Moltheni

Moltheni

Arè Rock Festival, Fossato Del Castello, Barletta


02/07/2010 - di Ambrosia J. S. Imbornone
La musa di Umberto Giardini è introversa. Ha cioè lo sguardo rivolto verso l’interno, verso un abisso profondo di colori e buio. E così il cantautore porta dietro e dentro gli occhi un fondo impenetrabile di cupezza e bagliori di felicità (soprattutto accarezzati dal ricordo), scrigno da cui si sprigionano le sue canzoni.
E’ questa l’impressione che lascia il concerto di Moltheni, ospite con la Fame di Camilla della finale dell’Arè Rock Festival 2010 a Barletta. In un’ora live di rara intensità, in cui ogni nota pare imbevuta a pieno di mood invasivi e pervasivi (desiderio di gioia, malinconia, amarezza), l’artista, sulla destra del palco, appare concentrato, intento e assorto come un asceta. O un profeta, che tuona sferzante con la sua voce ferma, acre, ´scomoda´, che abrade sempre l’epidermide per scivolare nella carne viva con il morso del suo spleen.
Trame di piano e chitarre acustiche creano un tappeto musicale su cui è dolcemente struggente distendersi in canzoni come ´Il circuito affascinante´ (canzone di apertura del set, così come prima traccia del primo album di Moltheni, ´Natura in Replay´, 1999) o ´L’età migliore´, singolo di ´Toilette memoria´ (2006).
Le linee di chitarra solista di Marco Marzo sono un’intermittenza di piccoli brividi, ora di estasi felice, ora di inquietudine che turba e provoca assuefazione, mentre il magistrale basso di Giacomo Fiorenza risuona oscuro, a volte come un contraltare disincantato, a volte come un sostegno profondo e sicuro della melodia.
Le canzoni più efficaci ed emozionanti del concerto sembrano soprattutto quelle tratte da ´I segreti del corallo´ (2008), ultimo disco di Moltheni prima della raccolta di brani rinnovati ´Ingrediente novus´. E’ il caso specialmente de ´L’amore acquatico´, poesia appassionata, eppure evanescente e delicata, tra chitarre acustiche lievi e scintillii preziosi di tastiere, nel ritmo calcolato ed inebriante delle accelerazioni/decelerazioni, così come è il caso della drammatica, spettrale ´Vita rubina´, un lungo, teso crescendo devastante di emozione, con il ripetersi quasi sacrale del riff di chitarra elettrica e il risuonare perentorio di basso e batteria nello scandirsi visionario e sofferto dei ricordi.
La chiusura del concerto è affidata all’indignatio della lancinante ´Per carità di Stato´, urlo di allarme amareggiato sull’Italia d’oggi, esaltato dall’interpretazione lacerante e impetuosamente dolente di Umberto, accompagnata dalla chitarra slide fino ad un climax esplosivo.
Questa dovrebbe essere una delle ultime date di Moltheni prima di ritirarsi dalle scene, ma cotanta qualità musicale, tanto spessore lirico e intelligenza critica, che si traducono in emozione tangibile nell’ammirazione che producono, non dovrebbero darla vinta al fighettame terribile di indie-posers sopravvalutati o alla miopia/sordità del mondo massmediatico e radiofonico.


Set list:
Il circuito affascinante
L’età migliore
L’amore acquatico
Vita rubina
Gli anni del malto
Petalo
Eternamente, nell’illusione di te
Nella mia bocca
Il bowling o il sesso?
Ieri
Per carità di stato