live report
Brunori Sas Teatro Clerici - Brescia
di Silvano Rubino
Concerto del 04/10/2026
«Io mi chiamo B.». Caso mai ce ne fosse bisogno, Brunori apre così il suo nuovo spettacolo, con una citazione esplicita di Gaber, per dire che sì, il modello dichiarato è proprio quello, il teatro canzone, inaugurato più di cinquant’anni fa dal Signor G. Canzoni alternate a monologhi, riflessioni che passano dalla parola detta a quella cantata senza soluzione di continuità, con richiami continui tra l’una e l’altra. Alla canzone la parte emotiva, il lirismo, la commozione; al monologo l’ironia, spesso la comicità, a volte l’amaro.
Ed è proprio in questo equilibrio, nel modo di toccare cose pesantissime con leggerezza, che si coglie la sua cifra più autentica. È la leggerezza di cui parlava Calvino nelle Lezioni americane: «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca». Ecco, mi sembra che Brunori Sas sia il cantautore che in questo momento incarna meglio, nella sua poetica, la leggerezza pensosa.
Nello spettacolo (sold out al Teatro Clerici di Brescia, così come alle date milanesi agli Arcimboldi) non si sottrae certo. Parla di sé, del rapporto con un padre ingombrante che torna spesso nelle sue canzoni, della vita di coppia, della paternità, della sua personale crisi di mezza età, arrivata in coincidenza con il successo «popolare» regalatogli da Sanremo. E lì esercita con grande maestria una dote che gli è davvero connaturata, quella dell’autoironia. Ma non si sottrae nemmeno alla politica, alla presa di posizione netta, senza equilibrismi, pur sfuggendo con caparbietà alla retorica. Il monologo della bandiera palestinese (in cui racconta il suo dilemma di fronte a uno spettatore che gliela porge durante un concerto) è un piccolo capolavoro di autoriflessione impietosa sul ruolo dell’artista: impegnarsi a costo di essere retorico e un po’ ridicolo, oppure sfuggire sempre e comunque alla retorica, all’impegno che spesso diventa solo marketing, personal branding un po’ conformista? Insomma Brunori la pensa come De Gregori (di cui lui stesso dice, in Ode al cantautore, «da me sempre affiancato da tutti i detrattori»)? Lo scoprirete se vedrete lo spettacolo.
La band è quella di sempre, una macchina perfetta, capace di passare in un attimo dal sussurro al fragore. Qui, in teatro, Brunori smonta il dispositivo rock: niente basso elettrico, la parte bassa la tengono il pianoforte e il violoncello, e tutto suona più raccolto, quasi cameristico. I fiati e gli archi colorano i momenti più lirici con una tinta ora delicata ora piena, mentre a reggere la dinamica dell’intera serata c’è un batterista fenomenale, Massimo Palermo, capace di assecondare le ballate più intime e di far esplodere i brani più trascinanti. Un’alternanza di raccoglimento e slancio, di malinconia ed energia, che si sposano perfettamente con la parte teatrale, scritta anch’essa con cura per alternare toni e momenti (ma sempre al riparo dalla retorica, non sia mai...).
Tutto funziona. Si chiude, senza bis, con applausi meritatissimi, perché va sempre premiato il coraggio di rischiare, soprattutto quando ci si confronta con un precursore come Gaber. Ma il Signor B., a mio parere, la sua sfida l’ha vinta.
SCALETTA
La verità
La ghigliottina
La vita com’è
Capita così
Come stai?
Figli della borghesia
Yoko Ono
Ode al cantautore
Italiano-Latino
L’uomo nero
Al di là dell’amore
Lamezia Milano
Canzone contro la paura
Per non perdere noi
L’albero delle noci
Ed è proprio in questo equilibrio, nel modo di toccare cose pesantissime con leggerezza, che si coglie la sua cifra più autentica. È la leggerezza di cui parlava Calvino nelle Lezioni americane: «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca». Ecco, mi sembra che Brunori Sas sia il cantautore che in questo momento incarna meglio, nella sua poetica, la leggerezza pensosa.
Nello spettacolo (sold out al Teatro Clerici di Brescia, così come alle date milanesi agli Arcimboldi) non si sottrae certo. Parla di sé, del rapporto con un padre ingombrante che torna spesso nelle sue canzoni, della vita di coppia, della paternità, della sua personale crisi di mezza età, arrivata in coincidenza con il successo «popolare» regalatogli da Sanremo. E lì esercita con grande maestria una dote che gli è davvero connaturata, quella dell’autoironia. Ma non si sottrae nemmeno alla politica, alla presa di posizione netta, senza equilibrismi, pur sfuggendo con caparbietà alla retorica. Il monologo della bandiera palestinese (in cui racconta il suo dilemma di fronte a uno spettatore che gliela porge durante un concerto) è un piccolo capolavoro di autoriflessione impietosa sul ruolo dell’artista: impegnarsi a costo di essere retorico e un po’ ridicolo, oppure sfuggire sempre e comunque alla retorica, all’impegno che spesso diventa solo marketing, personal branding un po’ conformista? Insomma Brunori la pensa come De Gregori (di cui lui stesso dice, in Ode al cantautore, «da me sempre affiancato da tutti i detrattori»)? Lo scoprirete se vedrete lo spettacolo.
La band è quella di sempre, una macchina perfetta, capace di passare in un attimo dal sussurro al fragore. Qui, in teatro, Brunori smonta il dispositivo rock: niente basso elettrico, la parte bassa la tengono il pianoforte e il violoncello, e tutto suona più raccolto, quasi cameristico. I fiati e gli archi colorano i momenti più lirici con una tinta ora delicata ora piena, mentre a reggere la dinamica dell’intera serata c’è un batterista fenomenale, Massimo Palermo, capace di assecondare le ballate più intime e di far esplodere i brani più trascinanti. Un’alternanza di raccoglimento e slancio, di malinconia ed energia, che si sposano perfettamente con la parte teatrale, scritta anch’essa con cura per alternare toni e momenti (ma sempre al riparo dalla retorica, non sia mai...).
Tutto funziona. Si chiude, senza bis, con applausi meritatissimi, perché va sempre premiato il coraggio di rischiare, soprattutto quando ci si confronta con un precursore come Gaber. Ma il Signor B., a mio parere, la sua sfida l’ha vinta.
SCALETTA
La verità
La ghigliottina
La vita com’è
Capita così
Come stai?
Figli della borghesia
Yoko Ono
Ode al cantautore
Italiano-Latino
L’uomo nero
Al di là dell’amore
Lamezia Milano
Canzone contro la paura
Per non perdere noi
L’albero delle noci
Prossime date del tour
- 8-9-10 ottobre — Milano, Teatro degli Arcimboldi
- 12 ottobre — Genova, Teatro Carlo Felice
- 14-15 ottobre — Torino, Auditorium Lingotto
- 17-18 ottobre — Firenze, Teatro Verdi
- 19 ottobre — Bologna, Teatro Europauditorium
- 22 ottobre — Trieste, Teatro Rossetti
- 23 ottobre — Padova, Gran Teatro Geox
- 31 ottobre — Avellino, Teatro Carlo Gesualdo
- 3 novembre — Napoli, Teatro Augusteo
- 5-6-7 novembre — Roma, Auditorium Conciliazione
- 10 novembre — Assisi, Teatro Lyrick
- 11 novembre — Ancona, Teatro delle Muse
- 14 novembre — Catania, Teatro Metropolitan
- 15 novembre — Palermo, Teatro Politeama
- 17-18 novembre — Bari, Teatro Petruzzelli
- 21 novembre — Catanzaro, Teatro Politeama
- 22 novembre — Reggio Calabria, Teatro Cilea
- 24-25 novembre — Cosenza, Teatro Alfonso Rendano