interviste
Alessandro D'alessandro E Gnut Due paradisi, un'unica emozione: una chiacchierata a due voci con Alessandro D'Alessandro e Gnut
Si chiama Dduje Paravise, dal titolo del brano del 1925, interpretato nel tempo da tutti i giganti della musica napoletana, da Mario Merola a Roberto Murolo, il nuovo progetto live che mette insieme due tra gli artisti più originali in circolazione: il chitarrista e cantautore Gnut, col suo stile unico che fonde tradizione canora partenopea con influenze della musica folk inglese e americana, e l'organettista vincitore della Targa Tenco Alessandro D'Alessandro. Li abbiamo incontrati in una pausa del loro tour, e questo è l'esito della chiacchierata.
M. Innanzitutto grazie per aver concesso questa doppia intervista…“Dduje Paravise” è un titolo evocativo, oltre a essere quello di una celebre canzone. Ma qual è la vostra idea di paradiso?GNUT: La mia idea di paradiso dal punto di vista musicale è qualcosa che associo al concetto di “libertà”. Fare musica sperimentando, cercando percorsi e condividendo emozioni. La canzone parla di due musicisti che salgono in paradiso per suonare i classici della canzone napoletana a tutti i santi. Alla fine del concerto però decidono di tornare a Napoli. Ci sembrava un ottimo titolo per il nostro spettacolo perché in qualche modo rappresenta quello che tentiamo di fare cioè un viaggio condiviso nella tradizione con la consapevolezza e la serenità di tornare sempre a casa.
ALESSANDRO: Concordo con Claudio. Sicuramente la mia idea del paradiso prevede libertà (quella vera soprattutto dal punto di vista mentale), prevede anche serenità e prevede sicuramente il mare… ‘dduje paradise’ racchiude un sacco di collegamenti legati a noi due, a Napoli… è uscito fuori per caso dopo vari tentativi mal riusciti ma poi, spulciando tra i titoli delle canzoni napoletane, è uscito fuori questo.. perfetto, anche per un disco.
M. Un napoletano e un laziale hanno trovato un terreno comune nel dialogo musicale, ma suppongo che vi siate confrontati sul vostro rapporto con Napoli. Avete trovato analogie e differenze?
ALESSANDRO: in realtà io sono laziale ma vengo da un paesino che si chiama Coreno Ausonio di fronte al golfo di Gaeta e a pochi km dal Garigliano (confine naturale tra Lazio e Campania) che ha una tradizione linguistica e storica molto legata alla cultura campana. Il mio paese fino alla creazione del Lazio era Alta Terra di Lavoro, poi divisa tra l’attuale provincia di Caserta e il Basso Lazio. Quindi Napoli è sempre stata per me il riferimento anche dal punto di vista musicale, avendo avuto, sin da giovanissimo, contatti con moltissimi artisti napoletani che mi hanno aiutato a crescere e quindi a formarmi. Al di là di questo mio forte legame con la tradizione campana, ho sempre avuto un amore per Napoli. Direi se posso, anche un po' di sana invidia nei confronti dei napoletani doc… lo dico perché Napoli è una città-stato. I napoletani hanno un’identità fortissima che esprimono sempre. Forse li invidio perché vengo proprio da una zona di confine, una sorta di ‘no-fly zone geoculturale’ che è difficile anche da spiegare anche a livello geografico quando per esempio sono a lavorare all’estero. Quindi, tornando alle analogie e differenze, direi che il mio rapporto con Napoli si gioca proprio su questo, tante piccole grandi analogie e tante piccole grandi differenze.
GNUT: Ho trovato subito una grande sintonia con Alessandro sia musicalmente sia umanamente. Napoli è uno stato d’animo, un modo di essere, non è una questione geografica. Abbiamo trovato tante analogie su gusti e modi di vedere e sentire la musica ed era tutto quello che serviva per iniziare un percorso insieme.
M. Quali artisti del passato sareste stati felici di invitare a suonare nel vostro “paraviso” musicale?
ALESSANDRO: beh domanda difficile…ce ne sono troppi davvero…ma restringendo il campo a Napoli… direi senza pensarci troppo Carosone, Pino Daniele, e sicuramente penso che il nostro progetto sarebbe potuto interessare a quel genio di Roberto De Simone (che abbiamo deciso di omaggiare nel nostro progetto) che purtroppo non ho mai avuto la fortuna di conoscere personalmente. Tutti e tre in realtà sono artisti del presente, hanno fatto cose che non passeranno mai di moda… fortunatamente!
GNUT: Roberto Murolo, che ha segnato la strada per un approccio moderno e internazionale al repertorio della canzone classica napoletana. E poi tutti quelli che ha citato Alessandro.
M. Qual è il momento più memorabile avete vissuto durante la lavorazione? E quale è stata la difficoltà maggiore, se ce ne sono state?
ALESSANDRO: forse la mancanza di tanto tempo è stata la difficoltà maggiore ma anche un grande stimolo. Abbiamo realizzato un piccolo miracolo. In due giorni e mezzo di lavorazione abbiamo tirato su uno spettacolo intero, che ha convinto il pubblico, Toscana Produzione Musica che ha voluto produrre il progetto e quindi anche noi. Calcolando che io e Claudio non avevamo mai lavorato insieme, e anche personalmente ci conoscevamo a malapena… da quando Claudio è salito in macchina fino all’inizio del primo concerto abbiamo lavorato sulla musica ma anche sulla nostra ‘relazione’ artistica e umana. E devo dire che è stato davvero bello. Poi (scherzo ma non troppo) la chiave di tutto è stato quello di affidare a Claudio la chiamata delle pause durante la residenza. Aveva il timing giusto nel chiamarle e sono sempre stato d’accordo con lui!!! Devo dire che ho capito che ci saremmo trovati quando, mentre montavamo il set, abbiamo iniziato a provare il primo brano, Carmela, e abbiamo trovato subito una quadra in cui stavamo comodi sia io sia Claudio, e questo è stato sicuramente un momento memorabile che ci ha aiutato negli altri brani e nella scelta ‘sonora’ negli arrangiamenti.
GNUT: Condivido quello che dice Alessandro. Avere pochissimo tempo a disposizione è stato stimolante ma anche molto complicato. Fortunatamente abbiamo trovato subito un suono che ci interessava e la chiave giusta per arrangiare i pezzi. Il repertorio della canzone classica napoletana è molto rischioso e difficile da reinterpretare. È stato anche molto divertente però; infatti la prima pausa l’ho chiamata subito dopo aver attaccato il jack alla chitarra, non avevamo ancora fatto praticamente niente.
M. Cosa vi commuove ancora oggi in un'antica canzone napoletana, e quale è?
ALESSANDRO: melodia, poesia, arrangiamento…inarrivabile!
GNUT: l’equilibrio straordinario tra melodia, testo, armonia e sonorità della lingua napoletana. Ci sono troppe canzoni che mi commuovono profondamente non riesco a sceglierne una soltanto.
M. Che messaggio intendete lasciare ai giovani che seguono il concerto?
ALESSANDRO: che la musica buona non passa mai di moda. La canzone classica napoletana è qualcosa che quando l’ascolti ti fa stare bene. Io la uso spesso durante i viaggi in macchina, mi rilassa, mi fa cantare e mi fa stare bene.
GNUT: Che per affrontare al meglio il futuro bisogna conoscere bene le proprie radici.
M. Quali sono stati i criteri con cui avete scelto i brani da reinterpretare?
ALESSANDRO: Claudio mi ha inviato brani che lui sentiva più vicini al suo modo di reinterpretarli e io sono stato d’accordo perché ci sono brani che amo tantissimo (Maruzzella, Cammina Cammina, Carmela…). Poi ho espresso qualche piccolo desiderio che spero nel corso del nostro progetto si possa realizzare in una nostra versione originale in duo.
GNUT: Avendo pochissimo tempo a disposizione ho fatto una lista di canzoni che avevo già affrontato in qualche modo negli ultimi anni. Avere già una soluzione personale sul cantato ci ha permesso di concentrarci sull’aspetto arrangiativo e musicale.
M. L’organetto e la voce sono due mondi sonori. Come avete realizzato l'equilibrio, che trovo molto intimo e personale?
GNUT: Devo dire che è stata una cosa molto naturale. Non avevo mai cantato accompagnato da un organetto. L’approccio di Alessandro che è molto personale e moderno ci consente di avere un range di frequenze che completa tutto lo spettro sonoro. Alessandro è incredibile! Processando il suo suono con l’elettronica riesce non solo a creare dei groove molto particolari ma anche ad avere un registro sulle basse frequenze che non mi fa sentire la mancanza di nessuno strumento. Siamo in due sul palco ma, se chiudi gli occhi, grazie a lui sembriamo molti di più.
ALESSANDRO: la cosa più bella che trovo in Claudio è il fatto che ha un suo stile inconfondibile, e, quando reinterpreta le canzoni non sue, sembrano comunque scritte da lui. Ha un modo molto originale di pensare il canto e la voce, e questo mi avvicina profondamente a lui, che in qualche maniera ho ripensato il mio strumento a modo mio, cercando il mio suono personale, e sono felice quando le persone riconoscono l’originalità del suono soprattutto (sia acustico sia processato con l’elettronica). Ho lavorato molto insieme a cantanti e interpreti nel corso di questi anni e mi piace cercare di trovare il modo migliore di essere me stesso, senza invadere il campo del vocalist, che resta primario. E quindi sono molto felice che siamo riusciti a fondere i nostri ‘suoni’. Poi l’organetto è uno strumento che funziona con l’aria, proprio come la voce…
M. Vi siete fatti prendere dall'improvvisazione nella realizzazione del concerto?
GNUT: assolutamente sì. La scelta del repertorio è stata un pretesto per avere un canovaccio sul quale confrontarci musicalmente e improvvisare dialogando in musica. Senza esagerare e rispettando la forma canzone ma con tutte le libertà che abbiamo sentito di volerci concedere.
ALESSANDRO: sì. E ringrazio Claudio per avermi lasciato molti spazi improvvisativi all’interno delle canzoni. Ovviamente dove funziona e dove non rovina la natura della canzone… a volte il rischio di improvvisare è quello di sovrastare il resto. Insomma non deve esserci per forza…direi ‘a sentimento’! E poi tanta improvvisazione c’è anche sul palco, tra di noi. Istintivamente non abbiamo preparato cose da dire e quindi abbiamo molto giocato con grande semplicità tra di noi, e devo dire che è stato molto divertente e stimolante.
M. Che accoglienza avete ricevuto nelle prime due date del tour, e quali altri progetti avete per il futuro? Pensate a un primo volume del progetto?
ALESSANDRO: accoglienza bellissima e per certi versi anche un po' inaspettata. Il progetto è sicuramente la realizzazione di un album in tempi rapidi. E poi speriamo tantissimi concerti in Italia e all’estero. E’ un progetto agile ma molto completo, con un tema, la canzone napoletana, che, come abbiamo detto, non potrà mai passare di moda.
GNUT: sottoscrivo la dichiarazione del mio compare.
Il prossimo concerto del duo sarà domenica 4 maggio ore 21.30 al Lumière di Pisa. Biglietti a 10 euro, disponibili qui