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Intervista James Mcmurtry -
James Mcmurtry

James Mcmurtry


21/07/2004 - di Christian Verzeletti
In copertina al suo primo disco era ritratto mentre camminava su una strada sterrata. Ora lo troviamo sul palco di un club, in occasione del suo nuovo “Live in Aught-Three”. Queste sono le coordinate entro cui si muove la musica di James McMurtry: da qui le sue canzoni colgono la dimensione rurale di quei paesaggi scarni che ancora oggi costituiscono l’anima dell’America e del rock’n’roll.

  

    Interviste:

                   James McMurtry

In copertina al suo primo disco era ritratto mentre camminava su una strada sterrata.
Ora lo troviamo sul palco di un club, in occasione del suo nuovo "Live in Aught-Three".
Queste sono le coordinate entro cui si muove la musica di James McMurtry: da qui
le sue canzoni colgono la dimensione rurale di quei paesaggi scarni che ancora
oggi costituiscono l'anima dell'America e del rock'n'roll.


Mescalina: James, ho tra le mani il tuo nuovo cd dal vivo e stavo pensando che è un altro passo fatto nella tua carriera … c'è un motivo per cui hai scelto di fare un live proprio adesso?
James McMurtry: Perché adesso sento che abbiamo un buon suono e volevo catturare almeno una parte di quello che stiamo facendo. Le canzoni che trovi su questo disco sono parecchio diverse dagli originali, si sono evolute attraverso lunghi anni di tour e sono suonate da un trio, senza alcuna sovraincisione.

Mescalina: In fondo questo è quello che hai sempre fatto: prendere il tuo suono e scavarlo, cambiando solo qualche dettaglio, come succede nella narrativa, da un romanzo all'altro … ho sempre preso i tuoi dischi come se fossero dei libri, magari influenzati dal lavoro di scrittori come tuo padre o come Cormac McCarthy?
James McMurtry: In effetti sono narrativa, anche se direi che sono più influenzati da Kris Kristofferson che da qualunque altro scrittore di prosa.

Mescalina: Tu mantieni sempre un approccio umile nei confronti della musica: è per questo che nel live ti presenti al pubblico come un venditore di birra?
Quella del venditore di birra è una cosa vera, da prendere in modo proprio letterario.

James McMurtry:
Sai, io giro gli Stati Uniti in tour, suonando spesso in piccoli club, e il mio lavoro è far sì che la gente entri in quei club, così che il locale possa vendere birra e i proprietari possano continuare ad ingaggiare me ed altri musicisti per farci suonare. È una relazione simbiotica: se non si vendesse la birra, non ci sarebbero bands in tour.

Mescalina: Immagino che tu abbia letto ancora dei paragoni che fa la stampa, di quando ti chiamano il "Lou Reed del Midwest" … ci potrebbe essere del vero per il modo in cui suoni gli accordi nei riff o per come usi la chitarra baritona, che ne pensi?
James McMurtry: Sì, diciamo che ci sta. Lou Reed ha fatto grandi cose, sono particolarmente legato a "Rock'n'Roll Animal" e a "New York", ma in generale, non è che mi interessi tanto il suo fraseggio, anche se è una cosa che lui fa funzionare bene nella sua musica.

Mescalina: Le tue canzoni mi fanno sempre venire in mente una certa epica western, con posti da confine e paesaggi secchi ed austeri … anche le cover che fai sul live, "Dry river" di Dave Alvin e "Rex's blues" di Townes Van Zandt, sembrano guardare in quella direzione …
James McMurtry: Io non faccio altro che suonare le canzoni da cui mi sento attirato. In "Dry river" è lo spirito indomito del narratore con quel fiume che è rimasto asciutto per così tanto tempo che alla fine l'hanno asfaltato, ma lui continua a credere che tornerà come prima. È una canzone positiva, c'è una forza positiva che si oppone ad un'altra negativa. "Rex's Blues" invece avevo solo voglia di cantarla, non so perchè.

Mescalina: Ti dirò che non mi sembri il solito texano, almeno per quanto riesco ad immaginare io da qua … di sicuro non sei uno di quelli che ha votato per Bush! Nel cd esprimi chiaramente la tua opposizione, come stanno facendo molti altri cantautori …
James McMurtry: In realtà Bush è uno del New England, che solo per caso è nato in Texas, perché suo padre ha costruito la sua fortuna qua. Le sue radici sono yankee e il suo sangue è blu, ma lui ha imparato a parlare col nostro accento così la gente pensa che ci sia uno di noi al potere. È stato Karl Rove che probabilmente ha insegnato a Bush a pronunciare la parola "nucleare" così bene. Rove è il vero genio malefico che sta dietro a Bush: lui ha capito quanti Americani ci sono che si sentono arrabbiati e insoddisfatti e ha sfruttato quella rabbia, un po' come fece Hitler in Germania. Rove ha anche intuito quanto sono creduloni gli Americani, al punto che se un candidato parla con il loro stesso accento, subito si dimenticano che quel candidato ha almeno quarant'anni. Così ci troviamo a fare i conti con un laureato a Yale che andava a passare le vacanze estive coi reali dell'Arabia Saudita e che adesso incarna quella stessa elite che questi ritengono responsabile per la loro esclusione dal processo politico internazionale.

Mescalina: È un'analisi che condivido, potremmo stare a parlarne per ore e magari scriverci anche un libro … a proposito di libri, so che a Stephen King piace la tua musica e che ha anche scritto una recensione di "Live in Aught-Three" …
James McMurtry: Mi ha fatto un grande favore, anche perché lui è uno di quelli che la gente ascolta.

Mescalina: Beh, hai cominciato coll'essere prodotto da John Mellencamp e sei arrivato ad essere recensito da Stephen King … ne hai fatta di strada e dire che tutto era cominciato con un demo che tuo padre aveva dato a Mellencamp: come ti senti a guardarti indietro?
James McMurtry: A volte mi sembra che sia stato come camminare senza sosta su una pedana di quelle per il fitness. Dopo quindici anni sono ancora in tour con un furgone e me ne vado in giro a suonare in piccoli club. Ma la cosa buona è proprio che giro ancora col mio furgone e suono nei piccoli club.

Mescalina: Niente male per un venditore di birra, no?
James McMurtry: No, davvero niente male, soprattutto se pensi che c'è un sacco di gente che vorrebbe fare quello che faccio io.

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