Bettye Lavette

Bettye Lavette

Rolling Stone (mi)


01/04/2008 - di Vito Sartor
Bettye Lavette

01 aprile 2008 - Rolling Stone (MI) Su Bettye Lavette potremmo scrivere pagine su pagine, dilungandoci nel descrivere questa meravigliosa donna ancora più di quanto abbiamo già fatto nel nostro speciale di Novembre 2007: effettivamente la Black Woman del Nothern Soul non può passare inosservata tanta è la sua purezza e l'innata voglia di esprimersi attraverso canto e corpo.
La sua signorilità è tale che al Rolling Stone di Milano avrebbe potuto presentarsi in abito da sera, con magnificenza e strass luccicanti, sotto i riflettori e con un pubblico lì immobile a pendere dalle sue labbra; invece niente di tutto questo, non ci sono nemmeno le transenne a delimitare il palco, quasi fosse un concerto qualunque, ma Bettye si mette a suo agio lo stesso con la sua bellezza oscura, naturale.
Si parte con un'introduzione tutta blues, come scritto dalle liturgie del genere, eseguita dalla band per introdurre la serata: per fortuna trattasi solo di due brani guidati dal maestro tastierista Alan Hill, prima che "la scena del crimine" venga ceduta a Bettye Lavette, che non si fa pregare e regala subito un'ironica strabordante "The Stealer", funk-soul con tanto di balletti sexy.
L'età di una regina è sempre difficile da definire, soprattutto se la sua figura risplende come una ragazzina giocosa (anche se l'esperienza è matura e non inganna). La voce della Lavette sfida però ogni tipo di barriera e "Take me like I Am" si esprime nella frivolezza di un blues esemplificato dalla band prima di raccogliersi intorno al scenografia dell'ultimo lavoro con la movimentata "Choices". Con "Joy" la Signora libera il suo lato migliore mettendo in mostra uno stile esemplare nell'impadronirsi di un pezzo folk prima di addentrarsi in una sorta di concept live autobiografico. Si succedono propedeuticamente e in ordine cronologico pezzi dei suoi anni migliori, o peggiori a secondo dai punti di vista: recuperando brani dal passato, è come se la soul singer sfidasse il tempo in una lotta a ritmo di soul e r&b.
L'anima della regina scende così in un abisso oscuro e non può che raccontare il dolore in una forma divinamente alta: "Let me down easy", eseguita da un arrangiamento ritmico pulsante da basso e chitarra, anticipa di poco uno dei momenti più intensi della performance con "Somebody Pick Up My Pieces", proposta come da canone seduta e con una carica espressiva altamente emozionante.
Risulta quanto mai chiaro che il pathos della cantante afro-americana trova la sua migliore espressione dal vivo: nonostante "The Scene of The Crime" abbia tenuto il peso dell'importante "I've got my own hell to raise (2005), su disco faticano ad arrivare emozioni così forti, che in tutta l'esibizione sono scaturite grazie anche ad una band che ha evitato ogni personalismo e dimostrato come va accompagnata una regina.
SET LIST:
The Stealer
I Still Wanna Be Your Baby (Take Me Like I Am)
Choices
Joy
The Last Time
You Don't Know Me At All
Maybe We Shouldn't Talk About That Now
Let me down easy
Somebody Pick Up My Pieces
They Call It Love
Talking Old Soldiers
(As Close As I'll Get To)Heaven
Before The Money Came
I Do Not Want What I Have Not Got foto di antonio avalle

Bettye Lavette Altri articoli