live report
Francesco De Gregori Il Nevergreen Tour di De Gregori a Roma: perle intime e frammenti di memorie
di Giovanni Sottosanti
Concerto del 01/11/2026
"Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi". Nelle pieghe della maturità, Francesco De Gregori apre il cassetto dei ricordi, ma lo fa andando a frugare nel fondo, tra le cose nascoste, tirando fuori un album di fotografie ormai dimenticate, di quelli con le foto in bianco e nero, i bordi ingialliti e lo foto stesse attaccate con lo scotch. Tornano in circolo immagini e suoni ormai sepolti, sapori e odori di un passato lontano di quando "mi dicevano che scrivevo canzoni che non si capivano e avevano ragione, perché forse non le ho mai capite del tutto neanche io".
Bene, dal disco del 1974, quello con la pecora in copertina, è la perla assoluta, intima, struggente e nostalgica, incastonata nella setlist di questo Nevergreen Tour, che il cantautore romano ha portato nel cuore della sua città. Per un mese il Teatro Sala Umberto, meravigliosa e accogliente bomboniera dietro Piazza S. Silvestro, lo vedrà protagonista nell'intento di raccordare frammenti di memorie tra passato remoto, passato prossimo e presente. Canzoni mai troppo suonate, spesso dimenticate, tornano a brillare negli arrangiamenti di oggi, perfettamente aggiornati dal suono di una band che ormai da tanti anni supporta il Principe, conoscendone ormai a memoria suoni, colori, umori e inclinazioni.
Disastro aereo sul canale di Sicilia scatta un'altra polaroid virato seppia dal 1976 di Bufalo Bill, meravigliosa ballata carica di oscuri presagi, premonitrice di torbidi scenari politici non lontani dal divenire.
Mimì sarà è un altro colpo al cuore, di quelli ben assestati, per un sublime acquarello intriso di suggestioni, commozione e ricordi.
Con Il '56 e Rollo & His Jets arriva una scossa rock'n'roll, e strappa un sorriso misto alla giusta dose di nostalgia "E il Natale allora si che era una festa vera, cominciavo ad aspettarlo quattro mesi prima, i regali mi duravano una settimana".
Per un De Gregori in gran forma non servono tanti discorsi e ammiccamenti con il pubblico, stasera parla la musica, come con San Lorenzo, altro frammento di passato che torna in circolo con la drammatica attualità, pagine da un libro di storia che non vorremmo mai dover riaprire. Le maestose elegie de I muscoli del Capitano e Piccola Mela, l'accorato appello di una madre al figlio emigrante di L'abbigliamento di un fuochista, la raggelante Numeri da scaricare e la denuncia sulle condizioni di lavoro cantate in La ragazza e la miniera, tra ballate immortali e denuncia sociale, il Principe dice sempre la sua anche quando non parla. Nel finale Pezzi di vetro si consegna all'eternità, prima che La valigia dell'attore metta il suggello finale a una serata perfetta: "abbiam lasciato soltanto un momento la nostra vita di là, nel camerino già vecchio, tra un lavandino già vecchio, tra un manifesto e lo specchio".
Manca però qualcosa, manca l'ultimo messaggio e anche questo non ha bisogno di parole, perché Blowin' In The Wind parla da sola, inno eterno e immortale, mai banale e purtroppo sempre attuale. De Gregori parte voce e chitarra, poi lo raggiunge la band per una versione elettrica, fiera, orgogliosa, dritta, senza sconti per nessuno. The answer my friend Is Blowin' In The Wind...La risposta stasera si chiama Francesco De Gregori.