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Intervista Ennio Rega - Tra l’entusiamo e la luna
Ennio Rega

Ennio Rega

Tra l’entusiamo e la luna


26/04/2006 - di Simone Broglia

      
  Tra l'entusiamo e la luna
      Intervista a Ennio Rega

Abbiamo intervistato Ennio Rega e abbiamo parlato con lui del suo prossimo disco, che, come ogni album di un buon cantautore, si presta a metafora e discussione sulla realtà umana.


Mescalina: Ciao Ennio, sembra scontato, forse lo è, cominciare con questa domanda, ma tu a poco più di un anno dall'uscita di "Concerie" sei già pronto con un altro disco. Hai lavorato molto? Raccontaci un po' …
Ennio Rega: Ciao Simone, il bisogno di comunicare è una spinta che ti tiene sveglio. Contrappongo il non distrarmi alla pigrizia, cerco di restare costantemente un essere pensante. Mi ci metto d'impegno: a volte in macchina mi ritrovo a fare 20 volte il giro della stessa piazza rapito da un'idea da prendere al volo. Finchè non riavvolgo il filo ho voglia a girare, mi dimentico anche di riprendere mia figlia a scuola … che sta lì ad aspettare pazientemente, immaginandoselo: papà mi sa che sta "girando".

Mescalina: Tra l'altro, per quanto ho carpito dai brani che ho potuto ascoltare, l'album in uscita mi sembra abbia un impatto diverso rispetto al precedente. Mi spiego meglio: rispetto all'ironia continua di "Concerie" qui ho trovato una più forte spinta lirica e poetica. Cosa ne pensi?

Ennio Rega: "Concerie" è l'opera, "Scritture ad aria" l'analisi dell'opera e non per questo meno importante. La storia dei nostri giorni, la realtà (che "Concerie" restituisce con la stessa finalità di un romanzo di Balzac), si ripete squallidamente senza vergogna, mentre il "pensiero" di fronte a tutto tace. La gente non cerca più il proprio futuro nello specchio del pensiero e della poesia. Invece le riflessioni personali su una realtà così anacronistica intorno sono necessarie, anche per non arrossire di vergogna, vivendo solo di conti in tasca: "sia gentile abbiamo sforato a 23 euro, le banane e la carne li rimetta via, arrivo fino a 18 euro…". Oggi è solo il denaro la misura del valore dell'uomo! Cosa c'è al di là della "materia"? Per le nuove generazioni esiste l'anima a prescindere dalla religione, quale spiritualità o passione può allontanarci dal vedere solo budelli, siamo come polli: cinque esemplari per metro quadro. Tornando a me direi che l'ironia non la cerco, c'è l'ho addosso, è del meridione da cui vengo, anche volendo non potrei sfuggirgli. La mia forza però è nella sintesi, nella "sostanza". A un mio racconto o una mia "poesia" metto addosso il "gesto", l'immagine cinematografica, che fa delle mie parole improvvisi colpi di scena e della mia musica un qualcosa di empirico fuori dalla logica del motivetto che rimane.

Mescalina: Anzi ti dirò, ho trovato "Cara stai calma" molto crepuscolare, intima nonostante il tema sia qualcosa che accomuna tutti (l'incomprensione e distacco fra i due sessi). Cosa ne pensi?
Ennio Rega: È così, in questo brano c'è un misto di tristezza-rabbia-ironia, ci sono i sentimenti contraddittori di chi non sa come uscirne, vedi sul finale prima dico: "La mia affidabilità cara non è meccanica" (una celata minaccia), poi aggiungo subito "stai calma … no … non c'è altro che voglio" (una rassicurazione…). Un'amara ironia senza soluzione, nel conflitto perenne tra desiderio e superstizione, tra il bisogno di innamorarsi sempre e il difendersi, nascondendosi dietro altro. Ci piacerebbe preferire i rimorsi ai rimpianti ma versiamo nel caos, non sappiamo uscirne. Però è proprio su questa linea di confine che vedo speranze per l'uomo.

Mescalina: "Concerie" mi aveva dato l'impressione di una serie di quadri legati al novecento, al secolo da pochi anni passato. Erano storie che mi riusciva bene ambientare lì. Per queste "Scritture ad aria" non mi sembra così …

Ennio Rega: Gli unici brani legati dal punto di vista storico al novecento sono "L'ultimo cantante di giacca", "Vecchio casello", "Maddalena canterina", "Zazzera gialla", gli altri personaggi sopravvivono anche nel 2000: il terrone continuerà a subire, Michelina a battere, Geremia a sbattersi, i soldatini non ti dico, lo scemo del villaggio illuminerà il cinismo dei paesi nei prossimi mille anni e così via. La tua sensazione, che capisco e condivido, viene più dall'aver trattato argomenti che "non fanno tendenza oggi". In "Scritture ad aria" ci sarà un brano "Il mio amico del 900" in cui esprimo tutto il mio dissenso per una società che ha cestinato pittori ed artigiani e la manualità in genere. La cultura con troppa superficialità oggi strizza l'occhio a Bill Gates e butta via Che Guevara. Chi dei due è un modello esemplare? Chi dei due vive in funzione degli altri? Qui, tutti nel caos di un rimbambimento che può guardare solo avanti. Di cose importanti molte ne dimentichiamo: quale cultura difendiamo, diffondiamo, mentre vanno in briciole bambini impacchettati di dinamite? Avanti! Tutti a guardare avanti per non restare indietro ... avanti ... avanti. Poco conta per me essere lirico o prosaico, del novecento porto con me un insieme di parole: romanticismo e rabbia, rivoluzione e illusione, sudore e coraggio. Più che una forma descrittiva e nostalgica, il mio è un umore che arriva dalla seconda metà del novecento e si insidia sia nella poesia che nel racconto.

Mescalina: Anche per "Scritture ad aria" si sente che è un tuo disco, ma c'è qualche cosa di diverso nelle musiche rispetto al precedente. È certamente meno bandistico, con meno tempo di valzer e la fisarmonica è accennata e non evidente.
Ennio Rega: Credo ci sarà ogni volta qualcosa di diverso nei miei dischi. In me cultura antagonista e musica sono un insieme che non ha mai sbrodolato di libidine per i cantautori dagli schemi rigidi. Pur apprezzando i grandi talenti (Modugno, Carosone, Battisti, De Andrè), i grandi sconfitti (Tenco, Ciampi, Bindi), i grandi artisti (Gaber, Ferrè), mi sono formato cantando soprattutto, e cito in ordine di passione: Otis Redding, Ray Charles, Joe Cocker, Jimi Hendrix, Janes Joplin, Aretha Franklin, misurandomi con Tom Jones, ascoltando la musica di Burt Bacharach, George Gershwin, Ray Conniff. In che misura questa mia formazione artistica dai 13 ai 20 anni, tra passione e canto e molti concerti rock come chitarrista cantante, abbia influenzato le mie composizioni di oggi proprio non so dirti, qualche connessione deve esserci. Io sono un cantautore solo perché faccio tutto da me, ma, sono sincero, potrei suonare anche con i Metallica.







 


Mescalina: Lutte Berg alle chitarre c'è sempre, per il resto cosa è cambiato nella formazione musicale? Parlacene un po'…
Ennio Rega: Dal 1988 rimetto le mani sul pianoforte, che avevo studiato da bambino, ma è solo nel 1996 che mi avvicino al jazz cosa che si radicalizzerà e diventerà più seria dopo l'incontro con Lutte con cui nel 2002 si creò un' intesa artistica e umana, oltre a una collaborazione fissa: un salernitano trapiantato a Roma e uno svedese trapiantato in Calabria. Due terroni di talento. Se nella vita Lutte è più calmo e disciplinato di me (che se mi chiedi cosa ho mangiato un attimo dopo non me lo ricordo), più votato a gioire per certi piaceri (una sigaretta sporadica, pranzi, cene, un buon vino, scrutare con libidine nei dettagli delle mappe autostradali), sul palco è carismatico e grintoso, in quel contesto mi è incredibilmente simile. Ed è bello questo sentire comune tra occhiate fugaci di sbieco e spinte fisiche sulle palanche. Ci sono poi Pietro Iodice o Dave Pettirossi alla batteria, Marco Siniscalco o Luca Pirozzi al contrabbasso e basso elettrico, Paolo Innarella e Denis Negroponte sono fissi da anni. La novità è l'ingresso di un grandissimo violinista, Luigi De Filippi (primo violino alla Fenice etc..), musicista dalla statura umana ed intellettuale non comune, con cui ho l'onore e la gioia di aver avviato con questo album una collaborazione.

Mescalina: In "Concerie" oltre alla impostazione teatrale delle canzoni, comparivano anche veri e propri attori. Ci saranno anche in questo "Scritture ad aria"?
Ennio Rega: Sì, ci saranno sorprese, inconsueti siparietti tra un brano e l'altro, ancora non realizzati. Sperando di non farti torto però lascerei lo specifico nel mistero, posso dirti che non è niente di posticcio e casuale, è un qualcosa che ha una buona ragione d'esserci.

Mescalina: Spostandoci sui testi, leggo che quando hai scritto questo terzo disco volevi parlare dell'uomo in generale, dell'uomo-oggetto? In che senso?
Ennio Rega: Mi inoltro in una riflessione sull'uomo cercando di rispondere a qualche domanda urgente: viviamo nella realtà? L'uomo è un essere adattabile portato all'accettazione serena anche delle più escatologiche imbecillità del quotidiano? Il popolo è un gregge senza speranza? Se l'uomo della strada è cinicamente considerato intellettualmente alla stregua di una scimmia, perché proporre di abolire l'evoluzionismo dalle scuole secondarie? Vorrei scrivere e ragionare senza penetrare troppo nel concettuale e filosofico, non godo nello snobbare il pubblico. "L'uomo in generale" lo trovi nell'indifferenza della gente, è quello che viene ammazzato in qualche angolo del mondo, mentre ceniamo (è pronto! Che c'è stasera? Buon appetito). Nulla più scatena in noi alcun senso di colpa, né più coscienza né responsabilità.

Mescalina: Con un'accezione più astratta rispetto a quella figura di uomo-oggetto, ragazzo-oggetto, che emergeva in "Soldatino"?

Ennio Rega: Sì, certo! Astratta ed allo stesso tempo concreta. Resto a terra e da terra voglio guardare in alto, per conoscere meglio la realtà, le sue ragioni, la sua verità. La megalomania che contraddistingue il nostro tempo ci rende ridicoli impedendoci di guardare le cose in modo critico e personale. Il sogno diventa l'unico rifugio per la riconquista del reale, nel sogno riconquistiamo la creatività autentica, le emozioni e le passioni, le attese, l'entusiasmo che ne consegue.

Mescalina: Una tua frase mi ha fatto pensare, cioè: "la potenza della poesia compie imprese inattuali'". Secondo te come mai la poesia riesce sempre a dire cose inattuali? In qualsiasi epoca, se una poesia è tale, la si afferra e guardandosi attorno si scopre che sta dicendo cose inattuali …
Ennio Rega: Le parole nella poesia vanno perennemente controtendenza a ben vedere, solo perché le cose dello spirito non si sono mai riconosciute negli interessi del potere politico che, volutamente, ha sempre favorito stupide mode omologanti. Prendiamo Leopardi nonchè la sua più nota poesia "L'infinito", analizzando tra le parole io sento una profonda solitudine mista a vitalità inespressa, una tragica contraddizione da cui non si esce. Leopardi aveva anche le sue buone ragioni, ma era il solo ad averle? Direi di no, moltissimi uomini alti e bellissimi e ignoranti si sono ritrovati in quel grande poeta "racchio d'uomo". L'umanità non è una robetta da globalizzare, di cui farne tutto un fascio. La poesia dice cose inattuali perché ancora una volta siamo noi ad essere inattuali. Guarda che è gravissimo! Ci rendiamo conto, progresso tecnologico a parte, che rispetto agli anni 70 l'umana civiltà del 2006, con i suoi protagonisti è al paleolitico, nell'arte, nella musica, negli esempi, ogni cosa si srotola senza coraggio e passione. Stiamo scivolando in un nuovo oscurantismo in cui a saccheggiare non sono più i vichinghi ma il potere dei media.

Mescalina: Hai registrato anche un videoclip per questo disco, parlacene un po'…

Ennio Rega: Nel minicd pubblicato c'è la traccia rom del videoclip del singolo. Il mio videoclip, girato da The Mob, ha il pregio di una sua apprezzabile raffinatezza nella fotografia e nel colore: oltre alla band che suona tra luna e pianeti c'è un bambino che appare e scompare, il mio alter ego "tra l'entusiasmo e la luna io ero una bugia". In fondo se hai una buona canzone e la presti a un giochino innocuo non è poi la fine del mondo. Il video è un mezzo discutibile che comunque io giustifico e salvo solo perchè finalizzato ad una visibilità necessaria al sostegno dell'attività artistica.

Mescalina: Farai un tour o delle date in giro per l'Italia?
Ennio Rega: Parteciperò a sporadici grandi eventi con la band al completo e soprattutto girerò per locali con una formazione ridotta che va dal duo al trio, dove l'impatto della mia musica cambia solo di linguaggio ma non d'intensità, ovviamente in trio la nuova scaletta del concerto sarà efficacemente rivisitata in acustico. Mi piace propormi ai giovanissimi, tra loro c'è chi ne sa una più del diavolo, sono forti!

Mescalina: Allora ci si vedrà in qualche tuo concerto, grazie e in bocca al lupo.
Ennio Rega: Grazie dell'attenzione dimostrata per il mio lavoro e spero di incontrarti … ah! Un solo un favore, non ho memoria per i nomi, se ci dovessimo incontrare ricordami che sei Simone Broglia di Mescalina, ho fatto delle figuracce che a ripensarci, dico davvero, vado a cercarmi un tunnel per emettere disumane urla liberatorie.

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