Silvia Tarozzi e Deborah Walker

live report

Silvia Tarozzi e Deborah Walker Silvia Tarozzi e Deborah Walker con Sholto Dobie un live potente alla Triennale di Milano

di Paolo Ronchetti

Concerto del 15/03/2026

#Silvia Tarozzi e Deborah Walker #Derive#Voci

Mattinata da brividi intensi quella di domenica 15 marzo a Voce Triennale Milano per il doppio set di Sholto Dobie e del duo Silvia Tarozzi e Deborah Walker. Sholto Dobie, nato a Edimburgo ma residente a Vilnius, si presenta da assoluto outsider, ma ammalia il pubblico con un set per doppia fisarmonica diatonica che restituisce, nei gesti come nei suoni, un senso di magia arcaica che lascia tutti a bocca aperta. Impugnando una fisarmonica per ogni mano e oscillando arti e strumenti, via via, in movimenti sincroni, asincroni, e più o meno sfalsati temporalmente, procede suonando piccoli intervalli che costruiscono un mondo sonoro magico e in qualche modo giocoso, pur nel suo assoluto rifarsi a un minimalismo tanto rigoroso quanto creativo. Ogni brano non penso contenga più di quattro note, ma il risultato lascia senza parole, tanto che Deborah Walker, prima di introdurre il proprio set con Silvia Tarozzi, esclama al microfono “Non so voi, ma io ogni giorno vorrei risvegliarmi con la musica di Sholto Dobie”, cogliendo in pieno quello che la sala aveva appena provato nell’ascoltarlo!

Prima volta a Milano per questo Canti Di Guerra, Di Lavoro E D‘Amore che Silvia Tarozzi e Deborah Walker hanno pubblicato quattro anni fa e che viene direttamente da una Emilia così vicina, ma forse anche così lontana; quanto fa pensare questa pigrizia/disinteresse/incapacità milanese nell’accogliere solo ora per la prima volta un disco così bello uscito da così tanto tempo! Questi Canti sono un progetto sulle vite e le tradizioni di un popolo. Sui canti delle Mondine; sui canti delle famiglie e delle feste. Canti emiliani, di campagna o di montagna, di lotta, ninne nanne, conte. Canti migranti, conosciuti ormai ovunque, anche a migliaia di chilometri di distanza da chi quei canti li ha usati quotidianamente, o ascoltati da chi, con pazienza, li ha recuperati e registrati negli anni '60 e '70. L’operazione del duo Tarozzi (voce e violino) e Walker (voce e violoncello) però è tutto tranne che mera riproposizione archivistica. Nel bellissimo disco, e ancor di più nello straordinario live, le due artiste sono capaci di lavorare la tradizione popolare come carne viva capace di subire torsioni, improvvisazioni, distorsioni, battiture per poi riaffiorare forte e pulita come non mai; si dimostrano musiciste virtuose capaci di suonare partiture “perfette”, così come di suonare leggermente calanti, come fossero musiciste popolari, oppure di suonare con improvvisazioni libere in cui corde e archetti si torcono con forza e in cui ogni spazio dello strumento è percosso alla ricerca di un suono proprio. E la cosa impressionante è che non paiono mai suonare o cantare “al modo di” ma suonano (e cantano) ogni frammento del loro concerto con una credibilità complice e intensa. La Lega, Pietà L’è Morta, Il Bersagliere Ha Cento Penne, La Ninna Nanna di Monghidoro e molti altri brani rinascono così a nuova vita, non solo senza tradire minimamente la loro storia, ma proiettandosi nel futuro di chi sa e vuole ascoltare. Gli arrangiamenti vocali inseguono felicemente tutte le possibilità della musica popolare: unisoni, armonizzazioni, canoni, sfide di proverbi/motti/scioglilingua, lasciando alla parte strumentale la parte più avventurosa, in un matrimonio fertile tra tradizione e avventura.

Il progetto Voci Triennale Milano va lodato per questi concerti, non solo mattutini, che riempiono, in uno spazio autorevole come quello di Triennale Milano, un vuoto culturale che da troppi anni si faceva sentire. Nello spazio Voci troviamo una cura per il suono e per la programmazione (in questo mese sono passati, tra gli altri, Gianni Coscia e Massimo Silverio) che lasciano ben sperare anche dopo il doppio magnifico concerto di questa mattina.