Tinariwen

Tinariwen

Milano Giardini Della Triennale


02/07/2019 - di Marcello Matranga
Una fama crescente, un seguito costante, un concerto bellissimo. In poche parole si potrebbe così riassumere la serata del 2 Luglio ai Giardini della Triennale che hanno visto salire sul palco i Tinariwen nell’ambito del T R I P Music Festival. Una serata in cui l’offerta di di concerti era estremamente varia, come capita in periodo estivo, visto che nel giro di pochi chilometri si esibivano Anna Calvi ed il faraonico show dei Kiss.  Con un disco in uscita agli inizi di Settembre, Amadjar, che in Tamashek significa "il visitatore sconosciuto", colui che cerca ospitalità e che è condannato a un esilio interiore, in un territorio o in se stesso, mi è sembrato interessante vedere live questa band che su disco convince sempre di più, album dopo album. Conosciuti grazie all’impareggiabile lavoro di Marcello Lorrai che dalle frequenze di Radio Popolare di Milano ha proposto regolarmente quanto di meglio ed interessante la scena africana (scusate per la definizione estremamente banale e limitativa) arrivi ad offrire. 

In questo contesto i Tinariwen hanno indubbiamente acquisito una posizione di assoluto rilievo grazie alla loro proposta che da tempo ha proiettato il Mali (da cui provengono) ) al centro dell’attenzione degli ascoltatori più curiosi ed attenti.  E devo dire che il set offerto dal gruppo è andato ben oltre le migliori aspettative, arrivando a proporre ben sette nuove canzoni che faranno parte dell’attesissimo nuovo album, a partire dall’affascinante Taqkal Tartha che del disco è anche il primo singolo estratto, ascoltabile in rete.  E se Amadjar, l’album, è una sorta di racconto che narra la storia di diversi viaggi, da quello intrapreso per preparare il disco e quello che la band stessa compie tra due mondi, il loro e il nostro, con l’incessante necessità di passare dall`uno all`altro prima di tornare alle radici. "Sono in una completa solitudine, dove i pensieri mi spaventano, e perso in mezzo a loro mi sono alzato e ho notato che avevo sete e volevo l`acqua", canta Ibrahim su Ténéré Maloulat.  Ma è tutto lo show a consacrare la musica dei Tinariwen, un desert Rock Blues che in certi momenti pare permearsi di una sorta d’indolenza, a livello di prima grandezza. I suoni avvolgenti che ti portano naturalmente verso una sorta di irrefrenabile danza tribale, sono curati e mai fuori luogo. 

E quando arrivano, inevitabili le segnature song come Sastannaqqàm, con il suono scandito da un  basso assassino, che apre la strada ad un pezzo che impossibile non definire profondamente Rock, ecco che il pubblico presente (tanto e partecipe) esplode in un tripudio che ha tutte le ragioni per manifestarsi. Concerto bellissimo, organizzato perfettamente, e con un pubblico all’altezza. Se il miglior album dei Tinariwen non è ancora stato pubblicato, come dice la presentazione del nuovo disco, sono convinto che la loro maturità sul palco sia stata invece pienamente raggiunta.

 
Foto di: Federico Matranga

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