Infinito, Piccola sbronza o la delirante-ma-non-troppo Pasolini, cantata e ballata in mezzo alla folla da Plentz, presentano il recente Gringo Vol.2, che si colora dei ritmi di Bahia, e da cui traggono molte canzoni, come Tudo Bem, Tropicaliente e Fica Aquì.

La loro caratteristica è ampliare le sonorità, intercambiandosi i ruoli, anche se il ritmo più trascinante avviene quando le percussioni si raddoppiano e Dechtiar pompa il basso, mentre momenti suggestivi sono quando le voci si intersecano, nel più puro stile bossa nova. Completano le sonorità del lungo set - quasi un'ora e mezza - una batteria, le tastiere e un sax molto efficace, per creare un mix di temi, stili e generi, che arriva fino allo ska punk, e che cattura il pubblico. Chicca assoluta: una versione emozionante di Estate di Bruno Martino.


Dopo una breve pausa, i tre Gilsons, anch'essi accompagnati da batteria, percussioni, tastiere e tromba, suscitano subito un'ovazione: reduci da Umbria Jazz, dove hanno aperto per Gilberto, dimostrano padronanza del palco, voci amalgamate in modo suggestivo e grande maestria nell'accostare classici del genere con il loro tentativo, riuscito, di creare una bossa nova moderna, come in Love, Love, in Vem de Là, o in Desejo.

Il loro suono, ammorbidito da una tromba ricca di gusto e precisione, testimonia che l'eredità del Tropicalismo è stata raccolta e assimilata, tra samba e saudade, ma anche attualizzata da intarsi di rap, funk, virando anche verso un pop mai scontato e banale, come in Bejio Na Boca, radici afro e orecchiabilità radiofonica. Alla fine, il concerto si trasforma in un Carnevale, con gli spettatori che tracimano fin sotto il palco, invadendo corridoi e spazi disponibili, per sentirsi tutti uniti a ritmo di samba. Il modo migliore per chiudere non solo questa serata verde oro, ma anche tutta la rassegna di Villa Arconati, che fa ben sperare per l'edizione 2027.


FOTO DI FRANCO VALSECCHI