Lucinda Williams

live report

Lucinda Williams Milano / Teatro Lirico Gaber

10/01/2023 di Giovanni Sottosanti

#Lucinda Williams#Americana#Songwriting

(S)he had a reason to get back to Lake Charles...

Aveva un motivo per tornare a Lake Charles, era dove si sentiva a casa e dove anche la paura volava via.
Anche stasera la ragazza, Lucinda Williams, è tornata a Lake Charles, per sentirsi viva una volta di più e noi l'abbiamo vista, c'eravamo e siamo rimasti lì, prima attoniti, quasi increduli, poi sempre più entusiasti, commossi e riconoscenti.

Abbiamo sofferto e pianto con lei per l'andatura incerta, la gamba claudicante, lo sguardo perso nel vuoto, sul volto dipinto il terrore di non farcela, la tentazione di mollare tutto e sfanculare il mondo intero, dopo tre pezzi falcidiati da vuoti di memoria e una fastidiosissima faringotracheite.

E abbiamo pianto ancora, quando la sua voce, quella voce, si è aggrappata alla vita con le unghie e con i denti, perché in quel momento vivere era restare su quel palco del Teatro Lirico Giorgio Gaber, magari zoppicando e a brandelli, ma una volta di più Right In Time e Drunken Angel ci hanno strappato l'anima e il cuore, volando alto sullo schifo quotidiano, su sofferenze e malattie.

Lake Charles indica la strada di casa, in un quadro struggente e sanguinante che rimette in pista il meraviglioso Car Wheels, mentre Big Black Train e Born To Be Loved colorano la serata di tinte scure e pulsazioni blues. Da qui in avanti Lucinda alza ancora di più l'asticella delle emozioni, il calore del pubblico scoglie definitivamente paure e incertezze residue, lei sorride, si scusa, trema, ma ormai è forte come una roccia, sostenuta alla grande da una band fantastica in cui giganteggia Doug Pettibone alla chitarra e alla pedal steel.

Copenhagen e Are You Down rappresentano intimi sussulti dai colori tenui e dai ritmi ciondolanti, Let's Get The Band Together e You Can't Rule Me lanciano strali di rock sporco di polvere e strada, mentre in Essence c'è ancora lei, una volta di più in tutta la sua meravigliosa ed estrema fragilità. Scorrono Pray The Devil Back To Hell e Honey Bee prima che il trionfale tour de force chitarristico e vocale di Joy cali le luci sul palco.

I bis sono aperti da Hot Blood, estratto dallo splendido Sweet Old World del 1992, mentre Righteously arriva da World Without Tears. E poi ci siamo noi, tutti in piedi, perché Lucinda è ancora lì, dritta, fiera e orgogliosa, anche se bisognosa di sostegno, Keep on Rockin' In The Free World, braccio in alto in segno di vittoria, stasera ci ha detto una volta di più che la musica vince. Su tutto.

(FOTO DI MAURIZIO BISOZZI)

SETLIST 

Blessed

Protection

Right in Time

Stolen Moments

Drunken Angel

Lake Charles

Big Black Train

Born to Be Loved

Copenhagen

Are You Down

Let's Get the Band Together

You Can't Rule Me (Memphis Minnie cover)

Essence

Pray the Devil Back to Hell

Honey Bee

Joy

Encore:

Hot Blood

Righteously

Rockin' in the Free World