NOTWIST
Bologna - 4 maggio 2002 E’ l’evento rock di fine stagione a Bologna.
E’il concerto dei Notwist; tanto atteso da me come dai numerosissimi fans che si sono letteralmente accalcati in un Covo stracolmo già dalle 23.00; sinceramente non mi aspettavo tanto folto e giovane pubblico per i ragazzotti tedeschi( un po’ nerd a dire il vero, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra!) che propongono un èlettro-pop-rock con venature “post”, senza dimenticar la scuola krautrock, che gli avrà fatto da balia in tenera età.
Già dai primi pezzi mi accorgo che i nostri eroi fanno di tutto per non deludere i loro “neofans”, che li avranno adorati per le loro canzoncine appena sfornate dal loro ultimo album “Neon golden”, così pop anche se spesso basate su monocordi giri di basso e tastiere “docili” che cullano e non feriscono.Io sono rimasto sinceramente un po’ deluso dal modo in cui hanno eseguito i pezzi di “Shrink”, album del 98’, che ho amato perché carico di struggente malinconia, ma non per questo non “ottimistico”; ed invece mi è parso che i Notwist suonassero le note di questo piccolo gioiello un po’ controvoglia e senza la carica che sapevano infondere nei pezzi quali “Pilot” e “Pick up the phone”, tanto per citare i singoli della loro ultima fatica del 2002, amatissimi dalla platea urlante; e che per me sono due pezzi troppo pop.non in perfetto “notwist-style” come piacerebbe a me.
“Chemicals”, “Day 7”, “No Encores”, “Another Planet”: quattro perle da “Shrink” mi riappacificano con la band dei fratelli Acher e soci, e mi consentono di assistere al loro live con più interesse. Il concerto è stato molto lungo con ben quattro bis, graditissimi da quelli sotto il palco ma non tanto da chi ha dovuto assistere al concerto dal bar del Covo, ascoltandolo tipo radiocronaca allo stadio e vedendolo proiettato su di un muro tipo mondiali da calcio! Ma questi volenterosi appassionati della band teutonica non hanno mollato neanche di fronte a tutto questo “sacrificio”, e, pur scontenti di dover guardare i loro beniamini su di uno schermo che faceva “troppo” MTV, sono rimasti fino in fondo incantati e pronti ad omaggiare i Notwist con applausi scroscianti; meritatissimi per la loro carriera passata, ma che dovranno meritarsi, a mio modestissimo avviso, anche per il futuro che li sta traghettando verso sonorità “ too easy” o sperimentazioni tediose.
Questa è la sfida che si trovano ad affrontare i Notwist: già proiettati ad esser i nuovi Radiohead, il rischio e che non soffrano di una sorta di “delirio d’onnipotenza” che pare abbia toccato i pur maglifici artisti d’oltremanica e che può trovare terreno fertile nelle loro attitudini sonore.
Bologna - 4 maggio 2002 E’ l’evento rock di fine stagione a Bologna.
E’il concerto dei Notwist; tanto atteso da me come dai numerosissimi fans che si sono letteralmente accalcati in un Covo stracolmo già dalle 23.00; sinceramente non mi aspettavo tanto folto e giovane pubblico per i ragazzotti tedeschi( un po’ nerd a dire il vero, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra!) che propongono un èlettro-pop-rock con venature “post”, senza dimenticar la scuola krautrock, che gli avrà fatto da balia in tenera età.
Già dai primi pezzi mi accorgo che i nostri eroi fanno di tutto per non deludere i loro “neofans”, che li avranno adorati per le loro canzoncine appena sfornate dal loro ultimo album “Neon golden”, così pop anche se spesso basate su monocordi giri di basso e tastiere “docili” che cullano e non feriscono.Io sono rimasto sinceramente un po’ deluso dal modo in cui hanno eseguito i pezzi di “Shrink”, album del 98’, che ho amato perché carico di struggente malinconia, ma non per questo non “ottimistico”; ed invece mi è parso che i Notwist suonassero le note di questo piccolo gioiello un po’ controvoglia e senza la carica che sapevano infondere nei pezzi quali “Pilot” e “Pick up the phone”, tanto per citare i singoli della loro ultima fatica del 2002, amatissimi dalla platea urlante; e che per me sono due pezzi troppo pop.non in perfetto “notwist-style” come piacerebbe a me.
“Chemicals”, “Day 7”, “No Encores”, “Another Planet”: quattro perle da “Shrink” mi riappacificano con la band dei fratelli Acher e soci, e mi consentono di assistere al loro live con più interesse. Il concerto è stato molto lungo con ben quattro bis, graditissimi da quelli sotto il palco ma non tanto da chi ha dovuto assistere al concerto dal bar del Covo, ascoltandolo tipo radiocronaca allo stadio e vedendolo proiettato su di un muro tipo mondiali da calcio! Ma questi volenterosi appassionati della band teutonica non hanno mollato neanche di fronte a tutto questo “sacrificio”, e, pur scontenti di dover guardare i loro beniamini su di uno schermo che faceva “troppo” MTV, sono rimasti fino in fondo incantati e pronti ad omaggiare i Notwist con applausi scroscianti; meritatissimi per la loro carriera passata, ma che dovranno meritarsi, a mio modestissimo avviso, anche per il futuro che li sta traghettando verso sonorità “ too easy” o sperimentazioni tediose.
Questa è la sfida che si trovano ad affrontare i Notwist: già proiettati ad esser i nuovi Radiohead, il rischio e che non soffrano di una sorta di “delirio d’onnipotenza” che pare abbia toccato i pur maglifici artisti d’oltremanica e che può trovare terreno fertile nelle loro attitudini sonore.