Fondazione Giorgio Gaber

live report

Fondazione Giorgio Gaber Qualcuno era Gaber all'Antica Stamperia Rubattino di Roma: ricordi e canzoni

di Laura Bianchi

Concerto del 09/05/2026

#Fondazione Giorgio Gaber#Italiana#Canzone d`autore

Metti una sera all'Antica Stamperia Rubattino, una casa della musica e della bellezza nel quartiere romano di Testaccio, per un incontro - concerto patrocinato dalla Fondazione Giorgio Gaber, che da decenni si attiva per fare vivere la memoria dell'indimenticabile intellettuale.

Stasera, Enrico Deregibus, ideatore dell'evento, all'interno della rassegna Sopra c'è gente, dialoga proprio col presidente della Fondazione, quel Paolo Dal Bon che fu suo manager dal 1984 fino alla sua morte. Ma la loro non è una semplice chiacchierata, fitta di ricordi e aneddoti: per rendere ancora più vivido il ricordo, sono proposti alcuni video che illustrano le tappe significative del percorso artistico di Gaber, dagli esordi con una travolgente Ciao, ti dirò, all'incontro con Maria Monti e poi con Mina, al lungo monologo Qualcuno era comunista, che strappa ancora lacrime, emozioni e applausi a scena aperta.

Dal Bon traccia un profilo acuto e profondo dell'artista; fin dai tempi della scuola, dice, era un punto di riferimento per tutti, con un'urgenza esistenziale di condividere le proprie idee con gli altri, sublimata poi nell'incontro col pubblico, della cui energia si nutriva. Dal dialogo con Deregibus emerge il ricordo di una generazione irripetibile, inimitabile, (quella di De André, Guccini, Jannacci, Tenco, per citarne solo alcuni) in cui la lucidità intellettuale si univa alla capacità comunicativa, all'unione tra arte popolare e raffinata, e alla fiducia nella civiltà e nell'umanità.

L'eredità gaberiana, però, non finisce coi ricordi: la serata si arricchisce così di tre interventi che fanno capire come essa sia ancora viva. Ivan Spadoni propone una versione delicata e intensa dell'emozionante L'illogica allegria; Sara Valerio coinvolge e convince tutti col monologo L'America, dell'ironia pungente e ancora attuale; Piji chiude la serata con la ficcante I reduci, racconto in musica dei sogni infranti del Sessantotto, e con la grottesca Quello che perde i pezzi, interpretata con verve cabarettistica.

Ma non può che essere il Signor G a salutarci, da un video tratto da uno dei suoi spettacoli, con C'è solo la strada. Noi cantiamo con lui, e usciamo nelle strade romane dopo una serata trascorsa a pensare, ridere, emozionarsi e sentirci vivi.