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Intervista Amerigo Verardi - Re Di Una Generazione
Amerigo Verardi

Amerigo Verardi

Re Di Una Generazione


28/09/2009 - di Alfonso Fanizza
´In un ipotetico remake nostrano di Alta Fedeltà, Amerigo Verardi sarebbe quello che strimpella nel negozio di dischi dei nostri sogni, di fianco a un cumulo di singoli indie rock e alla locandina originale di Magical Mistery Tour.´
( Carlo Bordone da ´Su la testa! 1994-2004, dieci anni di rock italiano´, a cura di John Vignola).
MESCALINA: Partiamo dagli Albori: Amerigo Verardi è una delle figure storiche più rilevanti che la scena indipendente italiana possa vantare, basti pensare al percorso artistico intrapreso negli anni ’80 con gli Allison Run. Parlaci di quell’esperienza.*
Amerigo Verardi: Ti dico subito una cosa che mi viene in mente. C’è un giornalista che scriveva su Rockerilla che sta scrivendo un libro sulla musica indipendente della seconda metà degli anni Ottanta in Itali, e mi ha fatto una lunga intervista proprio su questo progetto. Quindi ultimamente ho rispolverato un sacco di cose, mi sono ri-documentato, al di là dei miei ricordi personali che poi sono quelli a cui tengo di più perché mi rimangono come sensazione di una cosa fatta che per certe cose è uscita pure bene, almeno come ispirazione, come grande passione seguita fino
all’inverosimile, come prima ed unica cosa su cui concentrare le energie e le forze creative.
Era un gruppo di amici di Brindisi che ho incontrato a Bologna. Loro avevano già un gruppo che però si stava sfasciando. In pratica, gli Allison Run sono nati per caso, perché io volevo suonare con loro e gli ho proposto questa cosa, non sapendo neanche cosa gli stavo proponendo perché io in realtà non avevo alcun materiale a disposizione. Però erano delle persone con più esperienza ed avevano questo grande entusiasmo che mi ha comunicato uno stimolo vero nello scrivere. Questa cosa per me è stata la più grande scuola. Ho imparato a scrivere canzoni grazie ai loro input quotidiani, passavamo praticamente cinque, sei, sette ore nello studio di registrazione al giorno. Avevamo questa specializzazione che ci siamo creati insieme, cioè quella di stare in studio e di creare intorno alle canzoni delle sonorità particolari, fantasiose, dove ognuno di noi potesse tirare fuori delle idee estemporanee senza grossi limiti di operatività. Quindi, qualsiasi cosa poteva diventare parte di un pezzo degli Allison Run. Facevano le cose per stare meglio noi stessi, poi abbiamo incominciato ad avere dei feedback molto buoni su questa cosa. La cosa è diventata un’esperienza a quel punto seria, professionale in cui io scrivevo ogni giorno canzoni da portare al gruppo e il gruppo le ritrattava a modo proprio secondo l’istinto del momento. Ed è una situazione che pure avendo avuto altre esperienze fantastiche, non si è mai più ricreata in nessuna situazione. *

MESCALINA: Bisogna anche ricordare che l’esperienza con gli Allison Run, per quanto ne possa sapere io, leggendo riviste dell’epoca, ha avuto anche un riscontro a livello internazionale tipo recensioni positive in Inghilterra, anche di accostamenti tuoi nei confronti di artisti come Syd Barrett, cioè Verardi considerato come il Syd Barrett italiano. Che penso possano fare piacere a un’artista del tuo calibro.*
Amerigo Verardi: Onestamente penso di essere una cosa po’ diversa. Però devo dire che questo genere di complimenti mi colpiscono molto. Innanzitutto, perché Barrett è stato per me uno dei più grande artisti della musica pop in assoluto. Comunque per me è stata una cosa pesante da ricevere se pur bella, quindi ho cercato semplicemente di adattarmi a quelle che erano le mie caratteristiche e quello che era il mio modo di pensare, di vivere le cose, la vita e la musica. Ho sempre tenuto di più a me stesso che non a Syd Barrett, questa è stata la mia salvezza. Poi, ho avuto la fortuna che queste cose avessero, come dici bene anche tu, riscontro persino all’estero. Ed è una cosa abbastanza strana, perche in Inghilterra generalmente i gruppi italiani li stroncavano proprio di netto. Questa cosa fece abbastanza sensazione, perché eravamo forse l’unico gruppo apprezzato dalla critica inglese in quel periodo in Italia.*

MESCALINA: Dopo gli Allison Run c’è stato il cambiamento totale, anche per quanto riguarda la lingua, con i Lula.*
Amerigo Verardi: Sì, infatti! In mezzo ho fatto anche un disco da solista, però sempre in inglese. I Lula erano una cosa completamente diversa. Tre persone cui si è aggiunto un batterista, ed era una formazione tipicamente rock con due chitarre, basso e batteria. E l’idea era di ricreare comunque la sensazione di una band rock, più essenziale di quanto non lo fossero gli Allison Run. Quindi, ho cominciato a scrivere in italiano e devo dire che sono stato anche abbastanza veloce nell’acquisire una dimestichezza con la lingua. E anche in quel caso per qualche motivo queste cose hanno trovato una risposta all’esterno. Ci sono ancora oggi persone che non sanno niente degli Allison Run, né dei Lotus, né di niente che però sono degli estimatori dei Lula e di quei dischi. *

MESCALINA: Una rivista specializzata come ´Il Mucchio Selvaggio´ ha considerato ´Da dentro´ (disco d’esordio dei Lula, ndi) uno dei migliori cento dischi di rock italiano.*
Amerigo Verardi: Infatti, per me sono delle cose che danno delle soddisfazioni personali belle veramente, perché sono di quelle cose che tu puoi toccare con mano e che anche le persone che leggono queste cose, cioè automaticamente entrano in una specie di circolo, di flusso, d’idee e di sensazioni su queste cose. Succede che qualche volta queste cose qui incontrano l’emozionalità delle persone o dei critici, che è anche più difficile, se vogliamo per certi versi. *

MESCALINA: Dopo i Lula, c’è stato il disco solista ´Cremlino e coca´, prima ancora dei Lotus c’è stato il progetto The Freex con Silvio Trisciuzzi, e dopo ci sono stati i Lotus. Puoi parlarci anche di queste esperienze? *
Amerigo Verardi: I Lotus vengono un po’ prima e devo dire per quello che mi riguarda, per il mio modo di ascoltare la mia musica, ´Nessuno è innocente´ è il miglior disco che ho fatto fino ad oggi. E questo grazie non solo alle canzoni, ma anche grazie alle collaborazioni che ci sono state in questo disco che sono state preziose. A parte quella di Manuel (Agnelli, ndi) che ha fatto dei cori in un paio di pezzi, le altre collaborazioni erano proprio reali, sul campo. C’erano amici e musicisti che venivano in studio, si portavano dietro lo strumento e improvvisavano sulle basi che abbiamo registrato. E si è creata una magia in quel caso, si è creata una magia proprio di sensazione e di suoni. E il disco, secondo me, rispecchia una bellissima fotografia di quel periodo lì, di quell’estate. Onestamente sono orgoglioso di aver fatto quel disco lì. *

MESCALINA: Mentre i The Freex? *
Amerigo Verardi: I The Freex… (interruzione dovuta alla spartizione di un ´Amaro del Capo´, ndi). I The Freex sono un altro esperimento completamente diverso perché siamo un duo che ha scoperto le magie del digitale, del computer e di tutte le possibilità che si possono ottenere con l’impiego del computer. Abbiamo lavorato veramente per un paio d’anni con Silvio (Trisciuzzi, ndi), abbiamo ancora molto materiale registrato, tra le altre cose che, prima o poi, tirerò fuori. Solo che si era interrotto il rapporto con la Mescal, quindi è stato un progetto che avuto una breve vita. Abbiamo fatto un singolo con la Emi (´The dregs of a nation´, ndi) e poi è morto lì. Con Silvio lavoro ancora adesso, facciamo anche delle produzioni per altri gruppi. È un collaboratore fantastico. *

MESCALINA: Sei da molti anni nella scena indie italiana. Come si è evoluta, o meglio, com’è cambiata? *
Amerigo Verardi: È completamente diversa. Allora, in tanto tieni presente che io sono nato artisticamente nel periodo in cui c’erano i dischi in vinile e i registratori a nastro con le bobine. Quindi, già questo ti parla di un altro pianeta, cioè proprio di un altro modo di concepire la musica, di produrla e anche di fruirla e di ascoltarla. Che è una cosa alla quale io mi sto adattando, ma alla quale non sono completamente affezionato. Prima impegnarsi a fare un disco era sempre un evento, una cosa importante. Adesso, molto spesso si ragiona per singoli. Più che la musica rock sono morte le case discografiche. Questo penso che sia veramente l’unico dato interessante di questi ultimi anni. Quindi, quando c’è qualcosa che muore automaticamente si ricreano delle forze per far nascere delle altre cose. Quello che io trovo interessante, in questo periodo della musica indipendente è che ognuno, alla fine dei conti, può scriversi, arrangiarsi, prodursi il proprio materiale e pubblicarlo. Come idea è fantastica, che potrebbe in realtà aprire delle porte che ancora adesso, non c’immaginiamo perché in Italia è sempre un po’ arretrata rispetto agli altri paesi occidentali, da questo punto di vista. Siamo in uno strano periodo in cui le cose stanno cambiando, si stanno evolvendo, quindi c’è un po’ di confusione. Non si è capito bene quello che si sta perdendo e quello che si potrebbe guadagnare. Tanti gruppi, poveretti, giovani che non hanno ancora avuto una visibilità degna, fanno una fatica mostruosa per riuscire a farsi ascoltare. Penso sia una questione di tempo e spero che non sia tanto questo tempo. Non è un bellissimo periodo da questo punto di vista, però posso nascere cose interessanti.*

MESCALINA: Dopo tanti anni è ancora possibile considerare la musica un occupazione qualunque con tutti i difetti, gli stress e le routine del caso?*
Amerigo Verardi: Guarda per me è sempre stato difficile considerare la musica, una professione.
Intanto consiglio a chiunque intraprenda questo tipo di passione di farlo in maniera pratica, di non considerarla mai una cosa che lo potrà portare a viverci, perché è sempre più difficile vivere di musica. Questo è un dato di fatto, quindi il mio consiglio è di stare sempre molto attenti, anche perché di gente che tira fregature a livello musicale, ancora ce né tantissima. Malgrado le case discografiche si siano smantellate, però c’è ancora una mentalità persistente che si è trasferita, purtroppo, anche sull’etichette indipendenti. Per me è un po’ un paradosso che la musica per produrla è diventata simile a scrivere un libro e pubblicarlo. Cioè, scrivere un libro e pubblicarlo adesso è abbastanza facile basta che tu abbia 2 o 3 mila euro, li tiri fuori dopo aver scritto un libro e c’è una casa editrice che ti fa fare quelle 5 o 6 presentazioni. Quindi, ti prendi il tuo bel libro e te lo porti a casa, a meno che qualcuno che ti ritiene l’evento dell’anno è decide di lavorare in qualche modo per te. Però è questa la cosa, e funziona un po’ così anche per la musica, cioè adesso i musicisti tirano fuori dei soldi per fare dei dischi. E questa è una cosa, secondo me, abbastanza pesante da supportare, perché i musicisti già spendono molti soldi per la loro attrezzatura e per tutto. Quindi, sobbarcarci anche il peso della produzione artistica e discografica, secondo me, è abbastanza indecente come cosa. Ed è per questo che io non lo vedo mai come un lavoro, a questi livelli. Non è cosi da almeno 10/ 15 anni. Colpa di uno stato stupido e ignorante che crea vantaggio dal fatto di avere un popolo stupido e ignorante, drogato di televisione e altre puttanate che ci spacciano come cose importanti per la nostra vita e che non lo sono per un cazzo.*

MESCALINA: Tutti questi nuovi programmi musicali che stanno rovinando la musica…*
Amerigo Verardi: Certo! Se ci fossero quei programmi e contemporaneamente ci fossero delle cose che danno più gioia a noi di condividere, fare musica e scambiarla, non mi fregherebbe un cazzo. Cioè, a loro piace quello? Bene! A noi piace un’altra cosa. Ognuno al suo spazio. Questo dovrebbe essere, molto democraticamente, quello che io spererei. Il fatto è che non è assolutamente così, perché da noi campano solo quelle situazioni lì. *

MESCALINA: Tra le tue attività c’è anche quella di produttore, sicuramente te lo avranno chiesto in molti, ma ci parli anche dell’esperienza con i Baustelle (Verardi ha prodotto i primi due dischi, ndi)? *
Amerigo Verardi: Si! Abbiamo fatto due dischi insieme. *

MESCALINA: Considerando anche il fatto che ´Sussidiario illustrato della giovinezza´ viene considerato uno degli album più belli che siano stati mai fatti…*
Amerigo Verardi: Io penso che, anche se tecnicamente ha tutti i suoi difetti, perché era un gruppo alle prime esperienze, perché io come produttore ero alle prime esperienze, sia per le canzoni sia per l’anima e il cuore che ci abbiamo messo, è venuto fuori un prodotto che ti può parlare in qualsiasi momento della tua vita e anche a qualcun altro che verrà dopo di noi, di questo sono sicuro. E d’altronde come produttore lavoro sempre in quel senso. Quando lavoro a qualcosa, è perché sia bella al momento, ma duri anche nel tempo e che abbia sempre qualcosa da comunicare. Questo è il mio obiettivo. *

MESCALINA: Ma soprattutto che effetto fa sapere che un gruppo prodotto alle prime armi, abbia riscontrato un successo poi nazionale? *
Amerigo Verardi: Quella è una scommessa che, per quello che mi riguarda, non so penso di aver passato gli ultimi tre anni a dire: ´Ma come cazzo si fa a non prendere in considerazione un gruppo come i Baustelle?´. Significa che, veramente, questa nazione è morta proprio dentro, è morta nell’anima non solo nella cultura, ma sono morti proprio dei meccanismi dentro, non si attivano più. Quando ho ascoltato per la prima volta il loro demo, ho fermato tutto e ho chiamato, perché mi avevano proposto questa produzione qua e sapevo che non ci avrei guadagnato per un cazzo, perché era lo stesso manager che già mi aveva proposto una produzione e che avevo fatto l’anno precedente e che non mi aveva pagato. Però è un disco che ho voluto fare ad ogni costo, anche a rischio, come è successo, di non essere pagato per farlo. Quindi, quella è la storia di quel disco lì, fatta davvero con una grande passione e con uno spaccamento di culo incredibile, perché oltre a non pagare il produttore, non pagava anche i musicisti esterni, non pagava fonici, non pagava un cazzo di nessuno in studio. Quindi, immaginati che questo disco è stato fatto in tre studi diversi con cinque fonici diversi perché dopo qualche settimana di lavoro la gente se ne andava perché non veniva pagata. E noi ci ritrovavamo con il culo per terra, con i nastri registrati e con il problema di dover andare avanti. Quindi, la costante di quel lavoro siamo stati io e il gruppo. *

MESCALINA: Però ne è valsa la pena…*
Amerigo Verardi: Ne è valsa la pena. Ci cono delle cose che devi fare anche quando economicamente non ne vale pale, perché ci sono altre motivazioni più importanti secondo me.*

MESCALINA: Mentre per quanto riguarda le altre band prodotte? Tipo Valentina Gravilli, i Tecnosospiri, gli stessi Leitmotiv…*
Amerigo Verardi: Beh! Guarda a me piace come lavoro in generale, perché di tanto in tanto scelgo di lavorare con qualcuno e perché ho capito che con questi artisti posso interagire bene. Prima di tutto dal punto di vista artistico, poi di solito, anzi è sempre stato così, è nato anche un grande rapporto a livello personale e umano. Con i Leitmotiv, in particolare è nata un’amicizia proprio splendida. Sono persone, li conosci quanto me, musicisti di una raffinatezza e di una passione non comune. Cioè, fanno le cose con le stesse motivazioni con le quali le posso fare io. Quindi il lavoro è bello quando è così. Ma ti posso dire che la stessa cosa vale per i Tecnosospiri e Valentina Gravili. Adesso sto lavorando con i Mela e Newton, e si sta ricreando la stessa cosa. Quindi, una volta che capisco che si può lavorare con delle persone generalmente vengono fuori delle piccole magie sia a livello artistico che umano. *

MESCALINA: Fra i tanti lavori prodotti, a quale disco sei più affezionato?*
Amerigo Verardi: No! Questa cosa non te la dico perché è una cosa troppo personale. E oltre tutto perché, come dicevo, con queste persone ho un rapporto veramente intimo.*

MESCALINA: Mentre il sodalizio con Marco Ancona com’è nato?*
Amerigo Verardi: Ma è una cosa di qualche anno fa. In pratica, noi abbiamo collaborato insieme per il tour di ´Nessuno è innocente´ dei Lotus. Marco è un chitarrista notevole… In pratica, questa collaborazione che è nata poi in tempi recenti all’inizio di quest’anno è stata una cosa estemporanea. È nata come: ´Facciamo un concerto insieme?´. In realtà da questa cosa senza grandi pretese, poi è nata una cosa che è stata più interessante. Questo ci ha spinto ha dare un seguito a questa cosa, abbiamo fatto ´Il paese è reale´, abbiamo fatto delle date insieme agli Afterhours e siamo arrivati a suonare un pezzo con gli Afterhours che è ´Mano nella mano´. È stato un po’ il coronamento di queste esperienze che abbiamo fatto con Manuel. Adesso stiamo registrando un Ep e continueremo a girare per l’Italia dal prossimo Ottobre, probabilmente faremo ancora qualche data con gli Afterhours.*

MESCALINA: Com’è nata, invece, la partecipazione ne ´Il paese è reale´?*
Amerigo Verardi: Con una telefonata di Manuel che sicuramente aveva sentito un demo con ´Mano nella mano´ e altri 2/ 3 pezzi. Lui mi ha detto: ´Vorrei quel pezzo´. A lui li piace particolarmente questa canzone tanto da proporci di suonarla pure insieme dal vivo. Anzi, loro la voglio suonare dal vivo anche quando non ci siamo noi. C’era un entusiasmo intorno a questa cosa. Ed è una fortuna per noi non indifferente, non da poco. *

MESCALINA: Hai parlato di un Ep, ce ne parli? *
Amerigo Verardi: La cosa che vogliamo fare, è fare un prodotto che rispetti, bene o male, quello che facciamo dal vivo. Quindi ci stiamo impegnando per ricreare, più o meno, quel tipo di sonorità. *

MESCALINA: Che cosa rappresentano per te i concerti? *
Amerigo Verardi: Guarda una volta per me erano una solo una paranoia inutile. Con gli Allison Run l’unica cosa che ho chiesto e imposto, in qualche modo, perché non m’interessava, è che gli Allison Run fosse un gruppo da studio e non per fare concerti dal vivo. Il primo concerto degli Allison Run è dell’88. Sono nato con quest’idea che poi si è evoluta col tempo per forza di cose, forse perché acquisisci delle capacità comunicative che sono più forti. Fondamentalmente, io rimango un musicista che lavora e trova la sua dimensione ideale in studio ancora oggi. Il concerto dal vivo è una cosa completamente diversa, e come se fosse un’altra dimensione, un altro mondo che in comune con l’altro ha solo la musica e le canzoni. Però, per me è proprio un altro approccio, completamente diverso, molto viscerale dove l’energia che ti ritrovi è una cosa ancora più profonda per certi versi. Più veloce, più intima e più essenziale, penso che l’energia che tiri fuori, in generale è un’energia che riusciamo a ricreare noi insieme io e Marco, con Gianluca in questo caso. Facciamo il concerto e me lo vivo come un’esperienza unica, un momento. *

MESCALINA: Mentre dei Secret Concert cosa ne pensi? *
Amerigo Verardi: Io sono proprio completamente a favore. L’unica cosa per me magari strana in una situazione come questa può essere il fatto che ci fossero tanti amici perché stai suonando comunque in Puglia nella mia terra. Non è come suonare davanti a pubblico completamente sconosciuto. Una cosa un po’ diversa, per cui stasera ci siamo pure permessi di divagare un pò, d’improvvisare di più, di creare momenti più aleatori, più sospesi. Perché ci sentivamo abbastanza in confidenza da poterlo fare. Questo è il concerto. Capti l’energia che hai attorno e te la scambi. Però gli House Concert, secondo me, sono una cosa assolutamente da rivalutare. Gli House Concert sono una possibilità per quanto riguarda il live, la possibilità di fare un concerto che puoi ascoltare con un pubblico selezionato. I concerti indipendenti non si sa mai come vanno, cioè veramente possono essere dei disastri o delle cose molto emozionanti. Ci sono troppe variabili. Queste invece sono situazioni diverse e sono molto interessanti. *

MESCALINA: Ultima domanda. Che effetto fa, o meglio, come ci si sente ad appartenere a quella cerchia di cantautori, che per scelta o no, fanno parte di quella che io definisco ´limbo degli eterni sconosciuti´, nonostante il fondamentale apporto dato alla scena musicale italiana? *
Amerigo Verardi: Secondo me te la cavi vivendo. Nel senso che per me questo ha importanza relativa. Per me la musica fa parte della mia vita in maniera integrante e quindi io faccio quello che mi va di fare. Da un lato ha sicuramente un aspetto negativo come il lato economico perché in realtà la tua pagnotta te la devi guadagnare buttando il sangue. Non ci sono mai situazioni facili ne discograficamente parlando ne concertisticamente parlando. Ogni cosa che fai è molto sudata. Dall’altra parte, questo essere devianti rispetto a un flusso più grande ti da la possibilità di avere una grande liberta di movimento e di pensiero, di creatività. In realtà, puoi fare qualunque cosa. D’altronde, tu hai citato un sacco di cose che io ho fatto, che hanno parametri completamente diversi tra loro. Questo ti dice che, malgrado tutto, io posso fare quello che molti artisti, in realtà, non si posso permettere perché magari guadagnano molti più soldi, però alla fine fanno sempre lo stesso disco ogni due o tre anni, ma è sempre lo stesso disco rivisitato, rimescolato e rimesso in vendita. Sei naturalmente portato spesso a ripetere un po’ perche quella è la cosa che ha dato da mangiare a te e altre 200 persone: discografici, manager, agenzie… Io non sono così ossessionato dalle cose che faccio come magari qualcun altro. Poi anche questo mi va bene, non sono schiavo neanche di me stesso o della mia musica. Se non la voglio fare non la faccio. E credimi non è poco, magari faccio altre cose. In questo periodo mi sto diplomando in ´Musicoterapia´, giusto per dirtene una. È una cosa che volevo fare, me la sto creando e la sto facendo. È un’altra competenza che ho, è un altro tipo di contatto con le persone. Alla fine, per me è tutto lì, il gioco della vita, il contatto che hai con le persone. Questo lo puoi ricreare attraverso mille mezzi. Io sto bene in moltissime situazioni devo dire, mi adatto molto bene alla vita in generale. *

MESCALINA: E fai bene…*
Amerigo Verardi: (grossa risata, ndi)… Ti ringrazio. È stato un piacere.

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