Ophiuco

live report

Ophiuco Arlecchino, Vedano Olona (VA)

05/01/2016 di Gianmario Ferrario

#Ophiuco#Elettronica#Trip hop

“Accenditi, sintonizzati, abbandonati”.

Siamo all’Arlecchino, noto live club di Vedano Olona (VA). A intrattenere i paganti per un’ora abbondante di musica, questa sera, è compito degli Ophiuco

Proprio in questi mesi, la formazione psichedelica di Varese sta raccogliendo ottimi consensi dalla critica specializzata riguardo il loro ritorno discografico, il secondo album Hybrid. E l’impatto live è altrettanto interessante e coinvolgente.

Bisogna prepararsi a uno spettacolo lisergico, pregno di elettronica, musica suonata con effetti spaziali e una buona dose di teatralità. Certamente non una performance da tutti i giorni. Come del resto non si va a teatro tutti i giorni a vedere una sceneggiatura di Ionesco. Bisogna esserci dentro.

Ma gli Ophiuco fanno presto a portavi dentro il loro vortice trip-wave, sin dall’ingresso in scena di Paolo Zangara e Marino Peiretti, che preparano gli ingredienti strumentali per il composto a venire. Oltretutto, questo è anche il loro punto di forza: proporre coraggiosamente un genere anti-italico, suonato come dio comanda (dio= Timothy Leary) e fedele rispetto a quello che ci si aspettava dopo l’ascolto dell’album. 

Durante lo show, la padronanza recitativa di Ilaria Nicolini è stata capace di ipnotizzare il pubblico. La sua staticità fisica apparente fa i conti con un affascinante immaginario chimico ben lontano dall’essere immobile; così è stato vincente l’ingresso di nuovi cantanti nella band: la voce calda e oscura negli interventi di Luca Morselli, le scenografie di Irene Parabita. Un mix di personalità con lo scopo del viaggio sonoro, affinché questa missione diventi un’esperienza, non un semplice concerto in un martedì sera qualsiasi. 

Sarebbe bello ascoltarli in teatro, la loro proposta musicale va oltre il live club. Sarebbe interessante fossero la soundtrack di certi film indipendenti. E sarebbe un piacere poterli vedere realizzati in Italia, dove solitamente, invece, si fruiscono performance più immediate e a volte, paradossalmente, più distanti.