Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

Como / Arena del Teatro Sociale


15/07/2018 - di Laura Bianchi
Arriviamo nell’Arena del Teatro Sociale di Como con borse e zaini stipati di giacche, mantelline e ombrelli. Arriviamo con un occhio al cielo, che per ora è sereno, ma le previsioni non sono clementi. Arriviamo accaldati, affannati, ognuno col proprio carico di preoccupazioni e dubbi.

Arriviamo, e veniamo subito accolti dall’efficiente organizzazione di MyNina Spettacoli, che, con la direzione del Teatro, ha fortemente voluto inserire Como nel Tour 2018 di un Francesco De Gregori, si dice, in stato di grazia, e che realizza un tutto esaurito di oltre 1500 persone. Per molti di noi è l’ennesimo concerto del Principe; per qualcuno, i più giovani, è il primo; in tutti, c’è la stessa trepidazione, mista alla curiosità e al bisogno di medicare qualche ferita, piccola o grande che sia.

Arriviamo, e un ragazzo di trentasei anni, Filippo Andreani, accompagnato da Gianmarco Pirro alla chitarra, armato di un cuore che va a mille e di una voce in cui ci sta tutto il cuore, trasmette l’emozione e l’energia di un cantautore pronto a segnare un calcio di rigore. E, messo il cuore dentro la voce, senza paura, tira e fa gol, con un pugno di belle canzoni, tratte dal suo ultimo disco Il secondo tempo, finalista al Premio Tenco.

Quando su Como ormai si accendono le stelle (sì, resterà sereno tutta la serata, a dispetto delle previsioni delle persone facili, che non hanno dubbi mai…), De Gregori entra in scena, col suo incedere nobile e solo apparentemente distaccato; in realtà, se nel concerto regalerà solo poche parole di ringraziamento e di presentazione, il calore trasmesso dalla sua inossidabile voce, e la passione con cui interpreta testi sempre attuali, ne dimostrano lo spirito indomito e la profonda empatia che lo lega al pubblico.

Gli arrangiamenti del capobanda Guido Guglielminetti, che suona anche il basso, arricchiti dalla chitarra di Paolo Giovenchi, sempre pronta a sottolineare il mood dei diversi brani, dalla pedal steel guitar di Alessandro Alex Valle, musicista dal gusto sobrio, mai invadente, ma imprescindibile, e dalla linea melodica coinvolgente del pianoforte di Carlo Gaudiello, mostrano la loro efficacia, non solo nell’abito nuovo con cui rivestono capolavori indiscussi, come Generale o la conclusiva Rimmel, ma anche nel rispetto con cui rileggono, con poche trasformazioni, brani perfetti come Santa Lucia, aggiungendo in coda un omaggio al Dalla di Com’è profondo il mare, a cui segue una reinterpretazione di 4 marzo 1943, con relativa standing ovation, sollecitata dallo stesso De Gregori, che indica il cielo.

E su di noi, che ascoltiamo rapiti, ormai certi che le mantelline e gli ombrelli resteranno dove sono, scende benefica la voce di quest’uomo alto e magrissimo, che non smette mai di muoversi avanzando verso di noi, che ricompare per i bis con calice di bianco e sigaretta in mano, che ci chiama Amici e che ci sorride, da sotto i suoi occhiali scuri e il suo cappello. Scende nei cuori, quella voce, e ci racconta di drammi sempre quotidiani, di storie che hanno quasi trent`anni, come Bambini venite parvulos, tredici, come Numeri da scaricare, o trentasei, come Titanic, eppure che paiono scritte ascoltando le notizie di stamattina. E De Gregori lo fa con intenzione: ad esempio, in Titanic, l’enfasi con cui sottolinea vacanza, nel verso in mezzo al fumo di questo vapore, di questa vacanza in alto mare, testimonia che Francesco starà sempre e per sempre dalla stessa parte: quella dei deboli, degli ultimi, degli sfruttati e dei sofferenti. Parole balsamo, voce medicina, per lenire le ferite della solitudine, ma anche per aiutare a resistere e a esistere, finché non è buio ancora.

In questa luce va vista anche la presenza sul palco di una ragazza che canta con me da tanti anni, e che è anche mia moglie da tanti anni: Alessandra Gobbi, che lui presenta semplicemente come Chicca, canta con lui una versione intima, chitarra e voce, del classico di Murolo Anema e core, e tanta essenzialità colpisce e commuove, come il coro del pubblico su Alice, o Rimmel.

Dopo oltre due ore di storia della canzone italiana, e di grandi emozioni, torniamo alle nostre case con borse e zaini stipati di mantelline e ombrelli asciutti, ma, soprattutto, col cuore gonfio di riconoscenza, per una serata in cui, nella nostra personale corona, le stelle hanno sostituito le spine.

FOTO DI GIOVANNA MENTASTI

SETLIST:

Numeri da scaricare

Caterina

Il cuoco di Salò

Buenos Aires

Non è buio ancora (Not Dark Yet) - Bob Dylan cover

Vai in Africa, Celestino

Sempre e per sempre

Cose

La leva calcistica della classe `68

Generale

Raggio di sole

Gambadilegno a Parigi

Bambini venite parvulos

Santa Lucia (accenno a Com’è profondo il mare)

4 marzo 1943 - Lucio Dalla cover

La donna cannone

Buonanotte fiorellino

Titanic

BIS:

Falso movimento

Alice

Anema e core con Alessandra Gobbi - Roberto Murolo cover

Rimmel


 

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