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IVisionatici iVisionatici 2026: i vincitori Indelicato, Jazzkevich, Meno ed Edoardo Veroni

18/07/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

#IVisionatici#Emergenti#Songwriting

È terminata qualche giorno fa la quinta edizione de iVisionatici Music Festival: ne abbiamo intervistato i vincitori, Indelicato, Jazzkevich, Meno ed Edoardo Veroni!

Si è conclusa alcuni giorni fa, con la finale dell’8 luglio presso il mosso di Milano, la quinta edizione dei IVISIONATICI MUSIC FESTIVAL, contest musicale per artisti emergenti a carattere sociale e internazionale indetto da IVISIONATICI e patrocinato dal Nuovo IMAIE e dal Comune di Milano.

I 20 finalisti, selezionati durante le dieci semifinali dal vivo del contest, tenutesi in città come Roma, Milano, Napoli e Bologna, sono stati valutati da una giuria composta dalla cantautrice Valeria Rossi, l’autore Luca Sala, lo speaker radiofonico Fabrizio Gaias, la giornalista e curatrice Vittoria Martinotti, Elisa Valdina e il redattore Massimo Conti. I primi due hanno anche presieduto la giuria.

Nella Categoria Cantautori la palma della vittoria è andata all’artista di origini ucraine Sofia Zhashkevych, in arte Jazzkevich, mentre a vincere nella Categoria Interpreti è stato il giovanissimo artista milanese Edoardo Veroni, appena quindicenne. Vincitore assoluto di questa edizione è stato l’artista campano Francesco Curcio, in arte Meno. Alla cantautrice siciliana Giorgia Indelicato, in arte Indelicato, sono andati inoltre il Premio della Critica e il premio Best Lyrics Award.

Ospiti musicali della finale sono stati Senza Cri e DINìCHE; l’evento è stato presentato dallo speaker radiofonico Maurizio De Bari. In occasione della finale, è stata presentata in anteprima, inoltre, un’importante nuova realtà promossa da IVISIONATICI, che mira a tutelare e a sostenere la salute mentale degli artisti, M.A.I.N.D. (Menti Accordate In Nuove Direzioni).

Abbiamo intervistato i quattro premiati in qualità di uno dei partner tecnici del festival: conosciamo meglio Indelicato, Jazzkevich, Meno ed Edoardo Veroni!

Indelicato (Giorgia Indelicato)

Mescalina: Ho letto che ti sei laureata al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, studiando prima nel triennio con Paola Folli, poi nel biennio con Rossana Casale. Com'è stato studiare con loro?

Indelicato: Il Conservatorio di Parma è un luogo magico, ma sono state loro a fare la vera differenza nel mio percorso. Paola e Rossana sono due docenti e persone meravigliose, profondamente diverse tra loro per approccio e stile, ma complementari per la mia crescita. Insieme hanno letteralmente plasmato la mia identità artistica e umana; senza la loro guida, probabilmente oggi non sarei la stessa persona e la stessa artista. Hanno dimostrato fin da subito una fiducia immensa nella mia voce, spingendomi ad andare oltre i miei limiti. Grazie a entrambe ho esplorato mondi e sonorità che prima non mi appartenevano, scoprendo sfumature della mia vocalità e parti di me che non sapevo nemmeno esistessero. Mi hanno insegnato non solo la tecnica, ma anche il rispetto e la sacralità del palcoscenico.

Mescalina: Al Premio Bianca d'Aponte nel 2025 hai vinto un premio per la migliore interpretazione con il brano Mari, un pezzo in siciliano che tra nostalgia ed emozioni racconta due amori, quello per il mare e la propria terra e quello per la musica. É un brano in cui ti rispecchi molto e ti sei trovata bene al Premio D'Aponte, dove credo tu abbia seguito anche una masterclass sulla scrittura delle canzoni tenuta da Giuseppe Anastasi con Giuseppe Barbera?

Indelicato: Il Premio Bianca d'Aponte è un'esperienza che porterò per sempre nel cuore. È un contesto unico, una grande famiglia intessuta di amore, rispetto e un'energia pura che ti riempie l’anima. Per quanto riguarda la masterclass, purtroppo Giuseppe Anastasi non è stato bene, quindi l'ho seguita interamente con il Maestro Giuseppe Barbera. È stato un momento di formazione incredibile: il suo approccio alla scrittura è estremamente stimolante e mi ha lasciato spunti preziosi su come veicolare le emozioni attraverso le parole e la musica. Mari è un brano in cui mi metto a nudo, e ricevere quel premio per la migliore interpretazione in un tempio della canzone d'autore come il D'Aponte è stato un riconoscimento indimenticabile.

Mescalina: Come mai hai scelto di cantare in dialetto, anzi, in lingua siciliana?

Indelicato: La verità è che, in un determinato periodo della mia vita, la lingua siciliana è stata l’unico mezzo possibile per esprimere ciò che custodivo dentro. C'è qualcosa nella fonetica e nel suono del dialetto che trovo visceralmente risonante; è come se la mia vera voce sia riuscita a liberarsi solo attraverso quelle parole. Per assurdo, è una lingua che in passato avevo quasi "ripudiato", forse nel tentativo di allontanarmi da certe dinamiche, ma alla fine è stata l'unica melodia capace di farsi ascoltare davvero dal mio mondo interiore. Questo primo EP parla del mio vissuto, della "Vera me", e per raccontarlo dovevo per forza scavare nel profondo delle mie radici. Ritornare al siciliano è stato, in fondo, un modo per ritrovare me stessa.

Mescalina: Amuri è un brano carezzevole e delicato tra folk e pop: raccontaci di più sul tuo primo singolo.

Indelicato: Amuri racconta una storia d'amore universale, ma lo fa attraverso un'immagine ben precisa: quella dei lucchetti attaccati sui ponti delle grandi città. Anche quando una storia finisce e le strade si separano, quei lucchetti restano lì, a sfidare il tempo. Il fulcro del brano è proprio questo: ogni persona che entra nella nostra vita vi lascia un'impronta indelebile. Anche se un sentimento finisce o muta forma, quel vissuto rimarrà per sempre parte di noi, arricchendoci e rendendoci ciò che siamo. È un pezzo delicato, ma che racchiude una forte consapevolezza emotiva.

Mescalina: Stai preparando il tuo primo EP, giusto? Comprenderà anche brani in italiano?

Indelicato: Sì, sto lavorando intensamente al mio primo EP! Ci sarà spazio anche per la lingua italiana, ma non abbandonerò la mia matrice: l'italiano sarà sempre accompagnato e impreziosito dalle sfumature del dialetto, creando un dialogo costante tra le mie due anime linguistiche.

Mescalina: Ti aspettavi di vincere tanti premi a iVisionatici (Premio della critica, Best Lyrics Awards e Premio Liberty Music)? Che tipo di esperienza è stata per te? Raccontaci...

Indelicato: Non me lo aspettavo assolutamente, è stata una sorpresa immensa. Consapevole di fare un genere musicale molto di nicchia, so bene che non è immediato intercettare il gusto del pubblico o essere compresi al primo ascolto. Invece, l'accoglienza è stata straordinaria e ne sono rimasta profondamente colpita e gratificata. iVisionatici Music Festival è una realtà bellissima, un ambiente sano fatto di professionisti e persone squisite che si mettono al servizio della musica emergente. È un’esperienza che mi ha dato tanto e che consiglio vivamente a tutti i colleghi musicisti che vogliono mettersi in gioco in un contesto serio e accogliente.

Mescalina: Hai aperto un concerto di Frida Bollani e hai anche alle spalle esperienze come corista: di chi ti piacerebbe aprire dei live in futuro? E cosa pensi di aver imparato come corista?

Indelicato: L'esperienza con Frida Bollani è stata magica, e guardando al futuro mi piacerebbe tantissimo poter aprire i live di un'artista straordinaria come Serena Brancale o de La Niña del Sud [La Niña], che stimo immensamente per la sua energia e la sua capacità di fondere radici e modernità.

L'aver lavorato come corista, invece, è stata una palestra fondamentale per la mia crescita. Ti insegna a spogliarti dell'ego del solista: impari a modellare il tuo suono per fonderti con gli altri, a ragionare come un "pacchetto unico" e a metterti totalmente al servizio del brano e dell'artista principale. È una grandissima lezione di condivisione, ascolto reciproco e supporto reciproco che ogni cantante dovrebbe fare.


Jazzkevich

Mescalina: A che età hai iniziato a suonare il pianoforte e come mai hai scelto proprio questo strumento?

Jazzkevich: All'età di sette-otto anni ho iniziato a frequentare una scuola di musica, dove lo studio del pianoforte mi ha accompagnata per i successivi otto anni della mia vita.

​Essendo un'età piuttosto inconsapevole, non ricordo cosa mi abbia portata proprio verso questo strumento né quanto mi attirasse all'inizio. Immagino però che i miei genitori abbiano notato in me una certa inclinazione verso la musica e abbiano deciso di iscrivermi alla scuola di musica della città di Bucha, in Ucraina.

​Secondo il regolamento della scuola, oltre al canto era necessario scegliere anche uno strumento, e la mia scelta è caduta sui tasti bianchi e neri. Ricordo soltanto che, a quel tempo, sapevo già suonare il Valzer del cagnolino e, con l'orgoglio di una bambina, durante l'ammissione mostrai agli insegnanti questa mia capacità.

​Mescalina: Il tuo nome d'arte e anche il tuo modo di cantare, molto elegante, fanno pensare alle grandi "signore" del jazz: ami il jazz e quali cantanti ti hanno ispirata finora?

Jazzkevich: Per me è sempre difficile rispondere a domande come questa, perché al momento non ho ancora trovato molti artisti specifici di questo preciso genere ai quali mi ispiro continuamente. Tuttavia, una persona che mi colpisce profondamente è senza dubbio Nina Simone.

​Mi ritrovo spesso ad osservare i suoi live con la bocca aperta, completamente affascinata dalle sue esibizioni e da quegli sguardi severi, incredibilmente intensi, che rivolgeva al pubblico.

​Mescalina: Il tuo singolo The Ship's Deck è un pezzo minimale e raffinato: come è nata questa canzone?

Jazzkevich: Fino a poco tempo fa, per una serie di circostanze in parte inevitabili, condividevo il mio spazio personale con mia madre.

​Per me il momento e il ritmo del risveglio sono estremamente importanti. Ho bisogno di svegliarmi lentamente, senza fretta. (Forse è anche per questo che continuo ad evitare un lavoro con un orario fisso :) )

​La mattina in cui sono nati i primi versi di questa canzone, però, era tutto il contrario: un risveglio caotico, pieno del rumore di pantofole di mia madre che si trascinavano e correvano velocemente per l'appartamento.

​La mia prima reazione fu irritazione, rabbia. Poi però mi sono chiesta se ne valesse davvero la pena: reagire interiormente a qualcosa di esterno che, in fondo, neanche mi riguardava direttamente.

​Quel momento è diventato una metafora di tanti altri momenti della vita, in cui un'inquietudine interiore nasce come conseguenza di diverse manifestazioni del mondo esterno.

​Mescalina: Cosa ti è piaciuto di più del festival iVisionatici?

Jazzkevich: Mi è piaciuto osservare come, con l'arrivo della sera, cambiasse lentamente l'atmosfera, sia nello spazio che tra le persone. Come cambiava continuamente il pubblico: arrivavano volti nuovi, mentre altri scomparivano. E poi mi ha fatto piacere anche vedere il coinvolgimento negli occhi di alcuni spettatori e poter scambiare le impressioni con loro e con gli altri artisti alla fine della serata.

​Mescalina: Ti aspettavi di vincere nella Categoria Cantautori?

Jazzkevich: Avete mai conosciuto qualcuno che abbia avuto abbastanza coraggio (o arroganza) da rispondere "sì" a una domanda del genere?

​No, non me lo aspettavo.

​Pensavo che i gusti e le preferenze di un festival come questo fossero piuttosto lontani da ciò che avevo proposto io, per di più con un brano in inglese. Avevo notato che, molto spesso, viene data preferenza alle esibizioni in italiano, ed è stato proprio questo uno dei motivi per cui la mia vittoria mi ha sorpresa.

​Ma, in realtà, non so mai come venga interpretata la mia musica. Io la ascolto e la conosco in un modo completamente diverso rispetto a come può essere percepita dalle persone che la incontrano da fuori.

​Mescalina: Ora che progetti hai?

Jazzkevich: Dal punto di vista concreto, voglio continuare a esplorare le opportunità che ho ricevuto come premio, condividendo la mia musica in modi diversi.

​Nel frattempo, voglio continuare a scrivere, creare e sperimentare sempre di più.

​Voglio lasciarmi ispirare, per poter poi ispirare gli altri, perché credo che questo sia qualcosa di molto importante per l'immaginazione umana e per rendere la via un po' più colorata.

​Vorrei anche provare ad esibirmi per strada (non l'ho mai fatto prima). Ed essere il più possibile aperta alle opportunità che incontrerò lungo il cammino, dedicando a loro tutta l'energia che sentirò di voler investire.

​Mescalina: Ci sono degli artisti italiani con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?

Jazzkevich: Al momento esistono soltanto gli artisti del passato con i quali avrei voluto avere la possibilità anche solo di fare una conversazione.

​Allo stesso tempo, però, provo molta curiosità anche nei confronti degli artisti di oggi, quindi sono sicura che mi aspetta ancora l'incontro con quei nomi che saprò finalmente citare la prossima volta che mi verrà posta questa domanda.


Meno (Francesco Curcio)

Mescalina: Nella tua biografia artistica, tra il serio e il faceto, si raccontano tanti "tentativi", vari strumenti suonati (clarinetto, pianoforte, sassofono, chitarra) e vari generi musicali a cui ti sei approcciato (RnB, pop, il mondo dei musical, jazz, cantautorato, hyperpop): è tutto vero e quali ascolti oggi ritieni siano stati più importanti?

Meno: È tutto assolutamente vero, e lo affermo con affetto pensando al me stesso ragazzino che era affascinato dalla musica, ma non aveva ancora compreso appieno come approcciarla nel modo migliore. Mi ricordo che quando avevo 5 anni a casa mia c'era un vecchio pianoforte a muro, lo stesso su cui mia nonna da piccola prendeva lezioni di pianoforte. Era il mio giocattolo preferito, ci passavo le ore a suonare le melodie delle canzoni che sentivo per radio. Poi a scuola misero un corso di musica e io scelsi di suonare il clarinetto. In realtà io volevo suonare il sassofono ma fui persuaso a deviare sul clarinetto. Secondo loro era perché col clarinetto sarei stato in grado di suonare anche il sax, secondo me era perché avevano bisogno di iscritti. Devo ammettere che il clarinetto mi piaceva ma non ero proprio bravissimo, ero pure un po' svogliato quindi dopo un paio d'anni ho lasciato. Poi mi hanno regalato una chitarra. La chitarra e il piano ho imparato a strimpellarli da solo e ora li uso per scrivere canzoni. Ripensandoci forse il problema è stato proprio il voler imparare da solo. In effetti sono un po' testardo. Ora sto provando ad imparare a suonare il basso, anche se con pessimi risultati devo dire. Vediamo come va!

Mi sento un po' un'apetta svampita che salta al prossimo fiore prima di aver impollinato per bene il precedente. La mia vita è una collezione di cartelle aperte e mai chiuse, riposte su uno scaffale a prendere polvere. Così ho fatto con gli strumenti e anche con i generi musicali, passando da uno all’altro cercando di capire quale risuonasse meglio con me. Il problema è che tendo a non concedermi mai il lusso di concentrarmi su una cosa sola per troppo a lungo perché so già che poi arriverà qualcosa di nuovo e io vorrò inseguire quella tralasciando il resto. Devo dire, però, che alla fine tutti gli ascolti che ho fatto sono stati importanti e mi piace pensare che ci sia un po' di tutto nella mia musica, da Erykah Badu a Lucio Dalla, passando per Chet Baker, gli Squallor, Beyoncé e tanti altri. La musica è bella tutta se si hanno le orecchie per ascoltarla.

Mescalina: La tua canzone Pigro sembra appartenere a un cantautorato ironico tra pop, synth-pop e jazz, che ricorda per esempio un po' lo stile di artisti come Fulminacci. Com'è nata questa canzone?

Meno: La canzone è nata in un placido pomeriggio di Bruxelles. Era un periodo in cui facevo fatica ad affrontare i miei impegni e procrastinavo tutto (n.b. un periodo che dura da circa 26 anni) ed era un po’ che non riuscivo a scrivere. E tra un volo pindarico e l'altro in cui riflettevo sul fatto che a me di essere performativo e competitivo sul mercato del lavoro non poteva fregarmene di meno, qualcosa mi ha spinto a mettermi alla tastiera e a scrivere il pezzo tutto d'un fiato, senza rifletterci troppo. Poi dopo un po' l'ho riascoltato, l'ho fatto ascoltare al mio amico produttore e mi sono reso conto che poteva funzionare. Ho immaginato che quando le persone che mi conoscono l'avrebbero ascoltato avrebbero pensato: “questo pezzo sei proprio tu”. Mi sono lasciato la libertà di non pensarci su troppo e di divertirmi, e mi sono ripromesso di farlo sempre da quel momento in avanti.

Mescalina: Nel pezzo a un certo punto ironizzi sul merito che prescinde dal talento: credi che a volte sia davvero così?

Meno: Forse quello è l'unico punto in cui sono al 100% serio nel brano. Il talento è un'illusione capitalistica. Esiste la predisposizione, ma soprattutto esiste l'agio, i mezzi e gli ambienti giusti che permettono ad una predisposizione di fiorire. Io sogno un mondo in cui non venga premiato chi primeggia sugli altri, ma in cui tutti possano raggiungere la serenità a prescindere dalla condizione di partenza. Insomma anche gli scarsi meritano di essere felici, e la canzone rivendica un po' questo.

Mescalina: Ma è vero che hai scritto, registrato e raccolto più volte varie canzoni e poi...non le hai pubblicate? Ora pensi di aver trovato la tua cifra stilistica ed espressiva?

Meno: Eh sì. La prima volta ero ragazzino, feci le basi con GarageBand sull’ipad di mia madre e con un amico del mare scrivemmo sei canzoni. Lui i testi, io la musica. In inglese per qualche motivo, ci sembrava più internazionale. In verità pubblicai un brano, ma dopo poco lo tolsi da tutte le piattaforme, un po' mi vergognavo, chissà perché. Avevo in mente tutto un progetto, aveva il titolo di Sea Boy, però subito dopo averlo registrato mi suonava forse troppo amatoriale. Nessuno credette in quel progetto ma perché fui io il primo a non crederci. Solo Daniele ci credeva, il mio amichetto del mare, sento di averlo deluso. La seconda volta invece ero già più grandicello, avevo tutte le buone intenzioni del mondo, i pezzi mi piacevano, li avevo scritti durante il Covid. Un po' perché ero chiuso in casa, confinato nella mia città (cosa a cui non ero molto abituato perché per studio e per vari lavoretti mi muovevo molto) un po' perché in quel periodo ascoltavo moltissimo Pino Daniele e l'album di Tosca Morabeza, mi venne di scrivere in dialetto, tutti brani un po' malinconici. Mi ci misi proprio di buona volontà, organizzai prove, chiamai musicisti, mobilitai tante persone molto generose che mi aiutarono nel registrare tutto. Ma il risultato non mi soddisfaceva, ci misi forse troppo tempo e non volli più pubblicare nulla. Quello che ho capito col senno di poi è che la pubblicazione è un atto fondamentale del processo creativo, se non si restituisce la propria arte al pubblico significa che quell'arte è incompiuta e forse il motivo per cui non ho mai pubblicato nulla fino ad ora è che mi sentivo incompiuto io e sentivo incompiute le cose che scrivevo. A questo giro qualcosa è cambiato, sarà che sento di aver trovato i mezzi giusti, le parole giuste, anche il nome giusto per presentarmi al mondo. Ho sentito che questa era la volta buona per raccontare un po' di me senza la paura di essere giudicato.

Mescalina: Ti saresti aspettato di essere il vincitore assoluto della quinta edizione de iVisionatici?

Meno: Non mi sarei aspettato di arrivare in finale, figuriamoci di vincere. Sono arrivato con la mia vestaglia, i miei occhiali e il mio cuscino con la curiosità di vedere come avrebbe reagito un pubblico alla mia performance e devo dire che è andata molto oltre le mie aspettative!

Mescalina: Che tipo di esperienza è stata quella di questo festival? Cosa ti ha lasciato di bello in particolare?

Meno: Ho avuto il piacere di conoscere persone gentili e disponibili che hanno reso questa esperienza davvero bella: Veronica, Annachiara e tutto lo staff del festival fanno questo mestiere con tanta passione e con la voglia di scoprire ed aiutare nuovi talenti a navigare un mondo molto complesso che è quello dell'industria musicale, ed è raro trovare persone così. Inoltre il livello della finale era a mio avviso altissimo ed è stato bello poter ascoltare tanti ragazzi che come me hanno voglia di fare musica e di raccontarsi.

Mescalina: Ora che progetti hai? E di quali artisti italiani ti piacerebbe per esempio aprire un concerto?

Meno: Ora sono carico a pallettoni, vado in studio tutti i giorni perché sto lavorando al mio EP. Nei prossimi mesi uscirà nuova musica, e non vedo l'ora di portarla sul palco. Sarebbe un sogno poter aprire per Marco Castello, per Fulminacci o per TonyPitony indossando dei pigiami coordinati. Intanto io continuo.


Edoardo Veroni

Mescalina: Nonostante la giovane età, hai già tante esperienze di vario tipo. Quali pensi siano state le più formative?

Edoardo Veroni: Una è stata sicuramente la prima volta che ho cantato dal vivo su un palco di un teatro a San Marino durante il Tour Music Fest. Un’altra esperienza formativa è stata quella che ho vissuto nello studio di registrazione della Disney in cui ho imparato molte cose che non sapevo prima.

Mescalina: Hai già una voce molto sicura e sicuramente su questo ha influito lo studio. Non tutti i cantanti hanno un percorso di studio alle spalle: quanto pensi sia importante studiare per un cantante?

Edoardo Veroni: Penso sia fondamentale per un cantante di qualsiasi genere studiare il canto e la musica, in modo da poter utilizzare il proprio strumento con sicurezza, senza pericolo di farsi del male e per potersi esprimere al meglio.

Mescalina: Ti aspettavi di essere scelto per interpretare il cucciolo Taka nella canzone Voglio da sempre un fratello nel film Mufasa: Il Re Leone?

Edoardo Veroni: No, sinceramente non me l’aspettavo; infatti quando mia madre mi disse che avevo superato il provino, fui davvero felicissimo.

Mescalina: Che tipo di esperienza è stata quella della partecipazione a iVisionatici, culminata con la vittoria nella categoria interpreti? Cosa hai trovato più interessante e stimolante?

Edoardo Veroni: È stata un’esperienza molto divertente e formativa che mi ha spronato a cantare al meglio. La vittoria non me l’aspettavo. Ho trovato davvero fantastico il fatto che tutti fossero molto gentili e disponibili, perché un clima come questo aiuta a sentirsi più a proprio agio sul palco e aiuta a cantare al meglio.

Mescalina: Come mai hai scelto di interpretare proprio First Began di PJ Morton, un brano vicino al neo-soul?

 Edoardo Veroni: Fin dalla prima volta che l’ho ascoltata mi ha colpito profondamente e mi è bastato questo per capire che fosse la canzone giusta per me. È stupenda perché musica e testo assieme mi fanno percepire emozioni molto intense.

Mescalina: Tu spazi come interprete da John Legend a Frank Sinatra: come mai e come hai scoperto la musica di Sinatra?

Edoardo Veroni: Durante la pandemia del Covid 19 io decisi che volevo cominciare a cantare e i miei genitori, insegnanti di musica classica, mi avvicinarono a quelle che, per loro, erano le canzoni più belle da cantare: quelle jazz, soprattutto di Frank Sinatra. Me ne innamorai conoscendone sempre di più. Poi passai anche al blues, al soul, al pop, al gospel e al musical grazie alla mia insegnante Roberta Giovanardi.

Mescalina: Di quali artisti sogni di aprire un concerto?

 Edoardo Veroni: Sogno di aprire un giorno il concerto del grande Bruno Mars oppure quello di Michael Bublé.


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Fonte foto: comunicato post-finale iVisionatici o fornite dagli artisti