Baustelle

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Teatro degli Arcimboldi


10/04/2013 - di Michele Porcile
Applausi scroscianti nel secondo appuntamento milanese della band senese, coadiuvata dall’orchestra sinfonica del maestro Enrico Gabrielli. Applausi accennati in apertura di concerto a sottolineare le prime parole di Bianconi: “Non credo alla bibbia, mi chiedo perché. Dovrei consultarla, offende gli dei. Non prego la chiesa il fetore che fa …”Poi più convinti e prolungati al termine dei brani nello spazio di stacco convenzionalmente riservato al pubblico. Sì, perché è davvero dura fare una scala di valori tra i tanti pezzi pregevoli della lista, pescati in prevalenza dall’ultimo lavoro.

I Baustelle…Si potrà anche dire che non hanno inventato niente, ma con questa performance dimostrano definitivamente di avere consolidato un proprio progetto artistico, che piaccia o no. E poi chi, in linea di principio, dalla notte dei tempi ha mai creato un qualcosa dal nulla totalmente avulso dal suo ambiente e dalla memoria sociale?Il processo creativo è in fondo, pur sempre, un continuo rimescolio di conoscenza, apprendimento, imitazione, interpretazione, adattamento sino al raggiungimento di uno stile, abilità che volutamente o meno diventa il proprio marchio di fabbrica.

Ecco i Baustelle da ieri sera sono in viaggio; lo si capisce subito anche dalla scenografia teatrale essenziale, ma molto curata con la copertina dell’album Fantasma ben in evidenza sullo sfondo. Si può anche azzardare che la scelta logistica stessa dell’evento (un teatro come quello Arcimboldi in mezzo ad un vero e proprio Campus universitario quale il Bicocca Village) non sia casuale. Intendo dire che la materia è viva.

Ogni azione del gruppo è calibrata da Bianconi e soci in prima persona, riflettendo la propria immagine sul suo auditorio e uditorio.Ogni passo compiuto dalla band in questi anni lascia in bocca un senso di piacevole arricchimento e salita. Una crescita artistica che non esclude il proprio passato, ma lo include e lo implementa senza risultare un’operazione ridondante di riutilizzo.

Questa sensazione si materializza prepotentementen el finale di concerto, quando in occasione del bis vengono riportati in scena i vecchi cavalli di battaglia a compendio della lunga cavalcata musicale. E’ vero che l’ambientazione nell’occasione calzava a pennello con la maestosità, la solennità e la drammaturgicità dell’ultimo album, ma i pezzi storici quali per esempio il Corvo Joe o La guerra è finita danno solo un senso d’incompiutezza. Il re è nudo e penso che più di uno in platea se ne sia accorto.

Sembrava di vedere un bozzetto di un pittore accanto ad un suo capolavoro: nel secondo c’era anche il primo, ma il tutto assumeva una completezza divina, come nella musica il brano assume una sua rotondità a discapito di una jam session. Termine di paragone difficile da spiegare, ma che l’orecchio e l’animo capiscono benissimo. Segno di una band matura che non rimugina le fortune passate replicando all’infinito una formula vincente.

Certo tutto parte da una considerazione fondamentale: Fantasma è un gran bel disco e tutto viene di conseguenza. E’ abbastanza evidente in tutto il panorama musicale come ormai la chiave di successo più battuta sia quella di sostenere una parte con l’intento di dare realtà alla finzione, creare un personaggio tramite l’attore.

Ma questo non è indice di qualità o meno, di onestà o meno. Semplicemente la recita deve essere fatta come un’opera d’arte: con sentimento e dedizione, cura del dettaglio e voglia di comunicare un’idea. Di fronte a un’opera non ci dovremmo mai chiedere se è vera: semmai se sono vere le sensazioni che ci suscitano. La musica è pathos, comunicazione, ascolto, evocazione e vocazione.

Insomma anche dal vivo il trio più rinforzi e orchestra appare a loro agio, è sottilmente snob, ma mai tedioso. Ordinato, ma anche un po’ campagnolo come loro stessi si definiscono. Prima parte del concerto in punta di piedi, anzi di sgabello. Rigorosi e austeri come si conviene all’occasione e al luogo. Seconda parte in piedi con la chitarra in mano, ovvero più ruspante ed elettrizzante, ma mai sguaiata. In una sola parola una rappresentazione elegante, che per me significa al contempo ambiziosa, misuratae naturale peruna band che sembra ormai proiettata in questa nuova dimensione.

Rimango come sempre emozionato sulle arie di Monumentale con la splendida voce di Rachele; quindi piacevolmente turbato sulle note e parole di Contà l’inverni. Un’esistenza umana come struttura di significati,uno dei tanti atti perfetti di questo nuovo album. I testi comunque si prestano a una chiacchierata in piena regola con il pubblico, con il doppio effetto benefico di risparmiarci sia i predicozzi dei soloni, sia gli interminabili intermezzi tra una canzone e l’altra. Tra l’altro una canzone che dice “Diffido del saggio e di quello che sa” non può che far tacere il suo autore … Parole più nominate: amore, morte, vita, pornografia, futuro e tempo.

Setlist

Fantasma (Titoli di coda)
Il futuro
Nessuno
Il finale
Radioattività
Diorama
L’orizzonte degli eventi
Cristina
Contà l’inverni
Monumentale


La Morte
La Natura
Maya
L’aeroplano
Col Tempo
Corvo Joe
Alfredo
Piangi Roma
Sottoscritto
L’estinzione della razza umana
Fantasma (titoli di coda)
Charlie fa surf
La guerra è finita
Andarsene così

 

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